CulturaE pensare che c'era il pensieroIn-Evidenza L'Aquila

LA PERDONANZA SECONDO MADAME: L’ERESIA DELLA FEDE

L’AQUILA – Sotto quella porta, per alcuni Santa, per altri “non si sa mai”, vorrei essere illuminata di una luce che non sia artificiale, che non abbia i colori finti dei “Fari della Ribalta”. Sulla soglia un simbolo profetico vorrei vedere. Quell’Isaia che Profeta tra i più grandi e illuminati, mi racconti della sua visione dove il Signore era seduto su un trono alto. Donna di questa epoca, poi, vorrei davvero attenderlo quel vecchio che cavalcava un asino e si ritrovò proprio sul quel trono della visione di Isaia. Ecco cosa vorrei. Non l’essere travolta dal rumore di lingue che ossequiano il vassallo di turno, per poi deriderlo una volta caduto e accovacciarsi sull’altro che arriva, con la lingua e la bava di sempre. Non vorrei ascoltare quegli idiomi di Babilonia, dove la meretrice di Bagdad accoglie i clienti con frasi che accendono i desideri segreti di uomini di fede malcerta, che cambiano verso a ogni canto di gallo. E sì. Vestita di bianco senza alcuna verginità da custodire, non vorrei assistere al fastidioso tintinnio di quei denari che a prestazione si danno ai venali, ma sentirmi le narici intrise dell’odore acre della cera che brucia nelle torce antiche che illuminavano la strada interiore ai pellegrini. La Fede. Sì, la Fede! Quell’eresia che non è in vendita per un pugnetto di sesterzi.

Madame

 

 

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