CulturaIn-Evidenza L'Aquila

DON FEDERICO PALMERINI: LA SCOPERTA DELL’AMERICA CON I SUOI STUDENTI

 

di Goffredo Palmerini

L’AQUILA – Settembre, andiamo, ĆØ tempo di migrare! Siamo infatti andati dall’Aquila, da dove iniziava il Tratturo
Magno, ma non verso il Tavoliere pugliese dove per secoli hanno migrato i nostri pastori e le loro greggi percorrendo
ā€œun erbal fiume silenteā€, come l’immaginifica creativitĆ  di D’Annunzio poetava. Siamo andati invece in America,
trasvolando l’oceano, in una migrazione di appena due settimane (dal 10 al 24 settembre), non certo come di quelle sui
bastimenti che tanti italiani hanno affrontato nella Grande Emigrazione, ma con un comodo volo di 9 ore da Roma a New
York. Undici studenti universitari aquilani e fuori sede, un gruppo simbolico in rappresentanza dei tanti giovani che
frequentano la Parrocchia Universitaria ā€œSan Giuseppe Artigianoā€ dell’Aquila, insieme alla loro guida spirituale, il parroco
don Federico Palmerini, hanno voluto fare questa esperienza per conoscere direttamente il fenomeno migratorio
riguardante una tra le rotte più seguite dalla nostra emigrazione, dopo quelle del Brasile e dell’Argentina, appunto gli
Stati Uniti, dove le varie generazioni degli emigrati italiani con gli italo-discendenti costituiscono oggi una cospicua
comunitĆ  di oltre 18 milioni di oriundi. Una comunitĆ  che dopo le sofferenze ed i pregiudizi patiti all’inizio delle due
ondate migratorie nei due secoli precedenti ha saputo riscattarsi ed affermarsi in tutti i campi, conquistando stima e
prestigio, insieme al rispetto della societĆ  americana. Traguardi di successo, costati prove durissime alle generazioni
precedenti, che oggi sono talmente evidenti da trovare consacrazione, come tra alcuni giorni accadrĆ , negli eventi del
Columbus Day, in tutti gli States ma soprattutto a New York, nella celebre Parata sulla Quinta Avenue, dove ogni anno
si palesa la più grande manifestazione dell’orgoglio italiano in America.
La missione negli Stati Uniti del gruppo universitario dell’Aquila si ĆØ dispiegata in 6 giorni nella Grande Mela e gli altri 8
in Texas. Gli undici studenti universitari (Matteo, dell’Aquila; Matteo, Mattia, Giuseppe e Corrado di Vasto; ⁠Monica di
Montesilvano; ⁠Cornelia di Pordenone; ⁠Mattia, Luca e Margherita di Torino; ⁠Giacomo di Chieti) e il loro parroco don
Federico hanno chiesto a chi scrive di accompagnarli, almeno a New York, anche per promuovere e organizzare
qualche incontro significativo che li avvicinasse al tema dell’emigrazione. Ho accettato di buon grado, anticipando
questa volta a settembre l’annuale visita d’ottobre a New York o in altre cittĆ  degli States, perchĆ© mese celebrativo della
cultura italiana. Siamo cosƬ partiti ed arrivati quasi alla stessa ora, loro con un volo Delta, chi scrive con ITA. Questo
reportage esce alcuni giorni dopo il loro rientro, giusto il tempo di raccogliere appunti del viaggio e le loro emozioni, se
possono interessare qualche lettore. La prima settimana a New York la racconto in prima persona, avendola vissuta
quasi del tutto insieme al gruppo. Il 15 settembre, mentre loro volavano a Houston, chi scrive rientrava in Italia per un
impegno culturale a Gorizia, dove il 19 settembre si sarebbe tenuto il Premio internazionale d’Eccellenza ā€œCittĆ  del
Galateoā€. La settimana in Texas ĆØ invece il racconto ā€œde relatoā€, attraverso le annotazioni e le esperienze vissute dal
gruppo, riportate a mo’ di diario di viaggio da don Federico. Ecco dunque, giorno per giorno, il racconto della missione
in America.
