FACEBOOK CHIUSO IL GRUPPO “MIA MOGLIE”: SCAMBIO DI FOTO TRA ISCRITTI SENZA NESSUN CONSENSO
Indagine della polizia postale: tra i partecipanti anche professionisti e politici locali
Non un semplice gruppo social, ma un vero e proprio mercato del corpo femminile.
Scatti rubati di seni e natiche, momenti di intimità violati e trasformati in «merce di scambio» su Facebook, accompagnati da commenti volgari e sessisti come «Bel fisico da puledra la signora, si può vedere altro?» oppure «È un peccato si vergogni, falle delle foto di nascosto, seguo con interesse».
È quanto hanno scoperto gli investigatori della polizia postale di Roma, che hanno oscurato la pagina Facebook “Mia moglie”, frequentata da oltre 31mila utenti. Per anni, dal 2019 a oggi, al suo interno sono state pubblicate e commentate fotografie di mogli, compagne e fidanzate immortalate a loro insaputa in momenti di intimità o vita quotidiana.
Lo riporta il Corriere della Sera in un articolo di Roberta Palese che ha reso noto quanto accadeva nella pagina Facebook “Mia moglie”, un gruppo con oltre 31mila iscritti, chiuso l’altro ieri – mercoledì 20 agosto – dalla polizia postale di Roma. Secondo quanto ricostruito, dal 2019 al 2025 uomini di ogni estrazione sociale hanno condiviso e commentato immagini intime di donne ignare e senza alcun consenso.
A far parte del gruppo non solo utenti anonimi, ma anche professionisti, imprenditori, funzionari pubblici, candidati sindaci, medici e giornalisti. Un fenomeno che, come sottolinea il Corriere della Sera, ha coinvolto numerosi iscritti veneti: bastava scorrere le informazioni del gruppo prima della cancellazione per riscontrarne la presenza massiccia.
Fino a ieri mattina la pagina era pubblica e accessibile a chiunque. Una volta scoperti, gli “animatori” hanno però provato a spostare la rete su canali Telegram segreti, dove continuare a condividere materiale illecito. La chiusura è arrivata in seguito alle segnalazioni di varie attiviste femministe, che da tempo denunciavano l’attività del gruppo.
Ora i nomi di chi ha pubblicato, commentato e condiviso fotografie e video senza consenso sono finiti in una dettagliata informativa che verrà trasmessa alla Procura.



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