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A SULMONA UNA LEZIONE DI GEOPOLITICA E UMANITÀ CON IL GENERALE DRAGANI, UNA VITA AL SERVIZIO DELLA SICUREZZA E DEL DIALOGO TRA I POPOLI

Nei locali di Spazio Pingue, il Lions Club di Sulmona ha ospitato un incontro di grande valore culturale dedicato alla geopolitica contemporanea, moderato da Fabio Valerio Maiorano, rettore dell’Università Sulmonese della Libera Età. Protagonista della serata è stato Stefano Silvio Dragani, già Generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri, figura di spicco nel panorama internazionale per la sua lunga esperienza nel campo della sicurezza, della cooperazione e della diplomazia.

Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, con un master di II livello in Studi Africani, Dragani ha ricoperto incarichi operativi in Italia e ha partecipato a missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, operando come esperto di sicurezza e stabilizzazione anche per conto dell’Unione Europea. È stato special advisor del Ministro della Sicurezza della Somalia e consulente delle forze di polizia di Ruanda e Uganda. Ha inoltre tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU dedicati al terrorismo globale.

Nel corso dell’incontro, Dragani ha offerto al pubblico una riflessione lucida e profonda sullo stato del mondo e sulle tensioni internazionali che lo attraversano, trattando i conflitti che avvolgono la situazione mondiale ma soprattutto parlando di pace per comprendere ciò che sta accadendo nelle varie dimensioni. «Oggi ci sono 62 conflitti in corso – ha spiegato –, ma è necessario porre l’attenzione su tre punti principali: la crisi americana, la crisi in Ucraina e la crisi in Israele, riflettendo su ciò che possiamo fare noi».

Con il tono di chi ha vissuto in prima persona i teatri di crisi più complessi, Dragani ha ricordato che «c’è sempre una soluzione se si vuole raggiungere la pace: devono esserci la volontà e l’impegno di entrambe le parti».

Soffermandosi sul conflitto israelo-palestinese, il generale ha sottolineato come la situazione in Medio Oriente resti estremamente delicata: «In questo momento nei territori palestinesi e in Israele c’è una tregua, ma non si può ancora parlare di pace. È una tregua fragile, volatile, segnata da interessi contrapposti non solo tra Hamas, l’Autorità nazionale palestinese e il governo israeliano, ma anche da interferenze di altre potenze regionali, come la Turchia. Solo un accordo tra tutte le componenti mediorientali potrà garantire una pace duratura e non una tregua così instabile».

Sul conflitto russo-ucraino, Dragani ha espresso un’analisi lucida e amara: «Si arriverà a una pace concordata tra Stati Uniti e Russia, ma purtroppo con un’Europa che avrà un ruolo estremamente marginale. Ed è questo ciò che più fa male al nostro continente».

Nel proseguo del suo intervento, il generale ha invitato a guardare il mondo con maggiore consapevolezza e meno pregiudizi, analizzando i cambiamenti epocali in corso: «Stiamo vivendo una sorta di rivoluzione geopolitica globale – ha affermato –. Stanno cambiando le relazioni tra gli Stati e nulla appare facilmente prevedibile».

Richiamando la sua lunga esperienza – 47 anni al servizio del Paese, di cui oltre 30 all’estero – Dragani ha posto l’accento anche sulla necessità di comprendere meglio il continente africano: «Dell’Africa – ha detto – esprimiamo giudizi con estrema facilità, ma ne sappiamo davvero poco. È un mondo di un miliardo e mezzo di persone, a fronte dei trecentocinquanta milioni dell’Europa, con un’età media bassissima e una vitalità che non possiamo ignorare».

L’incontro, accolto con grande partecipazione dal pubblico, si è concluso con un messaggio di speranza e responsabilità: in un mondo attraversato da guerre e tensioni, la vera sfida resta quella di credere nella giustizia, nel rispetto e nella fratellanza, valori universali che – come ha ricordato Dragani – rappresentano l’unico terreno solido su cui costruire la pace.

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