CRISI MARELLI, IL COORDINAMENTO PER IL CLIMA: “NON È COLPA DEL GREEN DEAL MA DEI RITARDI DELL’INDUSTRIA E DELLA POLITICA”
SULMONA – “Non scarichiamo sul Green Deal la crisi della Marelli e dell’automotive italiano. Le vere responsabilità vanno cercate altrove: nella mancanza di investimenti e in scelte industriali miopi”. È la posizione espressa da Mario Pizzola, portavoce del Coordinamento per il Clima Fuori dal Fossile, che ieri, commentando l’assemblea comunale sulla vertenza Marelli di Sulmona, ha duramente contestato la linea sostenuta dai rappresentanti del Governo.
Durante l’incontro, i parlamentari di centrodestra Guido Quintino Liris ed Etelwardo Sigismondi hanno attribuito le difficoltà del settore auto e dello stabilimento sulmonese alla scelta europea di vietare dal 2035 la vendita di nuove auto a motore endotermico. Una “decisione ideologica”, l’hanno definita. Una visione respinta dal Coordinamento, che ribadisce invece come quella scelta sia legata alla necessità di tutelare la salute pubblica e contrastare il cambiamento climatico.
Pizzola ricorda che in Norvegia il 90% delle nuove immatricolazioni riguarda auto elettriche e che anche Paesi come il Portogallo sono più avanti dell’Italia nella transizione. “Il vero peccato originale – sostiene – risale a oltre dieci anni fa, quando Marchionne dichiarava che con ogni 500 elettrica Fiat perdeva 14mila dollari. È quella mentalità arretrata che ha impedito al gruppo e all’Europa di cogliere le opportunità del cambiamento”.
Per il Coordinamento, la richiesta di allentare i vincoli europei non è altro che una strategia per proteggere i margini di profitto dei grandi produttori e delle multinazionali dell’Oil & Gas, evitando investimenti costosi in tecnologie innovative. “Lo stesso Mario Draghi – si legge nella nota – ha scritto che il ritardo europeo non dipende dalle regole ma dal deficit di investimenti rispetto alla concorrenza asiatica, in particolare quella cinese”.
La vicenda Marelli viene inquadrata come un problema nazionale: “La crisi dello stabilimento di Sulmona è la crisi della Marelli in tutta Italia e dell’intero settore automotive. L’operazione finanziaria con cui il fondo americano KKR ha acquisito Magneti Marelli, scaricando debiti miliardari sulla nuova società, ha ridotto drasticamente la capacità di investire, soprattutto nella transizione elettrica, oggi indispensabile”.
L’assemblea si è chiusa con un ordine del giorno che impegna Regione e Governo a difendere lo stabilimento di Sulmona e i suoi lavoratori. Ma dal Coordinamento arriva l’amara constatazione: “Si arriva, come troppo spesso accade, quando i buoi sono già scappati dalla stalla. In teoria un futuro per la Marelli è ancora possibile, ma con questa governance e questa classe politica è come scalare il Gran Sasso con le ciabatte”.



Come osa il sig. Pizzola criticare la politica !!!!!!
Dopo tutte le scelte perfette ed effettive che hanno preso, l’unica soluzione è ringraziare per tutti gli scempi ambientali e politici.
Continuando così tutto si metterà a posto e alla Marelli metteranno il più grande inceneritore di spazzatura che aiuterà insieme alla centrale di spinta SNAM a fare tombola per la salute in valle Peligna.