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SALUTO AL MIO COMANDANTE

 di Raffaele Giannantonio

Ciao Comandante; non ti ho mai chiamato diversamente, neanche dopo quarant’anni di strada percorsa condividendo tappe fondamentali.

Ti vedo oggi come ti vedevo allora, con la tua divisa dipinta sulla pelle, alto e distinto. Vederti senza è stato impossibile, anche quando hai lasciato il tuo lavoro, che ti ha portato nelle nostre vite. A rifletterci, il tuo vero lavoro è stato un altro: appartenere alla città, rappresentarla, esserne parte, anche se la tua famiglia proveniva dal Chietino («Ho decine di parenti col mio stesso cognome, là», mi dicesti). La tua ironia graffiante, che si esaltava quando eri con Pino e con Ciccio, era un

prodotto tipico di una Sulmona non ancora abbrutita dai social, come i confetti, la cui storia descrivesti magistralmente per una TV abruzzese nel 2018.

Mi conoscevi prima che io nascessi; riandavi spesso all’immagine dei miei genitori freschi sposi alla messa nella chiesa di S. Antonio: io ero in arrivo e allora tu non lo sapevi. Quante multe a noi ragazzini scatenati! Quante fughe per i vicoli d’inverno quando giocavamo a palle di neve! E quante battaglie, da adulti…

Ti piaceva parlare, e a me ascoltarti: raccontavi del Corso Allievi Ufficiali di Complemento svolto a Lecce, che allora sembrava dall’altro capo del mondo mentre ora è di gran moda. I garbati approcci con le ragazze del luogo e i bruschi riscontri da parte dei loro genitori: un altro mondo.

Sei stato un personaggio importante di Sulmona per quarant’anni, soprattutto per il lavoro di grande responsabilità che hai svolto con qualità ed eleganza, il tuo tratto distintivo ma anche per la tua attività in campo culturale, sempre disinteressata, svolta accanto a personaggi come Pino Papponetti ed Ezio Mattiocco: ironicamente ti definivi loro «attaché» ma sapevamo tutti che eri molto, molto di più.

Ci siamo incrociati definitivamente nella sede sulmonese di Archeoclub d’Italia, nel 1998. Ti avevamo eletto “proboviro” e tu commentasti: «Si vede che mi sono fatto vecchio. Ai miei tempi i probiviri erano i rompiscatole messi in un cantuccio a parlare da soli! [veramente non dicesti “rompiscatole”]». Poi il Consiglio Direttivo della Giostra Cavalleresca, in cui indossasti alla perfezione l’abito di «cerimoniere», insegnandoci a vedere quello che neanche guardavamo.

Quando qualche anno fa iniziai a tenere su un settimanale locale una rubrica dedicata ai personaggi della cultura sulmonese volli iniziare con te, provocando le rimostranze che qualcuno volle farmi per strada. Io resto del mio parere: tu non sei stato un ospite della Cultura ma una quinta colonna della Cultura nel mondo esterno, che tu conoscevi meglio di tutti, di me senz’altro.

«Stai crescendo», mi dicesti sottovoce alla fine di un evento, tanti anni fa: anche grazie a questa frase sussurrata ho continuato: grazie, Comandante, mio Comandante.

La tua assenza oggi mi dispiace. Non solo per Sulmona ma per me, per il mio cuore.

A chi donerò le copie delle mie pubblicazioni, ora che il raffinato bibliofilo ha deciso di andarsene? Chi passerà a ritirarle da Paolo Di Fonso salmodiante?

Ti sei riunito ai tanto amati Pino ed Ezio, costituendo in Paradiso una parte eccellente di Sulmona: ti invidio.

Ciao Comandante.

La camera ardente è stata allestita nella casa funeraria Caliendo – Celestial dalle ore 9,00 alle 19,00. . Il rito funebre sarà celebrato sabato 23 agosto alle ore 17,00 nel cimitero di Sulmona.

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