E pensare che c'era il pensieroHomeIn Evidenza

LE MOIRE DEL CIVISMO

I politici di professione sono un universo che ci ha fatto conoscere la Prima Repubblica. Generalmente, quando si entrava in Parlamento era o per meriti acquisiti sul campo o perchƩ si era capi corrente di partito o come premio a fine carriera di una lunga militanza politica. Fare politica insomma diventava per molti esercitare una vera e propria professione.

L’entusiasmo berlusconiano del libero professionista ĆØ stata la cifra della Seconda Repubblica: l’imprenditore che scende in politica per scalzare meccanismi obsoleti e mettere al centro la societĆ  civileconcetto che i grillini hanno poi esasperato alla ennesima potenza, addirittura utilizzando le istituzioni come mezzo per trovare un primo impiego. Ed ecco quindi che si passa dalla categoria di politico di professione a quello di politico come professione. ā€œPorterò in Parlamento tutta la mia inesperienzaā€ tuonava la PD Marianna Madia a commento della propria candidatura (poi ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione). Un po’ come se la politica, dopo il trauma di Tangentopoli, avesse bisogno di uomini e donne della societĆ  civile, senza esperienza in politica per poter conferire un’umanitĆ  nuova alla politica.

La Terza Repubblica che viviamo correntemente, ci evidenzia un fenomeno dilagante e sfrontato, l’ossensiva pratica dell’amichettismo e del parentismo. Niente di nuovo sotto il sole: lo faceva pure Napoleone che sceglieva i parenti da mettere a capo dei vari Stati che conquistò, sbagliando dappertutto tranne nella scelta per il suo figliastro EugĆØne de Beauharnais.

ƈ un concetto tipicamente familistico che in un Paese come l’Italia fa danni ancora più profondi, dove il merito viene usato solo come irrealizzabile specchietto per le allodole per confondere le masse, e per dare saperanza ai capaci ed ai bravi ā€œā€¦forse ĆØ arrivato il momento giusto!

ƈ inquietante vedere come la realtĆ  sia pervasa da muri che sbarrano l’accesso ai portatori di merito e di sapere, e invece ci si trovi troppe volte e sempre più spesso a fare i conti con la ā€œmoglie di… ā€œ, il ā€œfiglio diā€¦ā€, ā€œcugino di ….ā€; ā€œl’amante delā€¦ā€, la ā€œsorella di ā€¦ā€œ, il Ā ā€œcognato della ….ā€; e l’elenco potrebbe a lungo continuare: difficile trovare un orfano in un luogo di potere in questo periodo.

E non basta un bravissimo presidente del Consiglio con acume e fiuto politica, preparato, attento, perspicace, tenace ma soprattutto proreattivo e comunicativo come ĆØ Giorgia Meloni, a far scomparire dai radar figure che mal ricoprono o che ricoprono a fatica il ruolo che ĆØ stato loro assegnato. PerchĆ© l’Italia ĆØ un paese fatto di tante Sulmona dove la ā€œmoglie diā€¦ā€œ o il ā€œmarito di….ā€, il ā€œfiglio diā€¦ā€ o ilā€œcugino di….ā€; ā€œl’amante delā€¦ā€, la ā€œsorella diā€¦ā€œ o il ā€œcognato della….ā€ā€¦ non avendo la Premier adifesa e copertura, sono lasciati soli dinanzi alla propria pochezza culturale e soli dinanzi al proprio albero genealogico, soli dinanzi al loro prepotere, soli dinanzi alle proprie irresponsabili condotte, solicon la loro arriganza e con il loro poco acume (poco ed utilizzato solo per se stessi e per nulla indirizzato alla collettivitĆ ) soli, ma seduti dove si decide spesso a votare come da messaggio WApp (e-pizzino).

ā€œL’Italia ĆØ una nazioneā€ tuonò la Meloni ā€nella quale vige l’amichettismo: questo ĆØ l’amichetto mio… e ci sono tutti questi circoli di amichetti coi loro amichetti e questo circolo dell’amichettismo ha anche un indotto: ci sono circoli dove ti vai a iscrivere, dove cerchi di diventare parte di questi amichettistiā€ ma ā€œĆØ finito quel tempoā€.

