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GAS, LA DOMANDA CALA MA SI COSTRUISCONO NUOVI IMPIANTI: LA DENUNCIA DI MARIO PIZZOLA

“Distruggono ambiente, economia e storia per realizzare opere che non saranno mai utilizzate.” Con queste parole, Mario Pizzola, portavoce del coordinamento Per il Clima Fuori dal Fossile, torna ad accusare Snam per la costruzione della centrale di compressione di Sulmona e del metanodotto Linea Adriatica.
Una denuncia che trova nuovo vigore dopo la pubblicazione dell’ultimo rapporto del think tank indipendente ECCO Climate, che boccia senza mezzi termini gli investimenti miliardari nel settore del gas.

Il calo strutturale della domanda di gas

Secondo lo studio, la domanda di gas in Italia è in calo costante: dai 76 miliardi di metri cubi del 2021 ai 61,9 miliardi del 2024, una riduzione dovuta a maggiore efficienza energetica, elettrificazione e crescita delle rinnovabili (+16 GW nello stesso periodo).
Le previsioni del Piano Nazionale Energia e Clima (Pniec) confermano la tendenza: 58 miliardi di metri cubi al 2030, 46 al 2040, 24 al 2050.

“Questi numeri – scrive ECCO – mostrano che la rete attuale è più che sufficiente e che la priorità deve essere pianificare la disattivazione progressiva, come richiesto dalla nuova Direttiva UE 2024/1788”.
Invece, gli operatori del settore, a cominciare da Snam, hanno in programma nuovi investimenti per 13,6 miliardi di euro.

La Linea Adriatica nel mirino

Il caso più emblematico è quello della Linea Adriatica Snam, un metanodotto da Sulmona a Minerbio dal valore di 2,5 miliardi, di cui 180 milioni coperti dal PNRR per la centrale di compressione abruzzese.
“Un’opera inutile – denuncia Pizzola – perché la domanda di gas è destinata a diminuire e l’impianto rischia di non entrare mai in funzione. Ma i costi saranno comunque pagati dai cittadini”.

Come spiega ECCO, il sistema tariffario garantisce a Snam la copertura totale dei costi, indipendentemente dall’utilizzo effettivo delle infrastrutture: “Il 99,5% dei ricavi dell’attività di trasporto gas è assicurato”, si legge nella Relazione finanziaria 2024 della società.
Un meccanismo che, secondo le proiezioni, potrebbe portare a un aumento delle tariffe di trasporto fino al +483% entro il 2050.

“Devastazione ambientale e silenzi istituzionali”

Oltre agli aspetti economici, Pizzola denuncia anche le gravi conseguenze ambientali e paesaggistiche dei lavori in corso lungo la dorsale appenninica.
“Chi risponderà dell’abbattimento di due milioni di alberi? Chi dei danni alle economie locali o dello scempio archeologico a Case Pente?”, chiede l’attivista, ricordando che sono già stati presentati una decina di esposti su presunte irregolarità del cantiere.

“Eppure – aggiunge – nessuno interviene. La Procura tace, il Comune di Sulmona resta in silenzio e chi rappresenta il territorio nelle istituzioni continua a far finta di nulla.”

Un appello per uscire dal fossile

Il portavoce conclude rilanciando l’appello di ECCO Climate: “Serve un piano serio di uscita dal gas, in linea con gli obiettivi climatici e con la sicurezza energetica. Continuare a costruire nuove infrastrutture fossili significa solo trasferire rischi e costi sulle famiglie e sulle imprese.”

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