MercoledƬ 10 settembre, intorno alle 14 l’arrivo al JFK Airport. Grande fila agli sportelli dell’immigrazione, un’ora e
mezza per le pratiche d’ingresso. Il gruppo dei dodici vanno in metro verso il loro alloggio, a East Harlem, presso il
convento Our Lady of Mount Carmel, una buona sistemazione, trovata dopo diversi altri tentativi grazie alla
segnalazione di don Luigi Portarulo, uno dei sacerdoti della Cattedrale di St. Patrick. Per chi scrive ĆØ stato meno
agevole l’arrivo al 145W della 55^ Strada, per via dei lavori in corso sull’autostrada d’accesso all’aeroporto, due ore
abbondanti di taxi. All’arrivo l’abbraccio di Piero Picozzi, mio ospite e fraterno amico, con il quale condivido l’amicizia
affettuosa verso Mario Fratti, il grande drammaturgo d’origine aquilana scomparso due anni fa, ed ora la custodia della
sua memoria. Piero mi ha aspettato sulla porta fino al mio arrivo, rinviando un appuntamento di lavoro, segno di premura
e di amicizia davvero commendevole che mi commuove. Mi dĆ  le chiavi della casa e va al suo appuntamento. Lascio in
casa il mio bagaglio e subito approfitto per una passeggiata rilassante tra il verde e l’ombra del Central Park, animato
come sempre di varia umanitĆ . Ristora camminare per il parco, il cuore verde di New York che ti fa subito immergere
nell’atmosfera della cittĆ  e delle sue innumerevoli stimolazioni.
GiovedƬ 11 settembre. Nella mattinata il gruppo dei dodici sceglie la suggestiva passeggiata sull’High Line, la vecchia
ferrovia di New York diventata un parco lineare sopraelevato che si snoda per circa tre chilometri tra il Meatpacking
District, Chelsea e l'Hudson Yards, un’attrazione unica per aree verdi e scorci panoramici sulla cittĆ . Nel pomeriggio, alle
14:30, l’incontro con Domenico Accili, medico endocrinologo, professore ordinario della Columbia University. Lo
avevo concordato con lui più di due mesi fa, in ragione dei suoi molteplici suoi impegni. Arriviamo con qualche minuto

d’anticipo al Centro di ricerca dove ci aspetta. Il prof. Accili, aquilano d’origine – per essere amico di famiglia lo chiamo
confidenzialmente Mimmo – ci accoglie con grande cordialitĆ . In una sala riunioni ha fatto preparare per noi un buffet di
dolci, caffĆØ e bevande. Poi, chiesto ai giovani cittĆ  d’origine e le facoltĆ  dove seguono gli studi a L’Aquila, Mimmo ci
racconta la sua storia professionale e la sua particolare ā€œemigrazioneā€ negli Stati Uniti. Laureato all'UniversitĆ  Cattolica
di Roma, ha seguito presso il Policlinico Gemelli la formazione in Medicina interna. Venuto negli Stati Uniti con una
borsa di studio Fogarty presso l'Istituto nazionale del diabete e delle malattie renali digestive di Bethesda, nel Maryland,
ĆØ diventato direttore della Sezione Genetica e azione ormonale del prestigioso National Institutes of Health. Dal 1999,
chiamato dalla Columbia University, insegna presso il College of Physicians & Surgeons e come medico curante
presso il Columbia Presbyterian Hospital.
Fin dal suo arrivo, nel 1998, la Columbia University lo incaricò di creare un Centro di ricerca utilizzando una donazione
della Fondazione Russel Berrie. Ed è così che il prof. Accili fece nascere, a cominciare dalla costruzione della
struttura, il Russ Berrie Medical Centre, centro di ricerca e cura tra i più prestigiosi al mondo nel campo della
diabetologia e della scienza dell'alimentazione, il quale Centro ogni anno continua ad avere il sostegno economico dalla
Fondazione per un’entrata pari a un terzo del suo bilancio. Mimmo ha illustrato le qualitĆ  e l'eccellenza del Centro che
egli stesso fondò 25 anni fa su incarico della Columbia, facendolo diventare un’eccellenza mondiale. Ha poi ricordato i
suoi anni a L'Aquila e Roma, poi in Usa a Bethesda. Quindi l'assunzione come professore alla Columbia University e
primario nel più grande ospedale policlinico privato di New York. Ha quindi dialogato con gli studenti, rispondendo alle
loro domande. Poi ha fatto domande sulla sua cittĆ , L'Aquila, e sulla sua ricostruzione. Egli ĆØ figlio di un politico, il Sen.
