IL NAPOLI RINNOVA L’INTESA CON L’ABRUZZO: TRA ECONOMIA, POLEMICHE E LA MANO LUNGA DI DE LAURENTIIS
Il Napoli ha rinnovato l’accordo con la Regione Abruzzo per il ritiro estivo a Castel di Sangro, esercitando il diritto di proroga previsto dal contratto sottoscritto nel 2020. Un’intesa che continuerà fino al 2032, alle stesse condizioni economiche pattuite sei anni fa: un milione di euro versato al club azzurro, un’operazione che, tra Iva e costi logistici, arriva a oltre 1,2 milioni di euro, con l’aggiunta di centinaia di migliaia di euro a carico dell’amministrazione comunale per la logistica e l’ospitalità.
Il ritiro, giunto al suo sesto anno consecutivo in Alto Sangro, ha preso il via ieri con Antonio Conte e la sua squadra che si allenano allo stadio Teofilo Patini. Sono previste cinque amichevoli, a conferma del richiamo della squadra campione d’Italia.
Il Napoli alloggia in un resort di lusso a Rivisondoli, requisita interamente per l’occasione, mentre parte dello staff è stata sistemata allo Sport Village Hotel di Castel di Sangro. Le stanze prenotate sono circa novanta. Oltre al lavoro sul campo, il club ha trasformato l’intera area in un piccolo quartier generale: vi si sposteranno anche procuratori e dirigenti per le trattative di mercato. Le attività collaterali dureranno fino al 14 agosto, data del rompete le righe, prima dell’esordio in campionato previsto il 23 a Reggio Emilia contro il Sassuolo di Fabio Grosso.
Ma non mancano le polemiche. Se da un lato l’accordo tra Napoli, Regione Abruzzo e Comune di Castel di Sangro porta ogni anno al tutto esaurito nelle strutture ricettive locali, generando un indotto economico importante e pubblicità per il territorio, dall’altro c’è chi contesta la spesa pubblica. In un periodo segnato da tagli ai bilanci regionali e proteste per il ridimensionamento di alcuni servizi, il rinnovo dell’accordo alle stesse condizioni del 2020 – in piena pandemia – appare a molti fuori tempo. I primi due anni, segnati dalle restrizioni Covid, avevano dato ritorni economici modesti rispetto alle stagioni successive.
La difesa della Regione, guidata dal presidente Marco Marsilio e dalla maggioranza di centrodestra, si fonda sull’investimento in marketing territoriale. Il Napoli, dal canto suo, rilancia mettendo sul piatto i risultati sportivi e il valore del proprio brand: due scudetti vinti in tre anni, decine di milioni di tifosi nel mondo, pubblicità alla Regione attraverso i canali ufficiali del club e cartelloni a bordocampo allo stadio Maradona. E, fatto non trascurabile, il club ha accettato di proseguire il rapporto alle stesse condizioni economiche, nonostante il proprio peso commerciale sia oggi molto maggiore.
Il legame tra Napoli e Abruzzo si inserisce in un più ampio disegno imprenditoriale portato avanti da Aurelio De Laurentiis, presidente e proprietario del club partenopeo. Eccentrico, spesso ruvido nei modi, De Laurentiis – 76 anni – ha dimostrato come si possa fare calcio con profitto. Ha rilevato il Napoli fallito nel 2004, quando era in vacanza a Ischia, e lo ha riportato ai vertici nazionali e internazionali, passando dalla Serie C alla Serie A, vincendo una Supercoppa, tre Coppe Italia e due scudetti. Tutto senza indebitarsi, anzi guadagnandoci: il sogno di ogni presidente.
L’organizzazione societaria è saldamente nelle mani della famiglia. Il figlio Edoardo è vicepresidente (e presto di nuovo papà), la figlia Valentina cura il marketing – non senza scivoloni, come il caso del refuso “autenthic” sulle nuove maglie trasformato in uno slogan “umano” – e la moglie Jacqueline Baudit è vicepresidente. Un consiglio d’amministrazione familiare, con compensi per 37,5 milioni di euro dal 2005 al 2022 e dividendi in crescita grazie a plusvalenze e risultati sportivi.
E mentre De Laurentiis spinge per un nuovo stadio, reputando il Maradona obsoleto, continua a costruire un impero con due squadre – il Napoli e il Bari, affidato al figlio Luigi – e una gestione manageriale che tiene i conti in ordine, vince e genera valore.
Il ritiro in Abruzzo, con tutto il suo carico economico, simbolico e strategico, rappresenta solo una delle tante leve con cui il patron azzurro tiene saldo il timone del Napoli. E anche se non tutti apprezzano i toni e lo stile, i numeri continuano a dargli ragione.



