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“LU MONUMENTE” (IL MONUMENTO)

Lu monumente
( Il monumento)

di Ennio Bellucci 

Miozze alla neve sta lu monumente.
Tutte seule,
accusci’ bianche
pare nu mammuocce.
Puveriolle…!
L’acqua,le uttele
i sculene pe gl’uocchie,
pe la scoine,
‘mpiotte,
arrete allu cuolle.
Ma isse
se sta zitte,
‘nze lamente:
è forte
i tutte supporte.
Mo, pe nen farije senti’ fridde,
nu feuche i’henne appeccete…
Isse ‘nce s’è recriete:
ha rammussate,
i nen z’e’ scallate.
Ne vole le feuche,
vole n’atra cause …
ma lu munne,la ggente
ne l’henne capoite
i lu pigline
pe nu scemunoite.

 

Ennio Bellucci, un uomo dal multiforme ingegno

di Goffredo Palmerini *

L’AQUILA – “Quell’uom dal multiforme ingegno” l’avrebbe definito Omero nella protasi di un’Odissea attualizzata alla terra peligna, se parlasse di Ennio Bellucci anziché d’Ulisse. Non sembri ardito il paragone, ma solamente utile a contornare del giornalista, poeta, saggista ed infaticabile operatore culturale di Pratola Peligna un profilo fedele, identificativo dei suoi talenti. Egli, come nella parabola evangelica si racconta, i suoi talenti non li ha sotterrati per restituirli tal quali a chi gliel’ha affidati, ma li investe saggiamente in opere meritevoli i cui risultati sono ampiamente evidenti e significativi. La terra peligna e l’Abruzzo intero della sua semina e del raccolto copioso ne beneficiano, in termini di valorizzazione culturale, d’immagine e di crescita sociale, attraverso la conoscenza del territorio e l’investimento produttivo sul patrimonio di straordinario valore, di bellezze artistiche e ambientali, di tradizioni singolari e di ricchezza letteraria, che connota ogni angolo della nostra regione. Ennio Bellucci lo ha fatto incessantemente come giornalista, di carta stampata e televisivo, come raffinato saggista, come eccellente promotore ed operatore culturale, attraverso il Premio Nazionale Pratola che egli ha con lungimiranza ideato e realizzato in 16 edizioni di crescente prestigio, travalicando ormai anche i confini italiani.

A questi riconosciuti meriti, quantunque Egli non operi per ottenerli bensì per un’intima convinzione e per semplice gratificazione morale, avvertendo come un dovere di servizio verso la propria terra e la sua comunità la ragione del suo impegno, ne associa un altro, quello letterario, non meno rilevante degli altri. E per quanto io mi senta inadeguato nell’annotare sulla Poetica di Ennio Bellucci, giacché ben altre intelligenze e competenze ne hanno scritto, provo comunque a descriverne il valore, non tanto dal lato dell’analisi critica, che sovrasta la modestia del mio sapere, quanto invece sulle emozioni e sui sentimenti che le liriche del Nostro sanno generare nel cuore e nella mente dei lettori. C’è un quid in più, poi, nella Poetica di Bellucci, che attiene all’uso della lingua Madre della sua terra peligna, della nostra terra d’Abruzzo: il dialetto. Una “lingua” dell’anima, che sgorga cristallina dalla sorgente interiore con tutto l’eccezionale bagaglio di valori, di musicalità, di trasparenza e di sentimenti che appunto il vernacolo riesce ad esprimere. Proprio per essere il sedimento espressivo di una comunità e del suo territorio, il dialetto disegna l’indole di un “popolo”, attingendo la sua sensibilità alle radici profonde dei sentimenti e della propria storia secolare.