Achille Accili, che tanto ha dato alla nostra cittĆ  e all'Abruzzo, Senatore della Repubblica per ben 5 legislature e
Sottosegretario di Stato. Ho ricordato ai giovani universitari che proprio al Sen. Accili si deve la statizzazione
dell’UniversitĆ  dell’Aquila, che ha consentito lo sviluppo successivo dell’ateneo portandolo ai 27mila studenti prima del
terremoto del 2009. ƈ stato un incontro davvero ricco di informazioni utili e soprattutto di emozioni. Il prof. Accili, con il
suo talento il riconosciuto prestigio negli States e nel mondo, onora L'Aquila, l'Abruzzo e l'Italia. Abbiamo concluso
l’incontro con un abbraccio e una foto ricordo. Nel resto del pomeriggio tutto il gruppo ha fatto una lunga scarpinata per il
Central Park, sulla Quinta Avenue, una visita alla Cattedrale di St. Patrick, al Rockfeller Center e a Times Square. Nel
frattempo alcuni hanno gustato a Broadway il musical Harry Potter.
VenerdƬ 12 settembre, mattinata alla Statua della LibertĆ  e visita ad Ellis Island, un’immersione nella storia
dell’emigrazione italiana negli States attraverso gli archivi di quello che fu la struttura dove gli immigrati venivano
registrati, verificati e tenuti in quarantena, prima di raggiungere le loro destinazioni. Oppure talvolta rispediti al paese
d’origine, se giudicati inidonei, fatto che non di rado portava diverse persone al suicidio. Alle ore 16 tutti all'Istituto
Italiano di Cultura, in Park Avenue, per l'incontro con Valentina Fratti, nella Sala-museo che l'Istituto ha dedicato a
Mario Fratti, il grande drammaturgo aquilano scomparso il 15 aprile 2023, uno dei più grandi autori di teatro al mondo.
Abbiamo parlato con la figlia Valentina, autrice e regista teatrale, della drammaturgia del padre, delle tematiche sociali e
dell'imprevedibilità delle sue opere, che ne hanno costituito il successo negli Stati Uniti e in tutto il mondo. Fratti arrivò a
New York nel 1963 per assistere alla rappresentazione del suo dramma "Suicidio", che Lee Strasberg aveva messo in
scena. Iniziò da quel fatto la sequela di successi delle sue opere teatrali che lo portarono a vincere ben 7 Tony Award –
nel teatro come gli Oscar per il cinema – specie con il famosissimo musical "Nine". Mario Fratti appena dopo il suo
arrivo a New York fu subito chiamato dalla Columbia University ad insegnare Storia del teatro, poi per 27 anni ĆØ stato
docente dell'Hunter College della City University of New York (Cuny). Mario Fratti amava tanto L'Aquila, dove era nato
il 5 luglio 1927. A New York ĆØ stato talmente famoso che bastava dire Mario che tutti pensavano a lui o all’altro Mario,
Cuomo, anch’egli d’origine italiana, Governatore dello Stato di New York. Finito l'incontro ĆØ arrivato il nuovo direttore
dell'Istituto di Cultura, Claudio Pagliara, giornalista RAI e responsabile della sede di corrispondenza per gli Stati Uniti.
Le altre ore della sera hanno consentito la visita alla Grand Central Station, artistica stazione cuore delle linee
ferroviarie della Grande Mela, insieme alla Pennsylvania Station. Infine una capatina alla Public Library di New York, la
più grande biblioteca del mondo.
Sabato 13 settembre. Nella mattinata don Federico ha concelebrato Messa nella chiesa parrocchiale di Sant’Ignazio
di Loyola, su Park Avenue, dove poi il gesuita che ha presieduto la celebrazione – Padre James Casciotti, genitori
originari di Carpineto Romano, paese di Leone XIII – e una signora della parrocchia, Gerardina Rizzo, con genitori
emigrati napoletani, hanno offerto a tutto il gruppo una gustosa colazione. ƈ seguita la visita al Ground Zero Memorial,
che ricorda le 2.750 vittime delle Torri Gemelle, quindi la visita ai Musei d’arte moderna MoMA e Guggenheim.
