CERVO INVESTITO E LASCIATO MORIRE SULLA STATALE 17
Un cervo agonizzante, lasciato per ore a bordo della Statale 17 nei pressi della stazione Tamoil tra Pettorano sul GIZIO e Sulmona, ĆØ diventato nelle ultime ore il simbolo di una gestione discutibile degli incidenti causati dalla fauna selvatica.
Lāepisodio ĆØ avvenuto ieri sera, poco dopo le 22, nella zona di Case Chiuse, lungo il tratto di strada che collega Pettorano sul Gizio a Sulmona. Un cervo, spuntato allāimprovviso dalla vegetazione, ha attraversato la carreggiata impattando violentemente contro un furgone di unāimpresa edile locale. Il mezzo ĆØ rimasto danneggiato, ma fortunatamente lāautista non ha riportato ferite. Sul posto sono intervenuti tempestivamente i Carabinieri Forestali del Comando di Sulmona e i soccorsi medici. Lāarea ĆØ stata momentaneamente chiusa al traffico per consentire le operazioni di messa in sicurezza e la rimozione del veicolo.
Tuttavia, la vicenda non si ĆØ chiusa lƬ. Secondo la denuncia pubblicata sui social dallāex sindacalista MimƬ DāAurora, il cervo, ferito e incapace di muoversi, sarebbe rimasto per ore nel fosso accanto alla strada, ancora vivo. Ā«Subito dopo lāincidente era finito dentro la cunetta e cercava di rialzarsi, ma aveva probabilmente traumi interni e ferite agli arti posterioriĀ», racconta DāAurora, che afferma di essere passato sul posto poco dopo lāimpatto. Ā«Non mi sono potuto fermare perchĆ© era buio, in curva, con il furgone fermo e altri addetti che segnalavano il pericoloĀ».
Il giorno seguente, però, lāanimale era ancora lƬ. Ā«Stamane, intorno alle 13, il cervo era nello stesso punto con il muso coperto di schiuma. Ć stato lasciato morire senza che nessuno verificasse se potesse essere salvato o, quantomeno, se fosse necessario praticare lāeutanasiaĀ».
A rendere la scena ancora più inquietante, il particolare riferito dallo stesso DāAurora e documentato dalla foto: qualcuno avrebbe segato i palchi del cervo, forse dopo la morte. Ā«Spero non lo abbiano fatto mentre era vivoĀ», scrive, aggiungendo che la carcassa, lasciata al sole, rappresenta anche un rischio sanitario, poichĆ© potrebbe attirare altri animali selvatici come cinghiali, lupi e persino orsi che frequentano la valle del Gizio.
Una denuncia che apre interrogativi pesanti: comāĆØ possibile che un animale ferito di grandi dimensioni sia stato abbandonato per ore senza lāintervento dei veterinari della Asl o delle forze dellāordine, nonostante lāincidente fosse stato immediatamente segnalato e riportato dai media?
La normativa prevede in questi casi la chiamata dei servizi veterinari per valutare lo stato dellāanimale e procedere, se necessario, con unāazione di soccorso o di eutanasia.
Il silenzio e lāinerzia di fronte alla sofferenza del cervo diventano cosƬ il simbolo di una doppia mancanza: quella di una rete di pronto intervento efficiente e quella, ancor più grave, di una sensibilitĆ istituzionale verso esseri senzienti che condividono il territorio con lāuomo.
Ā«I cervi non hanno colpe ā conclude DāAurora ā e non meritano di soffrire così».
Lāepisodio rilancia anche la questione, mai risolta, della sicurezza lungo le strade che attraversano la Valle Peligna, dove gli attraversamenti della fauna selvatica sono sempre più frequenti. Da anni si parla di recinzioni e āecovieā per limitare gli incidenti, ma, come spesso accade, le parole non bastano quando la realtĆ si traduce in tragedie silenziose ai bordi dellāasfalto.




ma che vergogna! un veterinario Asl non era reperibile? se un selvatico ĆØ ferito di sera/di notte lo si lascia morire senza portare nessuno soccorso?! Le guardie forestali hanno dormito?! Non ĆØ il primo caso che leggo, inaccettabile tanta brutalitĆ . Tutte le aziende coinvolte meriterebbero una denuncia; se ne sono andati lasciandolo morire senza cura, chi ha stabilito che non si poteva salvare? e concedergli di morire senza dolore con una iniezione costava troppo alla municipalitĆ ?! Vergogna inaccettabile, spero che le associazioni animaliste possano denunciare tutti quelli che si sono voltati dall’altra parte.