PER LA ASL O VIVI ALLA GRANDE O MUORI DA POVERACCIO…
di Luigi Liberatore
È sempre difficile per chi scrive condensare in un titolo il senso di un articolo, perché col titolo si pensa sempre di raggiungere due obiettivi almeno, quello di colpire subito l’attenzione del lettore per trattenerlo e poi di dire a chi si sofferma quale sia l’argomento. Io non ho trovato di meglio per introdurre i paradossi della azienda sanitaria aquilana, la più disastrata forse nel mediocre firmamento italiano che macina tuttavia una grande quantità di denaro. In due riprese almeno, le avanguardie giornalistiche della ASL di Aquila-Sulmona-Avezzano hanno diramato le notizie di grandi interventi chirurgici effettuati in ambito territoriale, uno eseguito in campo della traumatologia mediante l’utilizzo della robotica, un altro, recente, di trapianto di rene in gruppo sanguigno non compatibile. Sulla eccellenza degli interventi non siamo, mi sembra, lontani dalla scuola medica di Harvard, sicché possiamo vantare grandi titoli se non fosse che il retro della medaglia offre spaccati da terzo mondo. Sapete cosa voglio dire, che di fronte a qualche fortunato paziente ci sono file interminabili di malati tra Sulmona e Castel di Sangro, giusto per restare in coda, i quali per un minimo di assistenza devono prenotarsi. E ancora, che timbrare una ricetta al Cup di Sulmona è un’avventura kafkiana; che a Castel di Sangro c’è un ospedale tipo quello di Lambarènè al tempo di Schweitzer dove si alternano senza soluzione di continuità un paio di chirurghi giusto per non farlo chiudere. L’ultima perla della ASL? Mandare a Pescasseroli un medico a bordo di un elicottero per la ricognizione cadaverica di un anziano deceduto in casa per cause naturali. Non si trovava un medico nel territorio. Altro che robotica, altro che chirurgia d’avanguardia. Per la nostra ASL o vivi alla grande o muori da poveraccio. L’unico conforto? Quello del prete..




E adesso arriva l’inceneritore a Sulmona così non devono neanche prevenire !!!!!