Domenica 14 settembre. Nella mattinata ci siamo dati appuntamento a Little Italy, alla Old Cathedral St. Patrick. Gran
fermento a Mulberry Street, la strada posteriore alla chiesa, lato dell’abside. GiĆ  piena di bancarelle di merce italiana,
food street con varie preparazioni alimentari e leccornie del Belpaese. La comunitĆ  italiana, e quella napoletana in
particolare, si prepara a festeggiare San Gennaro, il 19 settembre, anche con questa specie di fiera o mercato rionale
che impegna in tutta la sua lunghezza Mulberry Street. La percorriamo tutta, fino a China Town, poi torniamo indietro,

abbiamo appuntamento con don Luigi Portarulo alle 11 per un incontro di saluto, poi per la Messa domenicale. La
Basilica di St. Patrick, meglio conosciuta come St. Patrick's Old Cathedral, ĆØ una chiesa parrocchiale cattolica, ex
cattedrale dell'arcidiocesi di New York, situata nel quartiere di Little Italy a Lower Manhattan. Costruita tra il 1809 e il
1815 su progetto di Joseph-FranƧois Mangin in stile neogotico, fu sede dell'arcidiocesi fino all'inaugurazione nel 1879
dell'attuale Cattedrale di San Patrizio sulla Fifth Avenue. Le liturgie vi vengono celebrate in inglese, italiano, spagnolo e
cinese. La chiesa, al 260-264 di Mulberry Street, ha l'ingresso principale su Mott Street. Old St. Patrick ĆØ stata dichiarata
nel 1966 punto di riferimento di New York City e il complesso della cattedrale ĆØ stato aggiunto nel 1977 al Registro
nazionale dei luoghi storici. ƈ stata elevata a Basilica minore da Papa Benedetto XVI nel giorno di San Patrizio, il 17
marzo 2010.
Vicino alla vecchia Cattedrale di St. Patrick c’è la chiesa del Preziosissimo Sangue e le due parrocchie, che si sono
fuse in una, condividono sacerdoti e personale amministrativo. La costruzione della chiesa del Preziosissimo Sangue fu
completata nel 1904. A partire dalla fine del XIX secolo, gli immigrati italiani in cerca d’i una vita migliore in America
iniziarono ad arrivare a New York in gran numero. Le ondate di immigrati che si stabilirono a Lower Manhattan all'inizio
del Novecento e formarono il quartiere poi chiamato Little Italy. Non fu affatto facile la vita per gli immigrati nella loro
nuova terra. Le famiglie erano stipate in case sovraffollate, squallide, spesso antigeniche. Agli immigrati italiani, evitati
dai newyorkesi affermati che li consideravano gente inferiore, non era permesso pregare nelle chiese della cittĆ , ma
venivano relegati in spazi improvvisati negli scantinati per le celebrazioni religiose. Considerando la precaria situazione
di questi immigrati, nel 1888 il Vaticano decretò l'istituzione di una Parrocchia italiana per servire la popolazione in
rapida crescita. Un gruppo di Padri Scalabriniani fu incaricato di formare la Parrocchia nazionale italiana del
Preziosissimo Sangue. Tre anni dopo, essi acquistarono un terreno a Baxter Street e iniziarono la costruzione della
chiesa. Subito dopo l'apertura al culto, vari gruppi chiesero il permesso alle autoritĆ  ecclesiastiche di ammettere nella
chiesa statue di santi relative alle loro cittĆ  e paesi italiani. Gli immigrati da Napoli e campani, assai numerosi tra i
residenti di Mulberry Street, portarono a New York la loro devozione a San Gennaro, martire romano del terzo secolo e
patrono di Napoli, la cui festa canonica ĆØ il 19 settembre. I frati Francescani, succeduti agli Scalabriniani, dotarono la
chiesa d’una reliquia del sangue essiccato di San Gennaro. Iniziò cosƬ la Festa di San Gennaro. Nel corso degli anni
l'evento ĆØ cresciuto fino ad includere una processione della statua per le strade di Little Italy, seguita da una fiera di
strada, che attualmente dura undici giorni.
