SULMONA: GIOVANI NELLA COLLETTIVITÀ SENZA DISUNIRSI
di Massimo Di Paolo
Spesso si usa la retorica o si enfatizzano problemi per distrarre l’attenzione da questioni più serie mentre i destini di una città, con la sua comunità, dovrebbero porsi al di sopra delle ‘ideologie’ e trovare un fare comune in una visione generale. Lo si chiama ‘Civismo politico’, nella realtà si tende a confondere, presentando problemi singoli in dibattiti interminabili, dove gioco e mondo reale si confondono. Il vero trucco è lasciare tutto come è. Sulmona: ultimamente i segnali di malessere sono stati evidenziati da eventi gravi che andrebbero letti con un’ottica generale per rintracciarne quei significati che vanno oltre la semplice somma dei fatti. La violenza e la marginalizzazione di gruppi di giovani e meno giovani, sta emergendo in modo significativo. Ed errore sarebbe fermarsi ad analizzare le sole situazioni più gravi che fanno sobbalzare la morale pubblica distogliendo dal perbenismo che ammanta, che fa piacere carezzare per sentirsi adeguati.
A fronte di una grave condizione economica e di ‘sviluppo’, con la mancanza di cambiamento e di contaminazione tra ceti e professioni, si è andata strutturando una sorta di “siccità culturale” come danno secondario comune ai tanti luoghi d’Italia, alle entroterre di cui noi siamo parte. Due magnifiche letture andrebbero considerate per rinnovare le nostre nascoste dimensioni di cittadinanza attiva: “La restanza” di Vito Teti e “La strategia dell’abbandono” di Leonardo Animali. A fronte dell’impegno diffuso localmente -al di là dei risultati e dei destini delle diverse amministrazioni – per tentare una resistenza e una inversione di rotta, a livello centrale viene licenziato un Piano strategico nazionale delle Aree interne 2021-2027 (Psnai) che riferisce, all’Obiettivo 4: “accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile”. Una sorta di assistenza per rendere meno traumatico un destino cronicizzato di impoverimento e invecchiamento.
Questo il contesto su cui porre le nostre osservazioni sui fenomeni che stanno emergendo in modo evidente nella nostra Città: violenza, droga, imbarbarimento del linguaggio, danni alla cosa pubblica con un sommerso fatto di disagio diffuso e povertà culturale oltre che economica. La questione è la forma di vita dei giovani a Sulmona, non di tutti certamente ma di molti. La perdita della dimensione storica della loro comunità e una sorta di rattrappimento dell’esperienza di vita sono rintracciabili nelle condotte spesso devianti, impulsive e violente rilevate e crescenti. L’allarme di una mamma postato su facebook o la denuncia del figlio da parte di un padre, non sono i soli indicatori per capire di quanto si è potuta alzare l’asticella.
La perdita di desideri, di percorsi di realizzazione, di contenitori socializzanti, di mentori, insieme alla percezione di una realtà troppo gravosa, rendono difficili il riconoscimento dell’altro e il rispetto delle persone e delle cose. Ci sarebbe molto altro, ma il prodotto resta sempre quel lugubre sentimento che blocca l’elaborazione di un progetto di vita e l’assunzione di quei valori fondanti del vivere comune. Va aggiunto che i processi immigratori, ormai molto forti e significativi per una cittadina come Sulmona, con un numero crescente di giovani di etnie e culture diverse, stanno creando ulteriori cortocircuiti che richiedono approcci complessi.
Da questa parte del mare, anche a Sulmona, il malessere giovanile diventa la cartina di tornasole di una condizione generale in deterioramento che coinvolge molti aspetti della comunità. E non si può pensare di delegare tutto alla Scuola per arginare e normalizzare la questione. Non si può pensare di fermare le condotte disfunzionali, di una parte importante della popolazione giovanile, con una manciata di ore incastrate tra le discipline tradizionali o ascoltando qualche ‘santone’ che propina analisi e suggerimenti. I giovani, ma non solo, possono perdersi anche in una piccola Città soprattutto se gli approcci per la ‘salute’ della comunità non sono coordinati e condivisi: se la cura del centro urbano lascia a desiderare con il bello che sfiorisce, il pulito che scarseggia, il funzionale che viene meno; se l’investimento nel sociale, nei centri educativi, sportivi, artistici diventano scelte di risulta; se l’associazionismo, le scuole, gli aggregati educativi funzionano spesso isolati l’uno dall’altro; se i ceti sociali restano divisi da recinti; se l’equità resta cosa difficile; se la politica smarrisce componenti fondamentali per il bene comune.
Il viaggio nel mondo giovanile è il riflesso del viaggio fatto nella collettività. Progetti dal basso, comunità di pratiche, patti di corresponsabilità per trasformare la nostra Città in una grande casa dove i limiti sono condivisi, le responsabilità partecipate; dove il gestore di un pub diventa animatore sociale, il residente curatore di quartiere, le scuole grandi laboratori di servizi per ragazzi e terza età. Un problema per Sulmona nostra, da trasformare in opportunità.



https://www.reteabruzzo.com/2025/03/24/rettifica/ argomenti diversi ma salti all’indietro preossocchè analoghi, frutto proprio di una mancanza di visione d’insieme. Complimenti all’egregio professore Massimo Di Paolo per aver evidenziato uno spaccato della quotidianità più vicino alla realtà.
Occorre mandarli in un campo di lavoro non tutti ma molti!!
Non se ne può più altro che !!
Ottima memoria D’Aurelio. Che squallore!
Una chiara ammissione del fallimento “politico” del civismo e del successo del collegato “affarismo” a danno di una comunità e di una “città collassata” in tutto!
Cordialissimo Temp
Mi rammarica dire che altre amministrazioni, anche la penultima, non ha fatto di meglio.
E dov’è il problema a segnalarlo?
Se legge l’altro mio commento a seguire, ho parlato di 50 anni or sono e quindi anche della “precedente amministrazione”.
Grazie del suo contributo chiarificatore.
Guarda che per (civismo politico) non si intendeva la politica dei Civici ma un approccio culturale in uso in tanti territori che sviluppa azioni di gestione e di politica territoriale con alleanze ampie e soprattutto di sinistra. Civismo politico è diventato un termine in uso in ambito istituzionale con particolare riferimento alla cultura democratica e riformista.
Ognuno la vede come vuole.
Cerchi “civismo politico significato” o “civismo politico” e poi parliamone.
Personalmente, di azioni di “approccio culturale … che sviluppino azioni di gestione e di politica territoriale con alleanze ampie e soprattutto di sinistra (ma di qualsiasi schieramento politico”, qui in città non se ne sono viste… solo sfascio.
Lo chiami pure neo-civismo o civismo 2.0, il risultato non cambia.
Occorre cambiare gli attori, il pensiero è soprattutto l’ approccio a dx come a sx… e di esempi lampanti nel nazionale le ricordo le alte vedute di Renzi come della Schlein a sx, come la Meloni a dx e mi dica che non è così… mentre sulla realtà locale non ha che l’imbarazzo della scelta, abbiamo sfornato campioni unici su tutti i fronti e questo la città lo “vive e ne muore giornalmente”!!!
Non dico meno “cultura” dei presunti acculturati, ma più fatti…
La città “agricola, non studiata e ignorante” di 50 anni fa (ma forse è il contrario), macina sviluppo di pensieri e azioni di sviluppo che nella realtà odierna sono sogni, anzi INCUBI!!