A SAMANTHA LUDOVICI NEL GIORNO DEL SUO TRAMONTO NELLA SOLITUDINE INTERIORE
L’AQUILA – Nell’averti conosciuta in un momento difficile per tutti (Covid), e dopo aver condiviso con te qualche privata parola, non ho colto sensazioni di gioia e di spensieratezza. Ho avvertito la solitudine di una donna che si dava da fare per andare avanti e proteggere la sua creatura, da quelli che avrebbero dovuto essere affetti naturali, ma che affetti non lo erano. Ed ecco che il tuo sorriso lo hai lasciato agli altri e hai custodito in te quella solitudine che pure ti angosciava. Il tuo angelo interiore era altro. Volava in una nebbia che oscurava il sole. Perché la vita è così se non ti gratifica interiormente. Eri una donna e una mamma vera. Con tutti i problemi che l’inconscio crea alla rimozione della realtà interiore, la tua, che solo tu conoscevi e non mostravi a nessuno. Ora che a 47 anni hai abbandonato questa valle di lagrime e sangue, dove la felicità è un battito di ciglio, spero che la serenità sia in te. Che il paradiso che intende il genere umano ti renda quel sorriso che hai sempre avuto per gli altri. A Dio Samantha. Andandotene hai richiamato tutti al dubbio della ragione. Poiché in te l’allegra apparente “superficialità” era solo polvere per gli occhi degli altri. I tuoi non ne erano coinvolti poiché vivevano altra realtà. Quella realtà che si nasconde dietro l’apparenza che hai voluto squarciare.
Giosafat Capulli


