ABRUZZO ECONOMY SUMMIT, TRA VISIONI INDUSTRIALI E PROTESTE AMBIENTALISTE
La seconda giornata dell’Abruzzo Economy Summit, in corso all’Aurum di Pescara, ha messo in luce due visioni contrapposte sul futuro energetico e sul modello di sviluppo regionale e nazionale. Da un lato l’intervento dell’amministratore delegato di Snam, Agostino Scornajenchi, che ha difeso il ruolo strategico del gas naturale nel percorso verso la decarbonizzazione; dall’altro la protesta degli attivisti della campagna Per il clima – Fuori dal fossile, guidati da Mario Pizzola, che hanno denunciato le contraddizioni di un evento giudicato “spot per le lobby dell’energia fossile”.
Durante il suo intervento al convegno, Scornajenchi ha sottolineato come sia illusorio pensare a una sostituzione immediata delle fonti fossili:
«Negli ultimi anni – ha dichiarato – si è parlato molto di transizione energetica, spesso senza sufficiente attenzione alla regola della tecnica. Preferisco parlare di integrazione energetica: le molecole si devono integrare con gli elettroni per garantire continuità di fornitura. Il gas naturale è sicuro, programmabile e sempre disponibile. È lo strumento che ci consente di sostenere l’elettrificazione dei consumi, sviluppare molecole decarbonizzate e permettere lo stoccaggio della CO₂. Nessuna tecnologia da sola può fare la differenza: il gas resta una delle soluzioni più sostenibili e abilita la sinergia con le altre fonti».
Fuori dal palazzo, tuttavia, il clima era ben diverso. Una trentina di attivisti hanno esposto striscioni contro la presenza di Snam e in particolare contro la realizzazione della centrale di compressione di Sulmona e del metanodotto Linea Adriatica. «È un progetto vecchio di vent’anni – ha ricordato Mario Pizzola – pensato quando i consumi di metano erano in crescita. Oggi sono crollati ai minimi storici. Spendere due miliardi e mezzo per nuove infrastrutture del gas è un crimine economico: quelle risorse potevano servire per contrastare il cambiamento climatico, sviluppare rinnovabili e mettere in sicurezza il territorio».
Pizzola ha inoltre denunciato gli impatti ambientali già causati dalla costruzione della centrale, parlando di “distruzione di dodici ettari di area verde contigua al Parco della Maiella, abbattimento illegale di oltre 300 ulivi e devastazione di un sito archeologico di 4.200 anni fa”. L’accusa si è estesa anche al presidente della Regione Marco Marsilio, indicato come “principale responsabile” per aver avallato il progetto.
Alle critiche si è aggiunta la voce di Renato Di Nicola, che ha definito il neonato ministero della Sicurezza energetica “ministero della sudditanza energetica”, sostenendo che l’Italia avrebbe solo sostituito la dipendenza dal gas russo con quella dal gas liquido statunitense “a prezzi più alti e con l’obbligo di acquistare armamenti”.
Il Summit, giudicato dagli ambientalisti come “un club esclusivo che si autocelebra a porte chiuse”, ha dunque mostrato la distanza tra il mondo delle grandi aziende energetiche, che rivendicano il ruolo del gas come alleato della transizione, e quello delle associazioni ambientaliste, che chiedono una rottura netta con le fonti fossili e un investimento deciso sulle rinnovabili.



Basta guardarsi in giro e odorare l’aria a Sulmona per capire come ci stanno sfottendo e bastonando.
Grande summit , grande presidente regionale e tanta spazzatura a Sulmona, presto seguita da un bel inceneritore e un’altra cava a Prezza !!!
Grandi.