Torniamo ora alla visita di oggi 14 settembre alla Old Cathedral St. Patrick del gruppo degli universitari dell’Aquila con
don Federico. Alle 11:30 vi incontriamo don Luigi Portarulo, inviato due anni fa dal Vaticano, dove prestava il suo
servizio pastorale, per rafforzare la Parrocchia italiana di New York. Don Luigi ci dice che molta della sua attivitĆ  ĆØ
dedicata ai giovani, con ottimi risultati, anche per la sua giovane etĆ . Il sacerdote ĆØ nato a Bernalda, cittĆ  in provincia di
Matera che è gemellata con L'Aquila. È molto lietamente sorpreso quando chi scrive, per molti anni amministratore e
vicesindaco dell’Aquila, gli dice di aver contribuito a far nascere nel 1981 il gemellaggio tra le due cittĆ  ed essere stato
più volte a Bernalda nella festa del patrono San Bernardino, che ĆØ anche compatrono dell’Aquila. Poi don Federico gli
parla dell’attivitĆ  della Parrocchia Universitaria, invitandolo a visitare L’Aquila, magari in agosto nei giorni della
Perdonanza celestiniana, il giubileo istituito da Celestino V nel 1294 quando fu incoronato papa a L’Aquila. Alle 12 tutti ci
rechiamo in Cattedrale per la Messa. La celebrazione ĆØ presieduta da don Luigi, concelebranti don Federico e P. Enzo
Del Brocco, passionista di origini ciociare, attualmente Rettore di un Istituto teologico a Chicago, dove si formò papa
Leone XIV. Nell’omelia, P. Enzo ha richiamato il piacere dell’incontro con don Federico, pronipote di P. Umberto
Palmerini, per molti anni Segretario Generale della Congregazione dei Passionisti a Roma, che ĆØ stato uno dei suoi
maestri. Quante casualitĆ  talvolta s’incrociano, dico a P. Enzo salutandolo dopo la celebrazione. Come pure singolare ĆØ
l’incontro del tutto casuale, in chiesa, con Marzia Bortolin, giĆ  funzionaria dell’ENIT a New York e amica cara, con la
quale finita la Messa scambio parole di sorpresa e di cordialitĆ .
ƈ l’una passata, chiamo Maria Fosco per avvisarla che arriveremo con mezz’ora di ritardo al club Orsogna MAS, dove
siamo attesi per le 2 pomeridiane. Dirigente del Queens College e vicepresidente de IAM (Italian American Museum),
Maria ĆØ soprattutto un’esponente di punta della comunitĆ  italiana di New York. Nata negli States e figlia di emigrati
abruzzesi, conserva ed alimenta le radici culturali della famiglia originaria di Orsogna, bel borgo in provincia di Chieti.
Non esiste a New York un’associazione degli Abruzzesi, troppo dispersiva ĆØ la metropoli. Esistono invece due
associazioni di Orsognesi entrambe situate nel quartiere di Astoria, nel distretto di Queens. A cavallo del 1943 ed i primi
anni del dopoguerra molti emigrati lasciarono Orsogna, distrutta dai bombardamenti durante la terribile battaglia di
Ortona tra Alleati e Tedeschi, sulla linea Gustav che spaccava in due l’Abruzzo arrivando fino al Tirreno, sotto Gaeta.
Avendo le case distrutte, una marea di Orsognesi venne a New York, dove nel quartiere di Astoria giĆ  esisteva
l’associazione di mutuo soccorso Orsogna Mutual Aid Society. Attualmente in Astoria si stimano oltre diecimila
Orsognesi di varie generazioni, quando Orsogna in Abruzzo ne conta 4.161.

