IL DOLORE DELLA FIGLIA DEL MURATORE MORTO NEL CROLLO DELLA TORRE DEI CONTI
ROMA – «Papà ha lottato come un leone, adesso vogliamo giustizia» dice la figlia Alina disperata, Ha una voce stanca ma ferma dopo la giornata passata a capire i tempi dell’autopsia e del funerale che è decisa a celebrare in Romania. La famiglia di Octavian Stroici, l’operaio 66enne vittima del crollo lunedì mattina della Torre dei Conti nel cuore della Capitale, ha sperato fino alla fine che si riprendesse.«Quando torniamo a casa festeggiamo con una bella lasagna, una di quelle che cucina papà. Adesso però mi deve ascoltare, non deve più andare a lavoro», ripeteva nella sala d’attesa dell’ospedale la moglie Mariana alla figlia appena arrivata da Lecce. L’operaio era stato intubato perché a causa della sindrome da schiacciamento dovuta ai detriti, aveva difficoltà respiratorie. La situazione clinica era seria ma stabile.
Poco dopo la mezzanotte i dottori comunicano il drammatico epilogo: «Una persona meravigliosa, una vita spesa per il lavoro, per non far mancare nulla alla famiglia. Siamo disperati» dice Giuseppe, il compagno di Alina che in queste ore deve radunare le forze per lei e la mamma. Mariana si è chiusa in camera e non vuole vedere e parlare con nessuno:.
«Quante volte ho detto a Octav: basta cosa fai ancora in cantiere a 66 anni, parla con il tuo principale e vai in pensione», racconta l’amico Michele. Come rispondeva lui? «Ma no, sono arrivato, manca poco», diceva.



