CRIPTOTRUFFA SWAG: COINVOLTI 40 MILA INVESTITORI, VITTIME ANCHE A SULMONA
SULMONA – Una truffa che si estende ben oltre i confini dell’Abruzzo, ma che ha colpito duramente anche il territorio peligno. Sono diversi, infatti, i cittadini di Sulmona tra i 40 mila investitori coinvolti nel caso Swag International, una società che prometteva guadagni facili attraverso il mining di criptovalute, ma che ora è finita nel mirino della magistratura con l’accusa – neppure troppo velata – di aver messo in piedi una colossale frode finanziaria.
Fondata nel 2019 da due imprenditori italiani e con sede a Tallinn, in Estonia, Swag International OU si presentava come una realtà innovativa nel mondo delle criptovalute. Per aggirare le sempre più stringenti normative europee, i fondatori avevano anche costituito una filiale italiana, la Swag International S.r.l., con base a Roma.
La promessa era allettante: guadagnare grazie al “noleggio” di supercomputer dedicati al mining di Bitcoin, il processo che consente di estrarre nuove criptovalute. Il tutto “chiavi in mano”, senza pensieri tecnici per gli investitori, con quote accessibili da 500 a 10.000 dollari. Ma il cuore del modello era un sistema di reclutamento aggressivo e strutturato in modo piramidale: una rete di promoter e sub-promoter che spingevano nuovi ingressi, ottenendo guadagni proporzionali al numero di contratti sottoscritti.
Tra i primi promotori c’era anche un sulmonese che, entrato nelle fasi iniziali del progetto, aveva costruito una sua rete di collaboratori. Per mesi, tutto sembrava funzionare. I guadagni si moltiplicavano, alimentati dal boom del Bitcoin, che tra fine 2024 e l’inizio del 2025 era schizzato da 60.000 a oltre 100.000 dollari. Ma quando gli investitori hanno provato a incassare i profitti, è iniziato l’incubo: fondi non disponibili, ritardi inspiegabili, spiegazioni vaghe e infine il silenzio.
A marzo, l’azienda ha ammesso “difficoltà operative”. Poi, il 10 luglio, è arrivato l’atto ufficiale: apertura della procedura di liquidazione giudiziale della Swag International S.r.l. Un colpo durissimo per migliaia di famiglie italiane, e anche per diversi cittadini sulmonesi che avevano affidato a Swag i propri risparmi, in alcuni casi addirittura “mezza casa”, come racconta chi oggi preferisce restare nell’anonimato.
Secondo le indagini preliminari, potrebbe non essere mai esistita alcuna reale attività di mining: niente supercomputer, nessun portafoglio digitale funzionante, nessuna produzione effettiva di criptovalute. Solo una narrazione ben confezionata, tenuta in piedi da una macchina promozionale abile nel fare leva sull’euforia per le criptovalute.
Oggi resta la conta dei danni e un punto interrogativo grande come il Bitcoin: la magistratura riuscirà a risalire ai responsabili e restituire almeno in parte i fondi spariti nel nulla? Intanto a Sulmona – come in molte altre città italiane – le storie delle vittime cominciano ad emergere, tra vergogna, rabbia e un senso di impotenza di fronte a un inganno che si è fatto spazio con la promessa di un futuro facile, digitale e dorato.


