MAFIA DEI PASCOLI, CHIUSE LE INDAGINI: CHIESTO IL PROCESSO PER SETTE IMPRENDITORI
Mafia dei pascoli, chiuse le indagini: chiesto il processo per sette imprenditori tra Valle Peligna e Valle Subequana Accuse di truffa aggravata, falso e favoreggiamento. Il Gup deciderà a febbraio sull’eventuale rinvio a giudizio
SULMONA – Si allarga l’inchiesta sulla cosiddetta mafia dei pascoli nel Centro Abruzzo. Dopo mesi di accertamenti e interrogatori, la Procura Europea ha chiesto il rinvio a giudizio per sette imprenditori residenti tra la Valle Peligna e la Valle Subequana, accusati a vario titolo di truffa aggravata ai danni dello Stato, falso e favoreggiamento.
Gli imputati dovranno comparire il 26 febbraio prossimo davanti al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Sulmona, Marta Sarnelli, che sarà chiamata a decidere se le accuse formulate dalla procura sono sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i fatti risalirebbero al periodo compreso tra il 2017 e il 2022. Gli indagati, difesi dagli avvocati Alessandro Margiotta, Vincenzo Colaiacovo,
Piercarlo Cirilli, Gaetano Biasella e Mariangela Romice, avrebbero fatto uso illecito dei fondi europei destinati alla politica agricola comune (PAC), presentando contratti di affitto di terreni agricoli ritenuti falsi, allegati alle domande di concessione dei contributi.
Secondo l’accusa, il meccanismo avrebbe consentito di accedere indebitamente ai finanziamenti comunitari destinati al sostegno delle attività agricole e pastorali. Tuttavia, gli imprenditori respingono ogni addebito e si dicono pronti a dimostrare la propria estraneità ai fatti nel corso del procedimento.
La vicenda si inserisce nel più ampio contesto dell’inchiesta che la Procura Europea aveva avviato in Abruzzo per far luce sul fenomeno definito dai magistrati come “la mafia che bruca”, un sistema di falsi affitti e fondi fantasma finalizzato a ottenere contributi pubblici.
In origine, gli indagati erano undici. Tra loro figurava anche la sindaca di Secinaro, la cui posizione è stata poi chiarita: la Procura ha infatti deciso di non chiedere il processo per lei, né per altri tre soggetti coinvolti, la cui posizione sarà valutata dal giudice per le indagini preliminari in vista di una probabile archiviazione.
Un anno fa, un altro filone dell’inchiesta, coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia dell’Aquila, aveva già portato alla chiusura delle indagini nei confronti di 75 soggetti e 31 società in tutta Italia, tra cui diverse operanti in Abruzzo.
Sul territorio peligno, a denunciare per prima le anomalie nei pascoli pubblici e nelle assegnazioni dei fondi era stata l’ex consigliera comunale Teresa Nannarone, che da tempo sollecitava chiarezza su un fenomeno che, secondo gli inquirenti, intreccia interessi economici e illeciti amministrativi in un settore da milioni di euro.