Ho scelto di programmare con Maria Fosco e con il presidente del club Orsogna MAS, Tony Ferrari, un incontro con la
delegazione di studenti universitari dall’Aquila per consentire loro di conoscere l’emigrazione abruzzese dal vivo di una
comunitĆ . Il club ha approntato una conviviale per accoglierci. Arriviamo quasi alle 3 al club, ci stanno aspettando il
presidente Ferrari e una cinquantina di soci. Ci vengono subito incontro Maria Fosco e il compagno Sante Auriti, che ĆØ
stato uno dei migliori ebanisti della fabbrica di pianoforti Steinway & Sons, con sede nel quartiere di Astoria. Tony
Carlucci, past president del club, ha preparato il pranzo insieme a tre collaboratori. La struttura ĆØ di proprietĆ  del club,
molto ampia con diversi locali, tra cui un bar e una vasta sala da 200 posti a sedere. C’è un grande cortile, con un
campo da bocce e un pergolato dal quale pendono grappoli d’uva bianca matura. ƈ una giornata calda, hanno preparato
i tavoli sotto all’ombra della veranda. Il presidente Ferrari ci dĆ  il suo saluto di accoglienza, don Federico recita una
preghiera di benedizione, Maria scatta foto di continuo, il pranzo viene servito. Un’agape davvero fraterna, nel corso
della quale si raccontano storie di vita. Prima del brindisi porto il mio saluto ai nostri corregionali, molte volte sono stato
in visita da loro. Parole di ringraziamento, non solo per l’ospitalitĆ  affettuosa, quanto soprattutto per l’onore che hanno
reso e rendono all’Abruzzo e all’Italia nei vari campi di attivitĆ  dove si sono conquistati rispetto e stima. Finito il pranzo
c’è la finale di bocce tra due coppie di gioco, miste uomo-donna. Gara molto tirata ed appassionante, che si conclude
con l’ovazione alla coppia vincitrice. Alcuni giovani universitari giocano poi con i soci del club, con gli anziani, molto
curiosi di conoscere dettagli dei loro studi e delle loro provenienze ma anche di raccontarsi. Il gruppo pensava di poter
stare nel club un paio d’ore, invece sono le 8 di sera quando salutiamo i nostri ospiti con un abbraccio. Nel lungo
pomeriggio numerosi i canti abruzzesi elevati al cielo dai giovani, con un sorprendente Tony Ferrari tenore che si
cimenta in ā€œNessun dormaā€ dalla Turandot di Puccini, insieme a Corrado e persino a chi scrive. ƈ stata per tutti
un’esperienza davvero emozionante, documentata dalle foto e dai video che Maria con grande perizia ha realizzato.
Mentre prendo la metro per tornare a casa, il gruppo di giovani vuole invece godersi tutti gli scampoli della serata sul
ponte di Brooklyn. In notturna c’è una magnifica vista del profilo di Manhattan con i suoi grattacieli svettanti, che fa da
pendant con il panorama dall’alto ammirato ieri dalla balconata dell’Empire State Building.
Lunedì 15 settembre. Questa sera riparto dal JFK Airport per rientrare in Italia e a L'Aquila. Non poteva però mancare il
mio omaggio a Cristoforo Colombo, come quasi tutti gli anni faccio venendo al monumento dedicato al grande
navigatore genovese, all'angolo sud-ovest del Central Park, per la cerimonia di Proclamation del Columbus Day.
Quest'anno sono venuto a New York un mese prima del 12 ottobre, giorno della scoperta dell'America, ma non voglio
mancare l'omaggio in forma strettamente personale e non istituzionale come succede invece in ottobre. Columbus
Circle oggi si presenta splendente, in una bella giornata di sole con un cielo terso senza l'ombra d’una nuvola, come
d'altronde ĆØ stato in tutti e 6 i giorni passati qui nella Grande Mela. Oggi don Federico con il gruppo degli 11 universitari
parte per Houston, per completare in Texas la loro missione negli States. Auguro loro un'altra bella esperienza, come lo
sarĆ  certamente, diversa da quella vissuta intensamente e con grandi emozioni qui a New York, che ĆØ un universo
singolare e del tutto speciale, in termini culturali, politici e sociali. New York ĆØ New York, l'America ĆØ un'altra cosa.
Ringrazio tutte le straordinarie persone che abbiamo incontrato, a partire dal prof. Domenico Accili, l'amico e
concittadino Mimmo, la carissima Valentina Fratti, Maria Fosco e Tony Ferrari e gli amici abruzzesi dell’Orsogna
MAS, don Luigi, Padre Enzo passionista, don Claudio che ha una parrocchia a Brooklyn, Josephine Maietta con il
suo programma ā€œSabato italianoā€ a Radio Hofstra, infine il caro e fraterno amico Piero Picozzi con cui ho passato sei
giorni d’amicizia fraterna, nel ricordo, attraverso aneddoti e storie vissute insieme, del nostro indimenticabile amico
Mario Fratti. Ringrazio Piero anche per la sua cucina prelibata e per i suoi eccellenti vini italiani, egli sommelier e
rappresentante dell’eccellenza vinicola italiana a New York. C’è infine da riferire sulla missione in Texas, de relato,
attraverso la cronistoria di viaggio dal 15 al 24 settembre, che don Federico ha preparato dopo il rientro del gruppo a
L’Aquila.
