HomeIn EvidenzaSalute e Benessere

TERRITORIO IN SALDO: UNA STRATEGIA DI ANNIENTAMENTO DELLA VOLONTÀ DEI CITTADINI E DELLA LORO SALUTE

A cura del prof. Maurizio Proietti 

Apriamo con la foto n. 42, tratta dalla relazione ARTA 2023(“Copia informatica – Città di Sulmona – partenza – Prot. 55239/PROT del 27/12/2023 – Titolo XIV”).
Nella didascalia ufficiale si legge: «Discarica in coltivazione: l’incendio del giorno precedente era occorso in prossimità della macchina operatrice sullo sfondo, in corrispondenza del fronte di abbancamento».

Quella di Sulmona è una discarica a cielo aperto, con tutto ciò che questo comporta. Nell’immagine si distinguono tra i rifiuti anche alcuni pneumatici, che quando bruciano rilasciano sostanze molto tossiche, metalli pesanti come il piombo. Incendi, in quell’area, ce ne sono stati, eppure, stando alle relazioni degli enti preposti e ad alcune rassicuranti dichiarazioni di esponenti politici locali, questa discarica non risulterebbe “pericolosa”.

Sul sito dell’ISPRA, consultando la banca dati Mosaico si può verificare che la suddetta discarica è indicata come sito inquinato, ma non c’è traccia di provvedimenti per la bonifica.

Inoltre, un’ampia letteratura epidemiologica documenta un aumento del rischio di diverse malattie, tumori compresi, tra le popolazioni che vivono vicino alle discariche, soprattutto in caso di cattiva gestione o incendi. Non è un’opinione: è evidenza scientifica.

Nei prossimi articoli approfondiremo le patologie correlate, i possibili meccanismi d’esposizione (aria, suolo, acque) e gli indicatori sanitari da monitorare.

A tutt’oggi molti residenti, sia delle zone adiacenti la discarica sia abitanti del centro storico di Sulmona, riferiscono che si sentono ancora cattivi odori. Per dirla con l’autore di un articolo pubblicato il 14 settembre u.s. in una testata online: “La notizia sta nell’odore che si avverte sempre più frequentemente in città, soprattutto nelle ore mattutine e in quelle serali, che è un misto tra il bruciato e il putrido”. 

Politica e ambiente

Capita sempre più spesso di avere la sensazione che esista un progetto, per quanto mal congegnato, per logorare il nostro territorio. Non mi riferisco solo del valore delle case, ma a qualcosa di più profondo: la sottrazione graduale di diritti, a cominciare dal più elementare, il diritto alla salute. E la salute non vive nel vuoto: respira aria, beve acqua, cammina su suoli. Se si degrada l’ambiente, prima o poi si degrada anche la salute delle persone.

Non serve evocare complotti. Basta guardare la sommatoria di scelte miopi: deroghe urbanistiche che mordono suoli, anche quelli inviolabili, infrastrutture senza valutazioni sanitarie credibili, tagli alla prevenzione, piani ospedalieri pensati più per i bilanci che per i cittadini. Ogni singolo provvedimento sembra innocuo; tutti insieme fanno sistema, un sistema che non tutela.

Il territorio non è una “risorsa” infinita da sfruttare, ma l’ecosistema dove abitiamo, che protegge dagli eventi estremi, filtra le acque, mitiga il calore, custodisce paesaggi e lavoro. Inquinare il suolo (una delle matrici ambientali) significa peggiorare anche la qualità dell’aria e dell’acqua; anche quella sotterranea che potrebbe arrivare a irrigare i campi. Ogni ettaro inquinato oggi è un debito ecologico domani, e il conto lo paghiamo in spesa sanitaria e fragilità sociale.

Il diritto alla salute non si esaurisce nel pronto soccorso. Vuol dire prevenzione primaria (aria meno inquinata, mobilità sicura, case efficienti), prevenzione secondaria, come gli screening che funzionano e che non devono essere spacciati come statistica per vedere l’incidenza dei tumori in un territorio.

Alcuni decisori politici, fortunatamente “dismessi”, hanno avuto il coraggio dall’alto della loro ignoranza (nel senso etimologico) di far passare uno screening di prevenzione, messo in piedi dalla Sanità regionale e che effettuano i medici di famiglia , come studio per valutare l’incidenza dei tumori nella popolazione di Sulmona. Nulla di più falso. Per fare questo sono necessari studi diversi: i cosiddetti studi “case control”.

