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REVENGE PORN UN PADRE ROMPE IL SILENZIO: “MIA FIGLIA HA RICEVUTO UN VIDEO, DENUNCIO PER PROTEGGERLA”

SULMONA – Non è rimasto in silenzio. Dopo aver scoperto che la figlia potrebbe aver ricevuto sul proprio telefono un video sessualmente esplicito, un padre di 50 anni ha deciso di presentarsi di persona nella caserma dei carabinieri di via Sallustio. Ha messo nero su bianco ciò che aveva scoperto e ha consegnato agli investigatori gli screenshot delle conversazioni WhatsApp trovate sul cellulare del figlio 14enne.

Un gesto dettato dal senso di responsabilità, in un momento in cui la città è già scossa dalla vicenda della dodicenne abusata e ricattata. «Ho denunciato per tutelare mia figlia – ha spiegato l’uomo – ma anche quella ragazzina e tutte le giovani vittime di questo fenomeno che si sta diffondendo tra i ragazzi».

Le indagini

Sarà ora compito dei carabinieri della compagnia di Sulmona, coordinati dalle procure dell’Aquila e di Sulmona, verificare l’esistenza e la circolazione dei video. Nel frattempo è stato incaricato l’esperto informatico Vincenzo Corso di analizzare i dispositivi sequestrati ai tre indagati – un 14enne, un 17enne e un 18enne – accusati di violenza sessuale aggravata e produzione di materiale pornografico.

Ci vorrà almeno un mese per fare chiarezza su chi abbia ricevuto, condiviso e fatto circolare il video della minore, rischiando così di incorrere nel reato di revenge porn, che prevede pene fino a sei anni di reclusione.

La vicenda della dodicenne

L’inchiesta ha già ricostruito episodi risalenti al periodo compreso tra luglio 2023 e luglio 2025. Allora la vittima aveva appena dieci anni: sarebbe stata attirata in una zona appartata nei pressi del parcheggio di Santa Chiara, costretta a un atto sessuale e filmata. Poi i ricatti: «Se parli, lo facciamo vedere a tutti».

Lo scorso luglio, dopo due anni di silenzi e minacce, la ragazzina ha trovato la forza di chiedere aiuto chiamando il 114, il numero di emergenza riservato ai minori vittime di abusi. Da lì è partita l’indagine, con la presa in carico da parte del centro antiviolenza.

L’appello

La scelta di questo padre segna un passaggio importante: rompere il silenzio, denunciare, consegnare anche solo un indizio può aiutare a fermare la catena dello scambio e a proteggere altre vittime.

Un appello che ora si estende a tutta la comunità: a genitori, ragazzi, insegnanti. Se qualcuno è in possesso di informazioni, messaggi, video o chat che possano essere utili alle indagini, è fondamentale rivolgersi subito alle forze dell’ordine. Perché solo così – facendo rete e collaborando – si può spezzare il meccanismo perverso che alimenta il revenge porn tra i giovanissimi.

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