LA CITTA’ SOFFRE, UN SUSSULTO DI GIOVENTU’ PER RISCOPRIRE LA SPERANZA NEL FUTURO
Riceviamo e pubblichiamo una riflessione sulla Città di Sulmona di autore che ha chiesto di restare in incognito. E’ un ex Consigliere comunale, militante appassionato ed onesto della politica cittadina e regionale negli anni Settanta-Ottanta.
Ho fatto un breve capolino in centro, perché spinto dalla mia antica passionaccia per le cose di questa nostra bella città. Vi confesso, con la massima sincerità, che la vedo sofferente assai e che le mie antiche ricette non sono idonee a curare la “pandemia” che si é diffusa in questi ultimi trent’anni da quando lasciai alle generazioni che seguivano, il compito di proseguire ciò che la mia generazione aveva potuto dare, con pregi e difetti, all’amata Sulmona.
Quando si inaugurò l’Ace e vidi le nostre donne conquistarsi il diritto di entrare da Molinari e comprare, con i propri guadagni un profumo, credetti che le fabbriche avrebbero dato una nuova vita alle famiglie appena uscite da una fetida guerra.
Sì! Sono stato tra coloro, molti sono già andati avanti, che ha creduto nelle tante cose che la politica di allora aveva in animo per la ricostruzione del Paese.
Tra quei “molti” ricordo persone che ho ammirato, stimato, combattuto e amato.
Solo quattro nomi: Italo Fallavollita, Giuseppe Bolino, Nicola Serafini, Carlo Autiero.
Queste persone avevano in mente una sola cosa: come meglio servire, con onore, la bella Città.
Parole antiche. Medicine innocue contro il male inesorabile che ci affligge.
C’é la minaccia di un ennesimo scioglimento della massima istituzione democratica che provocherà danni ancora peggiori di quelli che gli scioglimenti precedenti hanno prodotto sulla fragile economia di questo angolo meraviglioso d’Abruzzo.
Occorre un sussulto di gioventù con idee nuove, all’altezza del terzo millennio con tutte le sue contraddizioni che rendono l’impegno della nostra gioventù ancora più difficile e bisognevole di ricette adeguate.
Ieri sera, alla Festa dell’Unità, ne ho ascoltate di buone. Mi si é riaccesa la speranza nell’unità che ho sempre cercato e che cercherò finché potrò.
Forse l’unico speziale che ci può aiutare.



La prima medicina da usare è quella per estirpare la “gramigna” dei “falsi politici” (TUTTI) … e doppia dose per i votanti che non hanno più a cuore la loro città e votano per interesse.
Mi sto convincendo sempre di più che non esiste più la politica VERA.
Lasciate che i giovani facciano da soli ed evitate di imbastardirsi nella vecchia politica che ha creato i politici attuali.
L’insieme degli interessi comuni della comunità è stata posta, più volte per l’esattezza, in mano a persone che male hanno amministrato questo fine ultimo.
La responsabilità, che devono raccogliere a mani basse, è totalmente loro ed è negativa.
Certamente oggi saremmo più contenti e felici se l’impegno dei responsabili politici fosse rivolto a tutelare quelle istituzioni che fanno grande uno Stato, una Regione una Valle una Città come Sulmona ad esempio; ma languono le attese di un ospedale più efficiene, di una tutela degli uffici pubblici, di un’istruzione all’altezza dei compiti primari, di frenare la fuga delle giovani generazioni. Questi sono i compiti a loro assegnati e totalmente disattesi; per esmpio nessuna prima donna ha commentato l’insediamento di siti inquinanti.
Ma lo spirito sulmontino non muore, basta vedere i commenti su questo foglio e l’insegnamento, la capacità di interagire con i signori della politica, che diciamolo pure fanno quello che vogliono in barba al compito da loro stessi scelto, è dentro la nuova e la vecchia generazione.
Ad maiora.