Cultura

RASPUTIN: L’EROTOMANE EMINENZA GRIGIA DIETRO I ROMANOV

L’AQUILA – Fare un parallelo tra la Russia di oggi e quella dei primi vent’anni del ‘900 è impossibile, eppure esiste un trait d’union che unisce Kirill e Putin con il mistico erotomane Rasputin e lo zar Nicola II: la politica si è sempre servita del potere religioso per ammansire i popoli. La religione, come disse qualcuno a volte è l’oppio dei popoli, per citare Karl Marx, eppure con Rasputin questa locuzione conobbe il suo punto più basso. Il “quasi monaco”, (la sua ordinazione non venne mai accettata dalla chiesa ortodossa russa), influì in modo assolutamente negativo sul piano politico e sul futuro della nazione, tanto da essere una delle cause della fine della monarchia. Consigliere privato dei Romanov, approfittò della sua influenza e del suo carisma per infilarsi nelle alcove, tanto da essere ricordato ancora oggi come come simbolo di dissolutezza e di lussuria: grazie al falso potere taumaturgico della sua preghiera approfittò della malattia del figlio dello zar per diventare amante della zarina. Una serie di scambi epistolari tra i due, ed anche con le figlie di questa, finì per decretarne la fine come personaggio preminente della politica russa ed il suo allontanamento dalla corte. La logica conclusione, dopo l’esilio? Come sempre accade nei regimi assolutisti la morte del personaggio: ucciso con il cianuro e vari colpi d’arma da fuoco. E Kirill I ? Beh, lui sa bene che la troppa vicinanza al potere fa male, per questo non farà, almeno per il momento, la stessa fine di Rasputin.

Giovanni Perreca

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