ā€œAmichettismoā€ ha per le mie orecchie lo stesso suono irritante di ā€œattiminoā€ e ā€œmomentinoā€ oltre che la la pretenziositĆ  di tutti gli ā€œismiā€.

L’amichettismo consiste quindi nel far assurgere l’amico a Valore, e’ la strenua difesa dell’amico, ā€œa prescindereā€ dal contesto, quindi non ĆØ solo di sinistra ma anche di destra. E non si dimentichi mai che i democristiani si chiamavano tutti ā€œamiciā€ per distinguersi dai ā€œcompagniā€; non ĆØ solo del generone romano ma di qualsiasi posto italiano, dal più grande al più piccolo.

Carl schmitt

Per ogni campo dell’agire umano secondo Carl Schmitt esistono delle distinzioni: per il piano morale abbiamo la distinzione del buono/cattivo; per il piano economico le categorie produttivo/improduttivo o utile/dannoso; per il piano estetico bello/brutto. Per l’agire politico esiste la distinzione tra Freund(amico) e Feind (nemico).

Il nemico non deve essere necessariamente moralmente cattivo, esteticamente brutto, economicamente dannoso: ĆØ semplicemente l’altro, der Fremde (lo straniero), vale a dire qualcosa che ĆØ esistenzialmente diverso da noi. L’amichettismo, quindi, racconta un insieme chiuso di relazioni. Per lo più interessate. Un progetto d’ambizione decisamente professionale, l’affetto appare secondario. Il pensiero del singolo, dell’individuo, della persona stessa si ritrova cosƬ sostanzialmente negato, cancellato; assente ĆØ ogni vera libertĆ , in definitiva siamo nel dominio del conformismo.

L’amicizia sviluppa affetto che nasce dopo una reciproca indispensabile frequentazione, l’amichettismo ĆØ l’uso strumentale e perverso dell’amicizia che viene travestita da Valore (come Onesta’, Giustizia, Equita’). Gli amichettisti in genere si fanno riconoscere dal ā€œvasa vasaā€, il loro saluto ĆØ baciare tutti. Significa frequentare cani e porci azzerando ogni differenza e definendoli tutti Ā amici. Significa in un disegno di affermazione amichettare in una giunta con D’Alfonso e partecipare in amicizia alla maggioranza di Marsilio: frequentare fascisti e comunisti, onesti e disonesti, vittime e mafiosi, con la scusa che tutti sono amici.

Cerami

 

Nel 1976 Vincenzo Cerami nel suo romanzo ā€œUn borghese piccolo piccoloā€, ci raccontò di un mondo in cui l’appartenenza ĆØ essenziale per esistere e oggi ĆØ diventato il mondo delle emoticon, dei cuoricini diffusi a cani e porci senza limite: l’amichettismo esprime il mondo di relazioni chiuse dove l’interesse pratico si mischia con l’empatia, l’amico si sente legato all’amico per ottenere insieme un sovrappiu’, un vantaggio lucroso che può essere politico e/o economico, oppure il solo deludente effetto di essere indicato come ā€œĆØ l’amico diā€¦ā€ utile solo ad un banale traffico di influenza per aver pagato un caffĆØ.

Cosi’, quel che e’ avvenuto con le ideologie fascista e comunista, che in pratica hanno prodotto non la liberazione dell’umanitĆ , che predicavano, ma il suo assoggettamento a dittatori di ogni specie, con l’amichettismo (Romanzo Criminale di de Cataldo ne e’ un compendio) ognuno persegue i propri porci comodi e sembra farlo in maniera ingenua e senza bisogno che qualche teorico scriva i sette manoscritti dei Grundisse di Karl Marx: non siamo una associazione criminale a delinquere, ma solo amici che stanno bene assieme con le famiglie.

