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MISURARE IL BENESSERE: TRA SANITÀ E IMPATTI DEGLI IMPIANTI INQUINANTI

A cura del Prof. Maurizio Proietti

Parlare di “benessere” non vuol dire fermarsi al reddito o all’aspettativa di vita. Il benessere reale nasce dall’intreccio tra servizi pubblici che funzionano, soprattutto quelli sanitari, un ambiente pulito, una buona scuola, lavoro dignitoso e partecipazione civica.

A Sulmona, molto di questo si è assottigliato negli ultimi decenni. Il risultato lo vediamo tutti: giovani costretti a cercare lavoro altrove, immobili che valgono sempre meno; un senso di declino che si tocca con mano.

In Italia abbiamo cornici consolidate, dal Benessere Equo e Sostenibile ai cruscotti sanitari regionali, ma la vera sfida è misurare ciò che le persone vivono ogni giorno: quanto tempo serve per una visita, che aria respirano i nostri figli, se il quartiere è rumoroso e sicuro, se la nuova “fabbrica pulita” è davvero pulita.

Quando parliamo di “cruscotti regionali sanitari” intendiamo pannelli di indicatori che le Regioni usano (e pubblicano) per monitorare il Servizio sanitario. Sono dashboard con grafici, di solito per ASL o aziende ospedaliere, che aggregano dati in tempo quasi reale per capire il livello di rischio e prendere decisioni informate. I Key Risk Indicator segnalano dove possono nascere problemi; la dashboard li organizza in modo chiaro e migliora la consapevolezza sullo stato del sistema.

A cosa servono, in concreto?

Permettono di individuare situazioni anomale e avvisare chi deve intervenire. Offrono una vista unica e leggibile dei dati, aiutano a decidere come gestire e ridurre i rischi, si adattano al settore e alle priorità locali. Raccolgono informazioni da molte fonti, anche ambientali, e le trasformano in grafici, tabelle e indicatori semplici da capire. Sono utili in banca, certo, ma dovrebbero essere la normalità anche in sanità e nelle politiche ambientali.

In ambito sanitario

Le dashboard in ambito sanitario servono per:

Accesso alle cure: tempi d’attesa per visite, esami e interventi; rinunce; copertura degli screening.
Esiti e qualità di vita: mortalità evitabile/trattabile, ri-ospedalizzazioni, indicatori del Programma Nazionale Esiti (strumento a supporto di audit clinici e organizzativi).
Assistenza sul territorio: presa in carico (ADI, case della comunità), ospedalizzazioni evitabili, aderenza alle terapie.
Emergenza-urgenza: tempi del 118, affollamento dei pronto soccorso, “door-to-balloon/needle”. (All’ospedale di Sulmona, pur dichiarato di primo livello, non è possibile posizionare uno stent in caso di infarto: un problema concreto.)

Tutto questo serve a governare (allocare risorse, fissare obiettivi), a rendere conto ai cittadini (trasparenza) e a correggere la rotta quando un indicatore entra in zona critica. In pratica: una plancia di comando con pochi numeri chiave, aggiornati con regolarità, per capire se e dove il sistema funziona.

Indicatori chiave: stato di salute e performance del Servizio sanitario

Esiti di salute (outcome)

Aspettativa di vita e anni di vita in buona salute (HALE).
Mortalità evitabile e trattabile.
Gestione delle cronicità.
Salute mentale: accessi, attese, esiti.
Salute materno-infantile: sicurezza del parto, consultori attivi.

Accesso e continuità di cura

Tempi d’attesa per visite, diagnostica e interventi; equilibrio pubblico/privato.
Medicina territoriale: MMG/PLS disponibili, case della comunità operative, assistenza domiciliare integrata, presa in carico h24.
Ospedalizzazioni evitabili per condizioni gestibili sul territorio.
Pronto soccorso: affollamento, tempi triage-visita-ricovero, accessi ripetuti.
Emergenza-urgenza: tempi 118, esiti per infarto e ictus.

Esperienza e valore per il paziente

Esperienza percepita (accessibilità, comunicazione) e risultati riferiti dal paziente (dolore, funzionalità).
Equità: differenze per reddito, zona, cittadinanza; rinunce alle cure per motivi economici o logistici.
Sanità digitale: fascicolo sanitario elettronico che funziona davvero; teleconsulti che evitano spostamenti.

