EREMO DI SANT’ONOFRIO, LA LUCE CHE DIVIDE: TRA DISTURBO ALLA FAUNA E ESIGENZE TURISTICHE
L’Eremo di Sant’Onofrio al Morrone, luogo sacro legato alla figura di Celestino V, torna a far discutere per la gestione dell’illuminazione notturna che rischia di disturbare la fauna selvatica dell’area protetta del Parco Nazionale della Maiella.
Dopo l’installazione, avvenuta nel 2023, dell’impianto di illuminazione che accende i fari sull’Eremo e sul vicino Tempio di Ercole Curino, il Parco ha rilevato come le luci possano interferire con la nidificazione dell’avifauna e il benessere degli animali selvatici, tanto da richiedere lo spegnimento immediato dei fari poco dopo la loro prima accensione. Un tentativo di trovare soluzioni meno invasive era stato concordato con il Comune, ma non sono arrivate risposte concrete né nuove proposte progettuali nei tempi previsti, nonostante una formale istanza inviata il 2 luglio scorso per integrare la documentazione necessaria al rilascio del nulla osta.
In deroga al regolamento che tutela la quiete della fauna, l’Ente Parco ha autorizzato un’illuminazione temporanea limitata al tramonto fino alla mezzanotte dei giorni 8 e 16 agosto, in occasione di eventi simbolici: il concerto di ottoni per la commemorazione di Celestino V e la fiaccolata del Fuoco del Morrone. L’autorizzazione prevede che i fari siano concentrati solo sulle strutture dell’Eremo e del Tempio, escludendo le pareti rocciose circostanti, per ridurre l’impatto sugli animali.
Questo compromesso rappresenta uno strappo al regolamento ambientale, dettato dal desiderio di valorizzare un sito di grande importanza storica e spirituale, il cui futuro però resta incerto e ancora poco “luminoso”. Lo scorso marzo, l’associazione Celestiniana ha ottenuto una convenzione di sei mesi per la custodia e manutenzione del complesso, in attesa di una gara pubblica per la gestione integrata dell’Eremo, del Campo 78 e dello chalet annesso. Quest’ultimo, tuttavia, non è ancora agibile, e la sbarra che blocca l’accesso costringe i visitatori a parcheggiare a valle e raggiungere a piedi il sito, limitando così fortemente il turismo in una delle poche località abruzzesi con indulgenza plenaria perpetua.
A complicare la situazione c’è anche la disputa sulla proprietà dell’Eremo. A marzo il vescovo di Sulmona-Valva, Michele Fusco, ha rivendicato la proprietà diocesana, ma i registri catastali dal 1902 indicano il Comune di Sulmona come proprietario ufficiale.
Nel frattempo, mentre si cerca una soluzione condivisa per l’illuminazione e la fruizione del sito, l’unica luce davvero accesa sul Morrone è quella simbolica dell’Eremo, che continua a suscitare emozione e dibattito tra tutela ambientale e valorizzazione culturale.



Miserie sulmontine.