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A PESCINA LO SPIRITO DI SILONE SCUOTE ANCORA CERVELLI E COSCIENZE

PESCINA – L’emozione taglia il respiro quando al centro del dibattere c’è il pensiero, il messaggio culturale e politico di Ignazio Silone. A Pescina, stamane, una giornata per scandagliare la figura del grande intellettuale e analista politico, concentrando l’attenzione del dibattito sul suo essere stato un grande giornalista. Ed ecco che il collega Filippo Lucci si è trovato a moderare con maestria un dibattito vivo e interessante. Silone non si studia a scuola. Eppure è stato lo scrittore italiano più tradotto al mondo. Tre i suoi messaggi universali. Il suo testamento politico con “Uscita di Sicurezza”, il testamento spirituale “L’avventura di Un Povero Cristiano” e l’intrigante quanto attuale “La Scuola dei Dittatori”. Un trittico, che di certo, non ha interessato culturalmente chi ha deciso gli autori da inserire nei testi scolastici. La ragione? Il suo essere stato un analista impietoso contro la degenerazione della cultura comunista nei paesi dell’Est ai tempi dei Soviet (Uscita di Sicurezza); la scelta eretica nella fede con “L’Avventura di Un Povero Cristiano), e la lezione contro la propaganda a fin di male e la soppressione del libero pensiero (La Scuola dei Dittatori). Chiaro che la nomenclatura catto-comunista, di fronte a tanta profondità laica, lo ha scartato tra gli autori meritevoli di essere studiati. Silone antifascista e libertario mette paura ancora oggi, perché con il suo “Che Fare?”  invita al pensiero, all’analisi, a guardare alle cose del mondo con occhio onesto e pulito. Spurio da quelle ideologie di maniera, che di volta in volta l’omologazione al potere impone alle società e all’uomo. Ecco che un parallelismo culturale tra Silone e Celestino V, viene dunque spontaneo. E i Cafoni di Fontamara, oggi altro non sono che i braccianti agricoli delle campagne dell’ex lago del Fucino. Neri di pelle come quelli di Fontamara. Senza diritti e dignità, come lo erano i contadini di Silone. Invisibili oggi, come invisibili sono stati gli schiavi dei Torlonia, meno considerati dei cani stessi del padrone. Diamo atto ai tre politici presenti: Massimo Verrecchia e Pierpaolo Pietrucci per la Regione; Angelo Caruso per la Provincia, di aver effettuato un bagno di umiltà culturale nei confronti di un uomo che con la sua azione quotidiana e la sua penna pungente e profonda, ha riconsegnato all’umanità il concetto vero di dignità. 

Giosafat Capulli

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