La Poesia, poi, è lo specchio dell’anima per antonomasia, estranea alle prudenze interessate, agli infingimenti di maniera, al conformismo. È sincerità pura e, quando non lo è perché frutto di calcolo e di artificiosa costruzione letteraria, la si riconosce subito nella sua falsità, nella sua impudenza. Ne è testimone questa magnifica lirica “Lu monumente” in dialetto pratolano, dove l’ispirazione, il suono dei versi, l’onomatopea, la densità morale si fondono in una magnifica efficace simbiosi. Dove il personaggio del monumento, nella sua solitudine, patisce la mutevolezza del tempo e delle stagioni, in una suggestiva descrizione del disagio e delle conseguenze del clima, senza fare una piega, senza una protesta. Uno stoico che tutto sopporta: […] Puveriolle…!/ L’acqua,le uttele/ i sculene pe gl’uocchie,/ pe la scoine,/’mpiotte,/ arrete allu cuolle./ Ma isse/ se sta zitte,/ ‘nze lamente:/ è forte/ i tutte supporte./ […]. Gli servirebbe un fuoco, per scaldarsi dal freddo e dalla neve. Ma lui non vuole il fuoco, vorrebbe un’altra cosa.

Il mondo e la gente però non l’hanno capito e lo prendono per uno scimunito. Sta proprio negli ultimi sei versi il senso vero, la massima autentica di questa intensa lirica. Quanto appare attuale, nel tragico momento che l’umanità ora vive, questa morale limpida che invece sfugge ad un mondo che ha perso la capacità di capire il baratro dove si sta andando, di intendere gli insegnamenti della storia. Ma la storia ha smesso da tempo, forse da sempre, di essere magistra vitae, se nulla hanno insegnato le immani tragedie del Novecento. Ecco, sembra che solo l’inanimato personaggio del monumento abbia invece conservato l’anima, l’intelletto di capire il mondo e di esprimere un giudizio senza speranza sul tempo passato e su quello presente. Questa lirica di Ennio Bellucci, che nella sua nudità denuncia un mondo e un’umanità che hanno perso la propria bussola, proprio nel suo stridente ed amaro culmine appare invece come un grido, come un richiamo forte, come un’invocazione a recuperare i valori universali e l’impegno di ciascuno per restituire all’umanità – afflitta da guerre, carestie, violenze, oppressioni e migrazioni epocali – un futuro di riconciliazione, di fraternità e di pace.

*Giornalista e scrittore

Riceviamo e pubblichiamo

Questo  il commento dell’ Arcivescovo Metropolita di Ancona -Osimo ( già  Vescovo di Sulmona-Valva) S.E.Mons. ANGELO SPINA:

Carissimo Ennio, il dialetto, o meglio i dialetti vanno scomparendo con le nuove generazioni. Ci sono parole che in sé racchiudono significati intraducibili. Ben  venga allora la poesia dialettale che porta  a riflettere, via di bellezza e di conoscenza per dare voce chiara al territorio di appartenenza, per ritrovare la propria identità. Vai avanti con fiducia,  è un buon servizio culturale. Un caro saluto . Angelo arcivescovo

12 commenti riguardo ““LU MONUMENTE” (IL MONUMENTO)

  • La descrizione del monumento che sta solo ma riflette è L’ immagine del mondo di oggi dove trionfa L’ individualismo . Ma a differenza della solitudine del monumento oggi la gente non riflette ma punta L’ indice e non guarda la bellezza

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  • Ennio con questa poesia riesce a farti entrare nell’ anima del ” monumento” riesce a farti comprendere tutto quello che sente e ti fa’ sentire….. bellissima

    Risposta
  • Luigi Spadafora l

    Caro Ennio, profonda e stupenda questa poesia. In particolare quando fai riferimento al fuoco per riscaldare l’anima del “Monumento” (Umanità). E come disse San Giovanni Paolo II “La libertà non consiste nel fare ciò che ci piace, ma nell’avere il diritto di fare ciò che dobbiamo”.

    Risposta
  • una poesia che arriva e scalda il cuore e l’anima.Bravo Ennio.
    Puntuale,opportuna e appropriata la “nota” firmata da Goffredo Palmerini.
    Continuate….ogni tanto fermarsi a riflettere non fa certamente male.Anzi!

    Risposta
  • Mario D'Ortenzio

    La sensibilità d’animo è una virtù
    che in pochi hanno il privilegio di avere.Ennio Bellucci fa parte di quella minoranza che arricchisce la vita di elementi straordinari.
    Un grande abbraccio.

