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SPARA NELL’ANDRONE DELL’EX, ORA RISCHIA LA RESPONSABILITÀ GENITORIALE

SPARA NELL’ANDRONE DELL’EX A POPOLI: 50ENNE DI PRATOLA TORNA LIBERO MA RISCHIA LA RESPONSABILITÀ GENITORIALE

Dai domiciliari all’obbligo di dimora a Sulmona. Il 6 agosto l’udienza decisiva dinanzi al Tribunale per i minorenni dell’Aquila

PRATOLA PELIGNA – È tornato in libertà ma con l’obbligo di dimora a Sulmona il 50enne di Pratola Peligna accusato di aver sparato tre colpi di pistola nell’androne condominiale della sua ex compagna, nella notte tra il 25 e il 26 aprile scorso. Una condotta che gli è già costata una misura cautelare, ora alleggerita dal gip del Tribunale di Pescara, e che potrebbe costargli anche la sospensione della responsabilità genitoriale, su richiesta della Procura del Tribunale per i minorenni dell’Aquila.

Il giudice per le indagini preliminari ha disposto il passaggio dai domiciliari all’obbligo di dimora, con il divieto di avvicinarsi alla donna. L’uomo potrà quindi risiedere solo nel territorio comunale di Sulmona, rimanendo a distanza dalla ex e dai luoghi da lei frequentati.

I fatti risalgono alla notte del 26 aprile, quando l’uomo si era presentato sotto casa dell’ex compagna, non accettando la fine della relazione, e aveva esploso tre colpi con una pistola scacciacani, tra urla e minacce di morte. A dare l’allarme erano stati i vicini, spaventati dagli spari e dalle grida. Sul posto erano intervenuti i carabinieri, che hanno raccolto testimonianze e avviato le indagini. Durante una perquisizione a casa dell’uomo, sono state sequestrate due pistole scacciacani.

Il 50enne, difeso dal suo legale, ha chiesto di patteggiare la pena e si è giustificato sostenendo che il gesto è stato una reazione emotiva alla decisione della ex di non permettergli di vedere i figli.

Ora però la vicenda rischia di allargarsi anche al piano della responsabilità genitoriale: la Procura minorile dell’Aquila ha chiesto la sospensione della potestà genitoriale, ritenendo il comportamento dell’uomo incompatibile con l’esercizio del ruolo di padre. La decisione sarà affidata all’udienza del 6 agosto, che si preannuncia cruciale per le sorti familiari e personali dell’indagato.

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