Questa banale riflessione politologica distinta nelle fasi progressive di politica di professione quindi politica come professione e, finalmente, politica amichettista, qui a Sulmona si metamorfizza (ovvero cambia forma ma non l’essenza) in un unicum che attraversa il tempo e lo spazio ed acquista sempre più potere denominandosi politica civica e, con questa neutralitĆ  nominale, riesce a vestire –nella sua essenza di politica di professionesia i panni del sodale PD, sia la divisa dell’alleato FdI, non disdegnando i vestiti del sostenitore del M5S, ma, nella Grotta del Malmozzetto ha, come Fregoli, i pantaloni del Forza Italia, il gilet della Lega, mentre nel talamo coccola amorevolmente Lupi e lupacchiotti. L’onnipresente invasione della politica civica, gli permette di esercitare la natura di politica come professione, sedendosi con il suo ristretto cerchio magico –con ruoli men che banalinelle sovracomunali territoriali e piazzare ed estendere i suoi ardiglionati tentacoli in Regione Abruzzoed a Roma. Infine, con sua terza materialitĆ  di politica amichettista riesce a piazzare truppe di pseudo capaci sugli scranni sindacali ovvero nei consigli comunali del suo territorio, gratificandone l’ego di ruolo, ma sottraendo loro il libero arbitrio decisionale, suggerendo, passo passo utili e utilitaristiche civiche soluzioni, come sulle nobili lapidi Sibi et Suis.

Le tre Moire

Questa politica civica in questa sua triplice natura costituiva, con questo DNA ributtante nel suo essere vischioso, appiccicoso, colloso e mefitico ed ammorbante, ĆØ accostabile ad una figura del mito greco -anch’essa di tre essenze differenti ma unicostitui ta- più potente dei Titani e delle divinitĆ  dell’Olimpo: Moire.

A volte considerate figlie della dea Notte, a volte di Zeus e della dea Temi, il compito delle Moire era allo stesso tempo fondamentale e drammatico: per ciascun essere umano, le Moire tendevano un filo, simbolo della vita terrena, per deciderne la durata; una volta svolto e teso il filo, avrebbero deciso quando tagliarlo, segnando la fine dell’esistenza.

Chiamate le ā€œtessitrici della vitaā€, avevano ciascuna un preciso compito: Cloto reggeva il filo; LĆ chesi decideva quanto filo concedere a ciascuno; infine Atropo, chiamata ā€œl’inesorabileā€, avrebbe avuto il compito di recidere il filo, attribuendo, con un taglio, l’inizio e la fine della vita.

Cloto ha retto il filo della Casini e di Di Piero ed oggi, di Tirabassi.

LĆ chesi ha deciso quanto filo concedere a Casini e di Di Piero ed oggi, quanto darne a Tirabassi.

Allā€™ā€œl’inesorabileā€ Atropo, il prossimo compito di recidere il filoanche di Tirabassi: Cave ne cadas!

Come scrive Eschilo: ā€œChi governa la NecessitĆ ?ā€ – ā€œLe Moire che tessono il filo e le Erinni dalla memoria implacabileā€ – ā€œE Zeus ĆØ più debole di loro?ā€ – ā€œAnche Zeus non può sfuggire a ciò che ĆØ destinatoā€.

Mala tempora currunt.

ELPIS

Un commento su “LE MOIRE DEL CIVISMO

  • Salvatore

    Bene.
    Credo nell’intelligenza delle persone che hanno scelto di candidarsi per la carica di sindaco o di consigliere, ma credo nella cultura che sopravvive sempre ad ogni tirannia, credo quelle persone che ci mettono la propria faccia e che potranno passeggiare in Corso Ovidio.
    Credo nelle opposizioni che anche se sono in pochi ma dicono ciò che la maggioranza non dice.
    Credo in quelle persone che vogliono vederci chiaro se una nuova fabbrica inquina o no.
    Gli arcobaleni sono per un attimo, non durano per sempre.
    Basta dirglielo in faccia e Sulmona e la valle Peligna rinasceranno.

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarĆ  pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *