CASO LEGIONELLA, IL GIP ORDINA NUOVE INDAGINI SULLA MORTE DI LUCIANA PANTALEO
Non cala il sipario sulla vicenda del cosiddetto “batterio killer” della legionella. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Sulmona, Marta Sarnelli, ha deciso che l’inchiesta sulla morte di Luciana Pantaleo, la parrucchiera di 64 anni deceduta nell’ottobre 2022 al Policlinico Umberto I di Roma, dovrà proseguire. Respinta dunque la richiesta di archiviazione avanzata dal sostituto procuratore Stefano Iafolla, con accoglimento invece dell’opposizione presentata dall’avvocata Mariella Iommi, legale dei familiari della vittima.

La decisione del gip, arrivata dopo dieci mesi di riserva, impone alla Procura di eseguire nuovi accertamenti per chiarire i punti rimasti oscuri. Dovranno essere ascoltati nuovi testimoni, tra cui un’inquilina della stessa palazzina dove viveva la Pantaleo, che nello stesso periodo aveva contratto la legionella. Ma soprattutto, sarà necessaria una nuova consulenza tecnica per verificare se le procedure di sostituzione della caldaia condominiale siano state eseguite correttamente e se i tecnici incaricati avessero accertato il regolare funzionamento dell’impianto secondo quanto previsto dalle norme sanitarie.
L’inchiesta, nata dalla denuncia dei familiari della donna, vede tuttora indagati l’ex presidente dell’Ater e un tecnico della ditta che aveva provveduto alla sostituzione della caldaia, entrambi accusati di omicidio colposo in concorso. La famiglia della parrucchiera ha sempre sostenuto che l’infezione fosse stata contratta nella propria abitazione di Sulmona, non in ambienti esterni o sanitari. A supportare questa tesi, la circostanza che nello stesso stabile una seconda inquilina si ammalò nello stesso periodo: in entrambi i casi, il contagio sarebbe avvenuto poche settimane dopo l’intervento sull’impianto di riscaldamento, realizzato nel settembre 2022.
Furono i tecnici della Asl a trovare il batterio della legionella nella doccia della casa della Pantaleo, circostanza che aprì una catena di domande sulle modalità di bonifica e sui controlli effettuati dopo la sostituzione dell’impianto.
Il pubblico ministero Iafolla aveva chiesto l’archiviazione, ritenendo che “nessuna responsabilità possa essere attribuita agli indagati”, sostenendo che non fosse compito loro controllare la temperatura dell’acqua. Ma il giudice Sarnelli ha ritenuto necessario approfondire: troppi, a suo giudizio, i punti rimasti in sospeso.
La decisione riaccende così l’attenzione su una vicenda che tocca non solo la sfera giudiziaria, ma anche quella della sicurezza pubblica e dei controlli sanitari negli edifici residenziali. Dopo oltre due anni, la famiglia Pantaleo attende ancora una risposta chiara: da dove proveniva quel batterio che ha spezzato una vita?



