LE SCUOLE NON SERVONO SE SI E’ CAPITALE DELLA CULTURA
Tra pochi giorni suona la campanella del 17esimo anno scolastico post-sisma a L’Aquila. Ma per quasi 4.000 studenti aquilani la scuola resta un MUSP, uno dei quasi 20 prefabbricati nati come emergenza e trasformati in normalitĆ , ancora oggi utilizzati, a quasi 20 anni dal sisma.
Intanto L’Aquila si prepara a diventare Capitale Italiana della Cultura 2026 e addirittura lāEconomist ha raccontato a tutto il mondo questo paradosso, citando proprio i MUSP come esempio di contraddizione. Ma la domanda resta: quale cultura senza scuole?
E intanto, la ricostruzione scolastica ĆØ una corsa a ostacoli, fatta di rinvii e slittamenti continui, i “fine lavori ” dei cantieri si perdono nei dossier ufficiali pubblicati dal Comune, dove a ogni aggiornamento corrispondono mesi e mesi di slittamenti nella data del “fine lavori”, senza troppe spiegazioni ai cittadini sul perchĆ© di questi ritardi. Cittadini che vorrebbero sapere quando tutti i MUSP verranno finalmente dismessi.
E anche la sicurezza sismica rimane un tabù. A inizio 2025 furono affidati incarichi per verificare la vulnerabilitĆ sismica di molte scuole comunali: a distanza di vari mesi e con l’anno scolastico che sta per iniziare, i risultati delle verifiche dove sono? Avremmo noi genitori il diritto di sapere lo stato delle verifiche, ed i risultati?
Mentre per la Perdonanza scorrono milioni di euro, si organizzano spettacoli e si lanciano comunicati entusiastici su L’Aquila prossima Capitale Italiana della Cultura, alle scuole chi ci pensa?
LāAquila non ha bisogno di slogan: ha bisogno di aule sicure, trasparenza verso i cittadini e futuro – non più nei MUSP – per i suoi ragazzi e ragazze.



