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MARELLI: BRACCI IN LAMIERA VERSO L’INDIA, ALLARME DEI SINDACATI: TECNOLOGIA GIÀ DISPONIBILE QUI”

Le incertezze sul futuro dello stabilimento Marelli di Sulmona non accennano a placarsi. All’indomani del vertice al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) sulla procedura di ristrutturazione del debito e sul nuovo assetto proprietario della Marelli, le organizzazioni sindacali Fim, Fiom, Uilm territoriali e le Rsu di stabilimento esprimono forti perplessità e chiedono un incontro urgente in sede locale per chiarire gli scenari futuri.

Durante l’incontro ministeriale, l’azienda ha illustrato la possibilità di mantenere a Sulmona la produzione dei bracci oscillanti in ghisa destinati al Ducato per il mercato messicano, mentre restano forti dubbi sulla produzione dei nuovi bracci in lamiera per la ex Sevel. Secondo Marelli, questa lavorazione verrebbe parzialmente bloccata e trasferita in India, anche se Stellantis – committente principale – avrebbe momentaneamente sospeso questa delocalizzazione, consentendo il possibile recupero di 18 posti di lavoro.

Tuttavia, i sindacati contestano duramente la decisione di escludere Sulmona dalla produzione dei bracci in lamiera. “Non condividiamo affatto l’affermazione dell’azienda sull’impossibilità tecnica di produrre a Sulmona i nuovi bracci in lamiera. La tecnologia è già conosciuta e utilizzata nello stabilimento per altri modelli”, affermano le sigle sindacali. Inoltre, viene ricordato come Marelli avesse più volte definito il sito abruzzese in “simbiosi” con la ex Sevel, legame oggi messo seriamente in discussione dalle scelte aziendali.

A destare ulteriore preoccupazione è l’impatto occupazionale. A causa della continua flessione della produzione di furgoni da parte della ex Sevel e della conseguente riduzione nella richiesta di componenti, i lavoratori di Sulmona si troveranno, a partire dal 2 agosto e per i successivi 12 mesi, in regime di Contratto di solidarietà in deroga, con un taglio delle ore lavorabili fino al 55% — un peggioramento rispetto al precedente 45%. Da anni lo stabilimento affronta un uso sistematico degli ammortizzatori sociali, con evidenti ripercussioni sul reddito dei dipendenti.

I sindacati sottolineano che, nonostante alcuni timidi segnali positivi emersi nell’incontro ministeriale – come l’ipotesi di internalizzare alcune lavorazioni meccaniche e la richiesta, da parte di Marelli, di essere considerato fornitore preferenziale per il nuovo Ducato atteso nel 2031 – queste aperture restano ancora vaghe e prive di garanzie concrete. “Occorrono dati certi su volumi produttivi, tempi e investimenti. Senza numeri, le parole restano tali”, dichiarano Fim, Fiom e Uilm.

Per questo motivo, le organizzazioni sindacali chiedono ora un confronto diretto in sede locale. L’obiettivo è evitare che promesse generiche si traducano in ulteriori penalizzazioni per un territorio già fortemente provato dalla crisi industriale. “Solo un confronto trasparente e basato su fatti concreti potrà dare una prospettiva reale allo stabilimento di Sulmona e alle famiglie che da esso dipendono”, concludono i rappresentanti dei lavoratori.

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