TUFFO NEL ROSSO DELLA PISCINA COMUNALE DI PREZZA: ECCO QUANTO COSTA ALLA COLLETTIVITÀ
di Marco Alberico
L’impianto natatorio comunale “Nestore Di Pillo” di Prezza si sta rivelando, conti alla mano, un salasso per le casse pubbliche e un simbolo delle priorità politiche distorte in un territorio che lotta contro lo spopolamento. Questa amara verità emerge dall’accesso civico generalizzato avanzato dalla Casa Di Vetro al Comune di Prezza il 14 settembre 2025 e avente ad oggetto “gli incassi degli impianti sportivi “N. Di Pillo” del comune di Prezza e i costi pubblici sostenuti per realizzare, gestire e manutenere tali impianti… Nello specifico, vorrei ricevere dettagliatamente le entrate e le uscite economiche della piscina (fino alla chiusura della stagione estiva del 14 settembre c.a.).”
La piscina comunale di Prezza è in deficit
La risposta del Comune, giunta il 13 ottobre (esattamente l’ultimo giorno utile), ha evaso gran parte del dettaglio richiesto e ha confermato l’entità del deficit. I dati forniti sono inequivocabili: le uscite complessive di 41.774,09 € superano le entrate complessive di 36.665 € producendo un deficit annuale di gestione ordinaria di 5.109,09 €. Ogni bracciata è, di fatto, sovvenzionata con denaro pubblico.
Tra i costi ordinari che contribuiscono a questo deficit vi rientra la spesa prevista dalla determina n. 108 dell’11 giugno 2025, che impegna circa 30.000 € per un servizio di somministrazione di lavoro a tempo determinato (3 assistenti bagnanti e 2 manutentori/custodi per 13 settimane) affidato con affidamento diretto all’agenzia “APIS S.r.l.” di Salerno, evitando una gara pubblica.
A titolo di esempio dei costi operativi di gestione ordinaria, gli allegati forniti dall’amministrazione in risposta all’accesso civico evidenziano diverse fatture: per l’energia elettrica, una bolletta ammonta a 2.293,50 €; per il servizio idrico integrato (acqua), una fattura richiede il pagamento di 1.892,17 €; per il gas, una bolletta relativa al periodo 01/08/2025 – 31/08/2025, con un consumo di 38,585 Smc, ammonta a 56,14 €. Queste cifre, relative solo a pochi periodi di utenze, sommate ai costi del personale e della manutenzione generale, delineano una gestione strutturalmente in perdita.
Il vero macigno sulle casse comunali è il peso strutturale del debito. La piscina è costata 400.000 € di mutuo ventennale che, solo per gli interessi, genera un costo fisso annuale di circa 30.000 €. Aggiungendo questa cifra al deficit di gestione ordinaria, l’onere pubblico annuale per la comunità schizza a una cifra ben più rilevante, senza contare gli ulteriori finanziamenti regionali. La domanda è politicamente ineludibile: è ammissibile un tale passivo per un servizio non essenziale come una piscina comunale, mentre i segnali del declino territoriale si fanno drammatici?
Lo spopolamento avanza inesorabile nelle aree interne e i servizi pubblici essenziali (la sanità in primis) sono al collasso economico. I residenti lottano per avere un medico o una scuola adeguata. Destinare decine di migliaia di euro l’anno a un deficit sportivo, mentre i diritti primari sono erosi, è una scelta che denota una grave miopia politico-amministrativa.
L’illusione della turistificazione non regge: i paesi montani non hanno bisogno di visitatori che passano, ma di residenti stabili che ricostruiscano la comunità. E i residenti hanno bisogno di servizi pubblici essenziali funzionanti —sanità, scuola, trasporti—non di lussi sovvenzionati. La piscina di Prezza, con i suoi numeri in rosso e il suo debito, è l’esempio lampante di un tuffo tutt’altro che positivo. È tempo di rinegoziare le priorità: prima i residenti, poi il lusso.




Immagino che non stupisca nessuno questo desolante quadro, destinato a peggiorare a scapito di tutta la comunità!
E adesso vogliono organizzare una discarica consistente per alleviare la chiusura di quella del Cogesa a Sulmona.
I coniugi si danno da fare visto che non pagano loro.
Una polemica costruita male: serve serietà, non contabilità di bottega
L’articolo sul presunto “salasso” della piscina comunale di Prezza parte da un errore tecnico e arriva a una conclusione politica sbagliata.
Innanzitutto, l’affermazione secondo cui il mutuo ventennale da 400.000 euro genererebbe “30.000 euro di soli interessi all’anno” è tecnicamente fondata o una cifra del genere corrisponde alla rata complessiva (capitale più interessi) e quindi non ai soli interessi? È una differenza sostanziale: confondere le due cose significherebbe falsare la percezione dell’impegno finanziario del Comune e dare un’immagine distorta dei conti pubblici.
Ma la questione più importante è un’altra: ogni investimento pubblico, come ogni impresa privata, ha bisogno di tempo.
Nel mondo reale, nessun impianto, nessuna attività economica o sociale raggiunge il pareggio di bilancio nei primi mesi di apertura o riapertura.
C’è sempre una fase di rodaggio, di assestamento dei costi e di costruzione della domanda. È così anche per una piscina comunale: serve una stagione intera e spesso anche oltre per capire i flussi, calibrare le tariffe, promuovere l’offerta, ottimizzare i costi energetici.
Giudicare “fallimentare” un investimento dopo pochi mesi di attività significa ignorare la logica stessa degli investimenti pubblici, che non si misurano solo in termini di utile immediato, ma di servizio, salute, socialità e attrattività del territorio.
Una comunità che investe in uno spazio sportivo e aggregativo investe nel proprio futuro, non nel profitto a breve termine.
Questo non significa negare la necessità di una gestione oculata e trasparente, ma evitare le semplificazioni populiste che trasformano ogni spesa pubblica in spreco.
La vera domanda politica non è se la piscina “produce utili” dopo tre mesi, ma se può diventare un servizio sostenibile nel tempo, capace di migliorare la qualità della vita, di offrire lavoro stagionale, di attrarre famiglie e giovani.
Le scelte pubbliche vanno valutate con serietà, non con la calcolatrice in mano e la lente del sospetto.
Un Comune non è un’azienda privata: ha il dovere di investire anche dove il mercato non arriva.