VEDEOCHIAMATA HOT TRA MINORENNI: NEI GUAI IL PADRE PER CORRUZIONE DI MINORE
Un 51enne della Valle Peligna a giudizio per non aver vigilato sul figlio tredicenne che, con il suo telefono, si era esibito in una videochiamata esplicita con una coetanea. Udienza fissata per il 26 febbraio davanti al gup Sarnelli.
Una videochiamata finita nel peggiore dei modi ha fatto scattare unāinchiesta per corruzione di minore. A rischiare il processo non ĆØ un ragazzo, ma suo padre, un 51enne residente in Valle Peligna, che secondo la Procura non avrebbe esercitato alcun controllo sul comportamento del figlio.
Lāuomo dovrĆ comparire davanti al giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Sulmona, Marta Sarnelli, il prossimo 26 febbraio, per rispondere di unāaccusa che prevede una pena da uno a cinque anni di reclusione.
I fatti risalgono allo scorso anno. Il figlio tredicenne del 51enne, insieme a un amico, avrebbe utilizzato il cellulare intestato al padre per effettuare una videochiamata a una ragazzina di 13 anni. Dopo un saluto iniziale, il minore avrebbe mostrato i genitali, tentando un approccio intimo. La giovane, scioccata, ha interrotto la conversazione e ha subito raccontato tutto ai genitori, che hanno sporto denuncia ai carabinieri.
Gli investigatori, coordinati dalla Procura di Sulmona, hanno disposto il sequestro del dispositivo e accertamenti tecnici. Quando i militari si sono presentati a casa del 51enne, lāuomo ha riferito di non avere con sĆ© il telefono, spiegando che lo aveva preso il figlio. Il blitz successivo a scuola ha permesso di recuperare il cellulare, confermando che era stato usato proprio per la videochiamata incriminata.
Essendo lāuomo intestatario della scheda Sim, la Procura gli ha contestato la responsabilitĆ oggettiva per omessa vigilanza e, di conseguenza, il reato di corruzione di minore, ritenendo che lāatto sessualmente esplicito compiuto tramite il suo dispositivo fosse imputabile anche alla mancata custodia del mezzo.
Parallelamente, il Tribunale per i minorenni dellāAquila ha aperto un fascicolo per valutare la potestĆ genitoriale del 51enne e della sua ex compagna.
La difesa, che annuncia battaglia, sostiene che il padre non avesse ānessuna consapevolezza nĆ© possibilitĆ di prevedereā il gesto del figlio e che la responsabilitĆ penale non possa ricadere automaticamente sullāintestatario del telefono.
Il caso riporta al centro il tema, sempre più attuale, della responsabilitĆ dei genitori nellāuso dei dispositivi digitali da parte dei minori, dopo una scia di episodi analoghi che hanno coinvolto giovanissimi in atti sessuali ripresi o diffusi online.
Solo poche settimane fa, infatti, unāaltra vicenda aveva scosso il Centro Abruzzo: una dodicenne abusata da tre ragazzi tra i 14 e i 18 anni, che avevano filmato e condiviso i video, oggi al centro di unāindagine per revenge porn.
Un fenomeno in crescita, che continua a interrogare la societĆ sul ruolo educativo e di controllo dei genitori nellāera digitale.




