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ISRAELE E HAMAS, ACCORDO NELLA NOTTE PER IL CESSATE IL FUOCO

Israele e Hamas, accordo nella notte per il cessate il fuoco: “Ora la guerra si ferma, ma la pace è ancora lontana”

GERUSALEMME – Dopo mesi di sangue e distruzione, nella notte è arrivata la svolta: Israele e Hamas hanno raggiunto un accordo di cessate il fuoco. Una tregua attesa, fragile ma storica, siglata grazie alla mediazione congiunta di Stati Uniti, Qatar ed Egitto, che hanno lavorato senza sosta nelle ultime settimane per strappare un primo spiraglio di pace nella guerra di Gaza.

Secondo quanto riferiscono fonti diplomatiche, l’intesa rappresenta la prima fase di un piano più ampio, elaborato sotto l’egida di Washington. Prevede il rilascio progressivo degli ostaggi israeliani ancora prigionieri nella Striscia e, in cambio, la liberazione di detenuti palestinesi dalle carceri israeliane. Israele avrebbe inoltre accettato di ritirare le proprie truppe da alcune aree di Gaza e di consentire l’ingresso degli aiuti umanitari, fino ad oggi ostacolato dai combattimenti.

Un passaggio delicato, che non chiude la guerra ma ne sospende temporaneamente la spirale. “È un momento di grande importanza – ha dichiarato un alto funzionario del governo egiziano – ma nessuno può ancora parlare di pace. Si tratta di un cessate il fuoco, non della fine del conflitto”.

Le reazioni e la festa a Gaza

La notizia si è diffusa nel cuore della notte e ha fatto esplodere manifestazioni di gioia a Gaza, dove migliaia di persone sono scese in strada con bandiere e canti dopo settimane di paura. “Stavolta spero che duri davvero”, ha detto un abitante di Rafah, mostrando la foto della propria casa distrutta dai raid.

A Tel Aviv, invece, prevale la cautela. Il governo israeliano non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma alcune fonti della difesa hanno parlato di una tregua “condizionata e reversibile” nel caso di nuove provocazioni.

Dagli Stati Uniti, il presidente ha definito l’accordo “un primo passo verso la stabilità e la sicurezza di entrambi i popoli”. Anche l’Unione Europea ha espresso “cauto ottimismo”, chiedendo a Israele e Hamas di rispettare pienamente gli impegni sottoscritti.

I nodi ancora aperti

Nonostante il sollievo internazionale, i punti critici restano molti. Non è ancora chiaro chi avrà il controllo politico di Gaza dopo la tregua, né come verranno garantite la sicurezza e la ricostruzione. Israele insiste sullo smantellamento dell’arsenale militare di Hamas, mentre i mediatori puntano a un governo di transizione sostenuto dall’Autorità Palestinese e supervisionato dall’Onu.

Sul campo, la popolazione civile guarda con scetticismo a un cessate il fuoco che, in passato, è stato spesso interrotto da nuove ondate di violenza. Ma dopo mesi di bombardamenti, migliaia di morti e una crisi umanitaria senza precedenti, anche una tregua parziale appare come un sollievo indispensabile.

Una tregua che ridà speranza

Il conflitto tra Israele e Hamas, riesploso con violenza lo scorso anno, ha lasciato dietro di sé un Paese devastato e una Striscia allo stremo, senza acqua, elettricità né ospedali funzionanti. L’accordo di questa notte, pur incerto, offre almeno la possibilità di far entrare convogli di aiuti e di restituire un briciolo di dignità a chi ha perso tutto.

“Il cessate il fuoco non è la pace – ha detto un portavoce delle Nazioni Unite – ma è l’unico modo per cominciare a costruirla”.

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