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CHIARITO IL MISTERO SULLA MORTE DEL SUB UGO COPPOLA: FATALE UN MALORE IN IMMERSIONE

Dopo settimane di attesa e interrogativi, arriva la risposta sulle cause della morte di Ugo Coppola, il sub 54enne originario di Villalago scomparso il 13 agosto scorso durante un’immersione al Relitto del Paguro, al largo della costa ravennate.
L’autopsia, eseguita ieri pomeriggio nell’obitorio dell’ospedale di Fano, ha accertato che un malore improvviso ha colpito l’uomo mentre si trovava sott’acqua. Le analisi medico-legali hanno evidenziato come il decesso possa essere stato determinato da pregresse condizioni di salute, in particolare problemi cardiaci e diabete già segnalati nei suoi certificati medici.

La Procura di Ravenna, che aveva aperto un’inchiesta per far luce sull’accaduto, ha concesso il nulla osta alla restituzione della salma alla famiglia. Nelle prossime ore è atteso il rientro del corpo in Abruzzo, dove si terranno i funerali.

L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Silvia Ziniti, resta tuttavia aperta. Al momento sono tre le persone indagate con le ipotesi di omicidio colposo e omissione di soccorso. Nessuna di loro è abruzzese. Le verifiche si concentrano sulla spedizione subacquea organizzata dal gruppo Dive Planet di Rimini e sul percorso formativo seguito da Coppola, che aveva conseguito i suoi brevetti tra Abruzzo, Ponza e Montegrotto Terme.

Un capitolo cruciale delle indagini riguarda l’idoneità sanitaria per la pratica della subacquea. Se verrà confermata la correlazione tra il malore e le condizioni di salute di Coppola, gli inquirenti intendono approfondire l’iter di certificazione medica necessario per ottenere l’autorizzazione alle immersioni.

Sotto la lente della Procura anche gli orologi da immersione del sub e dei compagni di immersione: i dati registrati dagli strumenti potranno ricostruire con precisione la discesa al relitto e verificare se Coppola abbia seguito il gruppo o si sia trovato da solo sul fondo, e per quanto tempo.

Il corpo senza vita del sub pescarese era stato ritrovato 49 giorni dopo la scomparsa, il 1° ottobre scorso, sulla spiaggia di Ponte Sasso, nelle Marche. Una lunga attesa che ora trova una prima, dolorosa risposta, mentre la magistratura continua a indagare per stabilire se quella tragedia potesse essere evitata.

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