Ambiente: indicatori che incidono sulla salute

Qualità dell’aria

PM2.5, PM10, NO₂, O₃, con attenzione ai superamenti annui e alle aree sensibili (scuole, RSA). Questo lo si può rilevare con misurazioni serie e non come è stato fatto a Sulmona con l’ARTA che con quattro rilievi in un periodo circoscritto ha dichiarato che tutto rientra nella norma.
Black carbon e speciazione per distinguere tra traffico, riscaldamento e industria.

Rumore e clima urbano

Decibel notturni nei luoghi abitati.

Verde, acqua, suolo

Metri quadrati di verde fruibile per abitante, raggiungibile a piedi.
Qualità dell’acqua potabile (parametri chimici e microbiologici).
Suolo e odori: siti contaminati, registro pubblico delle segnalazioni odorifere.

Rifiuti ed economia circolare

Raccolta differenziata effettiva, tasso di riciclo, incidenti ambientali e tempi di risposta/bonifica.

Impianti impattanti: dalle promesse ai numeri

Ogni nuova emissione industriale va misurata, e prima della messa in esercizio devono essere messe in atto le seguenti valutazioni:

Valutazione di Impatto Ambientale e Valutazione Ambientale Strategica con pubblicazione integrale degli studi.
Valutazione di Impatto Sanitario: fotografia “zero” della qualità dell’aria, scenari di esercizio, attenzione alle popolazioni vulnerabili (bambini, anziani, cardiopatici).
Distanze di rispetto da case, scuole, ospedali; analisi dell’impatto cumulativo se insistono più impianti.

Durante l’esercizio

Emissioni convogliate e diffuse: monitoraggi in continuo per polveri, NOx, SOx, VOC; PAH e microinquinanti dove pertinenti.
Modelli di dispersione calibrati sul meteo locale (inversioni termiche nelle valli) e confronto con centraline indipendenti.
Odori: indici olfattometrici e bacheca pubblica con tempi di intervento.
Trasparenza su fermi e incidenti: cause, rimedi, tempi di ripristino.
Biomonitoraggio (licheni, api, foglie) e, se serve, sorveglianza epidemiologica mirata su esiti sensibili.

Principio di precauzione

Nelle aree già critiche, gli impianti devono dimostrare di non peggiorare i livelli emissivi né gli esiti sanitari nel medio periodo. In caso di dubbio, si sospende o si delocalizza.

Perché tutto questo serve

Gli indicatori non sono un esercizio accademico, ma orientano decisioni che incidono sulla vita di tutti. Se il pronto soccorso è saturo, se l’aria peggiora con l’inversione termica, se per una TAC si aspettano nove mesi, il benessere è già in crisi. Un territorio che misura tutto in maniera oculata, e decide di conseguenza, protegge la salute, attira famiglie e imprese di qualità e riduce i costi sanitari futuri.

La promessa del benessere si mantiene con trasparenza, responsabilità e coraggio: agli impianti davvero puliti e utili, no a quelli che non superano la prova dei numeri; a una sanità vicina alle persone, no alla rassegnazione del “non c’è posto”.

Misurare, pubblicare, migliorare: così il benessere smette di essere uno slogan e diventa realtà.

 

E i decisori politici cittadini e regionali che ci dicono?

È il momento di dirci, con dati alla mano, da che parte vogliono portare Sulmona.

Riferimenti

https://blog.augeos.it/risk-dashboard-quali-indicatori-tenere-sotto-controllo

https://pne.agenas.it/home

2 commenti riguardo “MISURARE IL BENESSERE: TRA SANITÀ E IMPATTI DEGLI IMPIANTI INQUINANTI

  • musichiere

    bene,al medico un grazie e’ d’obbligo,purtroppo il popolino e’ bue,crede alle chiacchiere del signore del momento ,sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,ogni Cristo scenderà dalla croce…cantava Lucio, la realta’ :manca il sale nelle zucche ,dunque male assoluto: un popolo ignorante è un popolo facile da ingannare,di chi? Legalita’ diffusa per uscire dalla palude,e basta,o no?

    Risposta
  • il medico non ha ancora capito con chi ha a che fare e quali istituzioni sono funzionanti.
    forse dovrebbe mettersi in politica.

    Risposta

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