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QUELLE MAGNIFICHE CANAGLIE

di Massimo Di Paolo

Epicuro prima e Lucrezio poi si esprimevano sull’amore come cosa complessa e difficile per dirla facile. E non era certo ieri o l’altro ieri che davano consigli per evitare di cadere nel carico di angoscia, fraintendimenti, tristezze, rabbie e dolori che ogni innamoramento si porta dietro.

Lucrezio scriveva come un sopravvissuto che ha conosciuto bene quanto pericoloso e violento possa essere quella miscellanea di emozioni chiamate ‘amore’.

 Un fenomeno che ha accompagnato e tracciato l’evoluzione dei sentimenti umani che forse solo la poesia è riuscita a condensare e rappresentare sufficientemente. ‘Da due uno’ è la sintesi per capirne i risvolti profondi; sintesi complessa, imperfetta sempre, un labirinto di rimandi per dire che nell’altro e con l’altro completiamo noi stessi. La fusione come tendenza per rintracciare parti di sé sconosciute, per completarsi, per curare le nostre imperfezioni e le nostre mancanze. L’amore come dinamica per colmare la personale crescita ed evoluzione. Processo emotivo, affettivo, sentimentale per volare liberi specchiandosi nell’altro o per finire nelle umide galere emotive confezionate su misura per noi. Dipende come lo si prende, quando dura e quanto perfezionisti siamo. E sì, perchè l’unità perfetta con l’altro, spesso non si realizza e può diventare capestro per un desiderio di possesso insaziabile che ci strangola lentamente. Crinali scivolosi quelli dell’amore che forse non trovano più le ragioni di essere. Troppo il costo, troppo il tempo, troppo tutto: in un mondo che ha fatto dell’individualizzazione e della solitudine i canoni moderni di ogni relazione. La letteratura suggerisce: “Le postromantiche,  nuovi modi di amare”; “L’amore è cambiato, l’era post-romantica”; “Come funziona l’amore, quando funziona”; “Perché finisce”. Titoli di libri che ci suggeriscono che nella società contemporanea forse non c’è più posto per l’amore di Lucrezio ed Epicuro, altri spazi mentali ed affettivi sono comparsi con altri bisogni ed altri percorsi di autorealizzazione.  Amare oggi come si amava ieri in una dimensione emotiva diventata ormai color seppia, vuol dire essere fragili, adesi a un intimo bisogno del ‘per sempre’ che non esiste più ma che può tradursi facilmente in desiderio di possesso e in violenza. 

‘Ti amo e ti odio amore mio’ ha retto la narrazione romanzata e la poesia più dolente, è stata la locuzione che ha fatto scuola da sempre per i più romantici, per i fedelissimi e per i casanova abituati ad esorcizzare le amate galere volando di fiore in fiore. Oggi il bianco, etereo, amante scanzonato non va più di moda neppure nei contesti felliniani di oggi, dove trovarono ispirazione ‘La dolce vita’ e la Rimini di ‘Amarcord’. Se classifica deve essere fatta, un po’ per gioco un po’ per curiosità, occorre tornare al ranking del secolo scorso dove la lista dei rubacuori era nutrita e a geometria variabile. Senza farla troppo lunga e volendo scherzare, tra i top di gamma dei vecchi dongiovanni, le riviste di settore e i tabloid scandalistici riportavano il caro e intramontabile Richard Gere che negli anni ’80 chiunque avrebbe voluto avere come fidanzato. 

Durante un barbecue conobbe Cindy Crawford top model di rara bellezza di 16 anni più giovane. Pochi anni e poi sposò Carey Lowell. L’amore può essere per sempre ma anche per poco e Richard preferì il secondo. In breve si ritrovò nelle braccia di Alejandra Silva giovane spagnola di 34 anni più giovane. 

Al secondo posto del ranking,  sempre incazzato ma con la verve romantica, l’irriducibile  Mick Jagger di fatto ‘Sir Michael Philip Jagger’ fondatore dei Rolling Stones, considerato una delle personalità più influenti della musica rock mondiale. Mogli una, ma flirt numerosi e sempre movimentati. Tra i tanti Jerry Hall, Carla Bruni, Melanie Hamrick. Otto figli cinque nipoti e tre pronipoti. Ma se dovessimo dirla tutta al primo posto, per voto unanime, ma anche di parte, con statistiche certe troviamo lui, il bastardo che più bastardo non si può, il caro e ormai vecchio Jack Nicholson. Infedele cronico con figli sparsi di madri diverse. Teorizzava amore indelebile per tutte filtrandolo attraverso occhiali neri che coprivano la faccia tosta e il suo ego smisurato. Strafottente e arrogante come il legame che riusciva a rappresentare e a far vivere quel tanto che bastava prima di andare via. Tre Oscar ci mettono di loro per renderlo ancora di più irresistibile, spregiudicato, folle, selvaggio, indisciplinato come l’amore vero, lo stesso che si incontra oggi, leggendo Epicuro e Lucrezio.

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