Atterrati nel tardo pomeriggio a Houston – come annota don Federico Palmerini nel diario di viaggio – si sono diretti
verso College Station dove si trova una tra le più grandi università americane: la Texas A&M, attualmente con circa
80.000 studenti e un Campus che si estende per circa 22 km 2 . Accanto al campus sorge la Parrocchia di St. Mary (che
fa parte della diocesi di Austin), con il relativo Student Center cattolico, all’interno della quale operano con il loro
apostolato le Apostole della Vita Interiore, consacrate che collaborano anche con la Parrocchia Universitaria
dell’Aquila. Don Federico ĆØ ospite nella canonica della Parrocchia, dove vivono il parroco father Will Straten, ed il
viceparroco father Fernando Ricaud, presbiteri diocesani. Gli 11 ragazzi del gruppo sono ospiti di tre famiglie della
parrocchia.
MartedƬ 16 settembre – Visita al Campus universitario, guidati da studenti locali, e al Centro cattolico per gli studenti, il
St. Mary’s, che quotidianamente accoglie centinaia di giovani universitari con sale studio, spazi di socialitĆ  e ricreativi,
occasioni di crescita umana e spirituale, luoghi e momenti di preghiera. Alle 17:30 la Messa feriale a St. Mary’s, nella
nuova chiesa costruita due anni fa, che attualmente dispone di circa 1600 posti a sedere (mediamente ogni giorno
partecipano alla Messa feriale circa 300-400 ragazzi). Nella chiesa antica di St. Mary’s, vicino alla nuova, si tiene ogni
giorno l’adorazione eucaristica da mattina a sera, con giovani che si alternano nella preghiera, con un turno settimanale

di un’ora di adorazione. Alle 19:00 il gruppo aquilano partecipa ad uno degli incontri del percorso OCIA, cioĆØ il percorso
di catecumenato per giovani non battezzati o non cattolici che chiedono di ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana
(se non cristiani) o di completarla (se di altre confessioni cristiane, soprattutto di matrice protestante). In questi ultimi
anni, ogni anno almeno un centinaio di giovani chiede di entrare a far parte della Chiesa cattolica.
MercoledƬ 17 settembre – Giornata ad Austin, capitale del Texas, in visita all’University of Texas, guidati da studenti
locali, e poi visita dell’University Catholic Center, con Messa e pranzo con gli studenti del Centro. Nel pomeriggio,
visita in cittĆ , al Capitol Building e, successivamente, alla stupenda realtĆ  del Community First Village, villaggio in
cui, ai senza tetto che lo desiderano, dopo un cammino di accompagnamento, ĆØ data la possibilitĆ  di trovare una casa,
un lavoro e vivere in comunitĆ .
GiovedƬ 18 settembre – I nostri giovani universitari dell’Aquila vivono un ā€œDay-in- the- life paired up with American
studentsā€, cioĆØ sono abbinati ciascuno con uno studente della Texas A&M, in base al proprio corso di studi,
frequentando le lezioni e visitando laboratori e dipartimenti affini al proprio percorso accademico. Nella serata i nostri
giovani, ognuno nelle proprie famiglie ospitanti, ha preparato una cena italiana.
VenerdƬ 19 settembre – Giornata a Houston: il gruppo dell’Aquila visita il centro spaziale NASA.
Sabato 20 settembre – Alle 11:00 la Messa celebrata da don Federico nella Parrocchia italiana di St. Anthony’s a
Bryan, città accanto a College Station. La gran parte dei parrocchiani sono di origine siciliana, ma non parlano più
l’italiano. Dopo la Messa il pranzo preparato dalla Parrocchia e dal diacono permanente Bill, architetto di origini
palermitane, a base di sfincione palermitano, corleonese e cannoli siciliani. Nel pomeriggio, benedizione di don Federico
al Festival Italiano che annualmente si tiene a Bryan (https://www.destinationbryan.com/festa-italiana/). In serata,
presso la casa delle Apostole, evento di ā€œItalian Cookingā€ con studenti da St. Mary’s che, guidati dai nostri giovani,
hanno preparato e consumato insieme cibi italiani, e poi trascorso la serata cantando musica italiana e americana.