    Risposta
  • Enrico Di Giuseppantonio

    Un’opera intensa, capace di parlare al cuore e alla coscienza.
    “Lu Monumente” non è solo una poesia in dialetto, è un grido silenzioso contro l’indifferenza. Il monumento diventa simbolo di un’umanità che resiste, muta, sotto il peso del tempo e dell’abbandono. Ma non chiede fuoco per scaldarsi: desidera qualcosa che la gente non capisce più. Un’anima, forse.
    Il dialetto usato da Ennio Bellucci amplifica l’emozione, rendendo ogni verso ancora più vero, più vicino. Una lirica che ci invita a fermarci, a sentire, a riflettere. E in questo tempo smarrito, è un invito prezioso.
    Complimenti, Ennio, per questa lezione di poesia e umanità.
    Enrico

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  • Vincenzo

    Caro amico Ennio ti dico solo che ami questo paese sta nel tuo cuore .cosa rara in questo popolo che ha difficoltà per la stitichezza mentale a coniugare l’idea il pensiero e la parola ciao avanti così. Sei il ns orgoglio

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  • Daniele Ciarfella

    Bellissima poesia.
    Induce noi tutti, ad una serena riflessione, “il mondo,la gente,non hanno capito e lo prendono per scemo”.
    La pochezza,della società moderna che viviamo.

    Risposta
  • Questa volta protagonista è un monumento, ma non quello celebrativo, marmoreo e distante che spesso popola le piazze. È una figura umana, fragile e forte insieme, immersa nella neve come in un abbraccio gelido. Ennio Bellucci, con il suo dialetto pratolano, gli dà voce senza farlo parlare: “se sta zitte, ‘nze lamente”, eppure dice tutto.

    Sono versi densi di immagini che colpiscono: l’acqua che cola come lacrime, le “uttele” che scivolano sugli occhi, sulla schiena, fin dietro il collo. Il monumento non cerca calore, non si scalda al fuoco acceso per lui. Cerca altro: comprensione, ascolto, probabilmente uno sguardo che vada oltre l’apparenza.

    Il dialetto qui non è solo lingua: è terra, radice, è carne. Bellucci lo utilizza con maestria, cesellando ogni parola come fosse pietra viva. E in questo piccolo quadro d’inverno, ci mostra un mondo che non coglie e fraintende, scambiando la fermezza per altro, senza carpirne la grandezza — “lu pigline pe nu scemunoite”.

    È una poesia che non si impone, ma resta. Come la neve che senza far rumore, copre tutto.

    Risposta
  • Ennio, premetto che non sono molto bravo con le parole, ma voglio provare a descrivere la tua unicità e professionalità in tutto ciò che fai, ma soprattutto la tua immensa sensibilità
    in tutto ciò che fai.
    È proprio attraverso le tue poesie che si palesa e si racchiude il tutto, sei immenso!
    Sai, spesso ti immagino e ti vedo solo, davanti al tuo bel camino, a pensare,
    a scavare dentro la tua anima e attraverso una pallida matita su dei foglietti stampi e appunti i tuoi attimi fuggenti con il fine ultimo di rendere eterne le tue opere…
    Grazie di esistere, perché il tuo volto sereno mi rassicura, dona immensa gioia, passione e saggezza.
    A presto,
    Luciano

    Risposta
  • Gaetano Villani

    Certo che scrivere un commento alla magica lirica di Ennio Bellucci dopo quello del dott. Goffredo Palmerini, ci vuole coraggio e la domanda è: io che scrivo? Scrivo che l’autore della poesia è capace di penetrare l’anima e giungere fin dove si trova l’umana sensibilità. Riesce, con i suoi versi pratolani, a dare vita e colore a un monumento e al messaggio che custodisce. Ha ragione l’immenso dott. Palmerini quando scrive che i monumenti, molto spesso, ci ammoniscono sulle tragedie del passato, ma oggi sembra che i grandi della terra lo abbiano dimenticato. E le statue restano a guardare e a farsi guardare. Gaetano Villani

    Risposta
  • Gianclemente Berardini

    Caro Ennio…
    sei un aratro che segna la terra senza spaccarla…
    la tua lucida penna, impressiona ed impressionera’, sempre… ben oltre la tua terra, ben oltre i nostri tempi…
    Un forte abbraccio, con stima ed affetto.
    Gianclemente Berardini

    Risposta

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