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CARCERE DI SULMONA, CELLULARI COME MERCE DI CONTRABBANDO: OTTO DETENUTI VERSO IL PROCESSO

Carcere di Sulmona, cellulari come merce di contrabbando: otto detenuti verso il processo

Dietro le sbarre del carcere di massima sicurezza di Sulmona lo “spaccio” non riguarda solo droga, ma anche telefoni cellulari, introdotti illegalmente tra materassi, vaschette di gelato o persino occultati nelle parti intime. Un fenomeno che ha assunto dimensioni allarmanti, tanto che nel solo 2024 furono sequestrati 110 dispositivi, con un picco di 40 in un’unica giornata, il 18 dicembre.

Ora la giustizia presenta il conto a otto reclusi, di età compresa tra 25 e 48 anni, sorpresi più volte a telefonare dalle celle grazie a questi apparecchi. Il sostituto procuratore della Repubblica di Sulmona, Edoardo Mariotti, ha chiesto il rinvio a giudizio per accesso indebito di dispositivi idonei alla comunicazione di soggetti detenuti: l’udienza pre-dibattimentale è fissata per il 19 gennaio.

Si tratta di detenuti recidivi, già individuati nel corso delle perquisizioni a tappeto ordinate dall’allora comandante dell’istituto, Alessandra Costantini, trasferita di recente a Prato. Proprio Costantini aveva avviato un progetto per schermare l’intero penitenziario, così da interrompere le comunicazioni clandestine. Un’iniziativa che, però, non sarà attivata entro la fine dell’anno.

  1. Dall’analisi dei dispositivi sequestrati è emerso un fitto scambio di telefonate con familiari e soggetti terzi. Secondo gli investigatori, i cellulari arrivavano nelle mani dei detenuti anche tramite droni, alcuni dei quali intercettati e abbattuti dagli agenti della polizia penitenziaria con l’ausilio di fucili jammer.

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