Domenica 21 settembre – Alle 8:45 Messa a St. Mary’s. Alla prima Messa domenicale sono presenti circa 2000
persone, come ogni domenica. Poi la partenza per San Antonio, dove il gruppo aquilano ĆØ rimasto fino al 23 mattina,
anche lì ospiti di famiglie della Parrocchia della Santissima Trinità, di cui è originaria una delle Apostole. Quindi la
visita al downtown di San Antonio, con i resti della fortezza di Alamo ed il Riverwalk.
MartedƬ 23 settembre – Partenza da San Antonio per Caldwell, dove il gruppo degli universitari aquilani trascorre la
giornata presso il ranch di una famiglia messicana, Jorge e Beatriz Zermeno. Un ranch di circa 1600 ettari, dove
annualmente vengono allevati a pascolo circa 1000 vitelli da carne. Il gruppo ĆØ ospitato, con pranzo messicano, in un
salone nuovo di zecca, realizzato per eventi e cerimonie. LĆ  nel salone ĆØ stata celebrata la Messa con la famiglia
ospitante. Al rientro, momento di condivisione dei giovani italiani sull’esperienza vissuta. Dalle riflessioni condivise dai
giovani universitari del gruppo dell’Aquila ecco un significativo sintetico florilegio.
ā€œIn questi giorni abbiamo alternato le migliori risate alle riflessioni più serie ed impegnativeā€.
ā€œMi sono sentito a casa a migliaia di chilometri di distanza dalla mia famiglia, in particolare grazie agli italoamericani di
origine abruzzeseā€.
ā€œChi ci ha ospitato vedeva in noi non solo persone da accogliere, perchĆ© era mosso da un amore trascendente, non
ordinarioā€.
ā€œSono stato provocato positivamente nella mia fede, soprattutto dal senso di comunitĆ  respirato al St. Mary’s Centre e
dalla gratuitĆ  dell’amore ricevutoā€.
ā€œHo visto la realtĆ  superare le mie aspettative, perchĆ© ho potuto confrontarmi con modi diversi di vivere la fede, la
famiglia, l’universitĆ ā€.
ā€œLe porte e i cuori che in molti ci hanno aperto sono frutto di una fede vissuta ā€˜carnalmente’ ā€œ.
ā€œPartendo, sono andato oltre le mie paure, e oggi mi accorgo che ne ĆØ valsa davvero la pena, perchĆ© questa esperienza
lascerĆ  ricordi indelebili in meā€.
ā€œIl nostro viaggio, anche in mezzo a qualche disavventura, ha avuto una svolta dalla capacitĆ  di aiutarsi reciprocamente,
ciascuno con ciò che poteva e sapeva fareā€.
ā€œLe premesse di questo viaggio erano tutte negative, ma ho ricevuto man mano tutto ciò di cui avevo davvero bisognoā€.
ā€œMi sono sorpreso di come, nonostante le difficoltĆ  dovute alla lingua, sono riuscito a comunicare in modo bello con le
persone con cui sono stato in contatto in questi giorniā€.
ā€œRispetto ad una precedente esperienza fatta negli USA, ho potuto cogliere il cammino di crescita che il Signore mi ha
fatto fare in questi anni, e anche quanto di bello il Signore ci ha donato attraverso questo popolo che ci ha accoltoā€.
ā€œSono stato provocato fortemente dalla intensa vita di preghiera dei giovani di St. Mary, che scandiscono la loro
quotidianitĆ  attraverso una profonda cura della relazione con il Signoreā€.
MercoledƬ 24 settembre – Alle 8:30 don Federico celebra Messa nella cappella della Casa delle Apostole, con loro, i
nostri giovani e le famiglie ospitanti. Ringraziamenti e saluti, non senza forti emozioni e commozione per l’esperienza

vissuta in Texas davvero in fraternitĆ . Alle 15:30 la partenza del volo Delta da Houston ad Amsterdam e quindi per
Roma Fiumicino. Tutto bene il viaggio, le giornate e il rientro a L’Aquila. Deo gratias!

 

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