Sarebbe utile uno studio di biomonitoraggio. Questo è l’unico tipo di studio che correla il rischio ad personam, un rischio che quando esiste viene rilevato. Quindi va studiata la persona in base al rischio di esposizione a specifici inquinanti, ma prima devono essere individuati, seriamente, i contaminanti ambientali. Riepilogando si tratta di uno studio caso-controllo che prevede il dosaggio di detti inquinanti nelle matrici biologiche. Esempi di inquinanti sono i metalli pesanti, composti organici clorurati…

Andrebbero fatti prelievi delle matrici ambientali (aria, acqua, terreno) vegetali, olio, latte, carne… e non quelli effettuati su pozzetti non funzionanti.

In Italia esistono modelli organizzativi che spesso vengono citati come buone pratiche, penso alla sanità dell’Emilia-Romagna, del Veneto, della Lombardia, dove negli anni si è lavorato su integrazione ospedale-territorio, reti cliniche, indicatori di esito. Non sono paradisi immuni da criticità, ma mostrano una direzione utile: dati aperti, responsabilità chiare, medicina di iniziativa, investimenti stabili in prevenzione e personale. L’idea è semplice: curare prima e più vicino alla vita delle persone.

Sanità e urbanistica: lo stesso tavolo

Se la pianificazione urbana non parla con la programmazione sanitaria, perdiamo due volte. Ogni grande opera dovrebbe obbligare a una Valutazione di Impatto sulla Salute seria, non di facciata; ogni piano della mobilità dovrebbe misurare incidenti evitati, asma infantile, patologie cardiovascolari. La salute è un indicatore di successo, non un capitolo a margine.  

Le domande giuste da fare ai decisori sono le seguenti:

• Quanti metri quadrati di suolo inquiniamo?
• Le opere previste hanno una Valutazione di Impatto sulla Salute pubblica e trasparente?
• Quanto investiamo in prevenzione e personale?
• Dove sono i dati (aperti) per la valutazione del rischio, e a che punto siamo con il registro tumori ?
• Quale quota di cittadini rinuncia alle cure per tempi o costi?

Per rimanere in tema di discariche a cielo aperto, è necessario ricordare che esistono la discarica ex Pastorino e la discarica in contrada S. Lucia, entrambe bombe ecologiche e non elencate nel database MOSAICO dell’ISPRA. La domanda d’obbligo è la seguente: sono state stanziate risorse, ma che punto siamo con la bonifica? Chi è responsabile della scadenza (16 aprile 2024) dell’ultimo bando disponibile?

Aspettiamo ancora che qualcuno ci dia risposte.

Se continuiamo a trattare il territorio come un magazzino di rifiuti e la sanità come un costo, perdiamo la partita dei diritti. Ma esiste un’altra strada, già praticata in varie realtà: riqualificare invece di espandere, prevenire invece di rincorrere, misurare invece di dichiarare. Non è ideologia: è buon governo. Il territorio è la nostra prima medicina. Difenderlo significa curare le persone, oggi, non domani.

Per questo facciamo appello alla sensibilità delle nostre rappresentanti in Regione, che come spesso ripetono hanno a cuore la salute dei Sulmonesi. Un atto concreto basterà a ricordarcelo.


Foto 33 (ARTA): area discarica presumibile riemersione percolato

5 commenti riguardo “TERRITORIO IN SALDO: UNA STRATEGIA DI ANNIENTAMENTO DELLA VOLONTÀ DEI CITTADINI E DELLA LORO SALUTE”

  • Lorenzo

    Meglio tardi che mai !!
    Soluzioni ???
    Azioni ????

    Risposta
  • il carissimo Prof Proietti ha fatto un’analisi precisa e puntuale della situazione che dovrebbe metterci in allarme per quanto stanno facendo. adesso tocca a noi cittadini muoverci ed esprimere la nostra volontà.

    Risposta
  • il carissimo Prof Proietti ha fatto un’analisi precisa e puntuale della situazione che dovrebbe metterci in allarme per quanto stanno facendo. adesso tocca a noi cittadini muoverci ed esprimere la nostra volontà.

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *