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SULMONA SOTTO LA LENTE

di Massimo Di Paolo – Che dire: ‘panta rei’, tutto scorre e i segnali cominciano ad essere contrastanti. A quasi sessanta giorni, forse era utile una qualche riflessione ad alta voce su quale Sulmona si sta lavorando. Quale città si vuole delineare attraverso interventi e azioni di sviluppo.  Ci sembra di ricordare: “il centro storico più bello del mondo” era una esternazione giustificata, condivisibile e da noi partecipata per affetti, legami e ricordi personali. Gianrico Carofiglio, ex magistrato e ora scrittore a tempo pieno -a noi non troppo simpatico- ha scritto un libro, interessante per il titolo che fa “Elogio dell’ignoranza e dell’errore” con una riflessione profonda sul senso dell’errore che è parte inevitabile dei processi di cambiamento e crescita.

Fuori metafora, quando ci si candida per governare una città, si è presi da un fremito di buone intenzioni e da idee che si sovrappongono spesso con l’innocenza di chi non sa veramente come stanno e come vanno le cose. Oggi, ri-sentendo le prime dichiarazioni degli eletti sui vari canali social, del titolo scelto da Gianrico per il suo libro, ne capiamo le ragioni. Il debutto è stato del tipo Sulmona Caput Mundi, ma a due mesi qualche osservazione può essere fatta. E nessuno potrà offendersi dinanzi a riflessioni di chi vive la comunità in modo diverso e con prospettive diverse; David Thoreau diceva ‘Non importa quello che stai guardando, ma quello che riesci a vedere’. Il primo punto che emerge è la mancanza del ‘programma di mandato’ che forse -e giustamente aggiungiamo- è ancora in via di definizione e strutturazione. Non è cosa banale nei fatti e nel merito. È mancato nelle precedenti amministrazioni, senza un momento di illustrazione accurato e partecipato.  Il programma di mandato è un atto di grande qualità politica e amministrativa, presume un incontro pubblico con la Cittadinanza, delinea e dichiara quale identità di Città si vuole far evolvere e in che modo. Mette su carta un percorso di azioni, interventi e rappresentazioni di cosa si vuole fare e di cosa si farà. È un atto di ‘civismo evoluto’ che apre la seconda fase politica in cui gli eletti escono delle dichiarazioni elettorali e formalizzano, nel concreto, le intenzioni e i ruoli di amministratori e di rappresentanti istituzionali.

Il ‘programma di mandato’ è il vero impegno pubblico sottoscritto dal Consiglio comunale che ne condivide il percorso con i cittadini invitandoli a partecipare e ad assumere responsabilità. È anche la dichiarazione di chi si vuole essere e di quale Politica ci si farà carico; a quali modelli di programmazione si guarderà; quali principi etici si declineranno per il proprio operare.

Aspettiamo: siamo certi che ci sarà un momento per ascoltare quale progetto di recupero e di rilancio della Città vivremo come sulmonesi. Nel frattempo, saranno scontate le nostre verifiche e i nostri riscontri come nel giornalismo di vecchio stile, dove i fatti si mettono in connessione per dar conto di vicende, scelte ed evidenze. A ora: il bivio tra quel che si era e ciò che si vuole diventare non si riesce ancora a vedere.

Il metodo sembra ancora mancare pur apprezzando diverse cose: il riassetto di alcune aree interessanti -vedasi gli spazi della Chiesa di Santa Maria di Roncinsvalle- l’apertura dei lavori di manutenzione per il Centro dell’Impiego. Diverse idee da realizzare -anticipate forse prematuramente senza ancora atti amministrativi e procedurali- come il trasferimento della Saca, il dibattito sula ‘terra’ per la caserma dei VVFF, qualche segnale di alleggerimento burocratico circa la concessione dei dehors per commercianti e artigiani. Ancora acerbe le posizioni sulle tematiche fondamentali come la Sanità  -i tagli sono reali, brucianti e fatti con il cinismo dei contabili da partita doppia- Per il momento resta in ombra la questione delle partecipate che impongono chiarimenti e scelte da far tremare i polsi. Per fortuna o per merito, la questione  Tribunale sembra risolta. Ne siamo non felici, di più. Ci sarà modo di scriverne con le dovute accortezze.

Discorso avviato quello del Centro storico che richiede approcci complessi e differenziati. Per ora, dalle notizie rilevate e dagli strilloni di professione, emerge come tema portante: “A tutto volume” e che movida sia! Addirittura si ventilano discoteche nel cuore di palazzi storici, alcool e aperture fino all’alba -la presenza di buttafuori come atto di innovazione- chiasso full time e liberalizzazioni. Il tutto -sembra- la strategia da proporre per un rilancio di Sulmona. Va precisato per dovere di cronaca che, allo stato attuale, non ci sono trovate comunicazioni formali e sostanziali degli Assessorati di riferimento, ultimamente più impegnati su altri fronti.

La condizione è gravissima, seria e c’è poco spazio per il sentimento sparpagliato sopra i fatti. Il Centro storico come un pungiball dove si scaricano tutte le insufficienze e le mancanze di un metodo di lavoro assente da lontana memoria. Capitelli del quattrocento come latrine, vicoli sporchi, degrado notturno, violenza diffusa, mura imbrattate; una moltitudine di turisti ‘insonni’ che lasciano recensioni al vetriolo; arredi urbani a libera scelta per le attività commerciali e di artigianato senza prescrizioni circa lo stile e le modalità d’uso come una cittadina turistica imporrebbe; gestione della pulizia e della nettezza urbana da rivedere con urgenza. Speriamo in una delibera robusta -frutto di studio e di analisi- forte per regolamentazioni e controlli, da applicare con la fermezza di chi è consapevole di quali indirizzi politici e amministrativi richiede una cittadina storica, colta ed elegante, che vorrebbe fare della Hospitality, del Turismo e della Cultura i capisaldi della propria identità futura per tentare anche una ripresa economica e di sviluppo. Occorrerebbero competenze nel ‘community social work’ e nei metodi di lavoro per la rigenerazione urbana: metodi e competenze che per ora non sembrano ancora al meglio. Misurarsi con la questione Centro storico nel suo insieme e nella sua complessità, sarebbe un bel segnale, un’azione di grande coraggio e cambiamento per la nuova Amministrazione; di spessore culturale oltre che etico su cui molti altri, nel passato recente, hanno toppato. 

Ora non vogliamo preoccuparci anticipatamente ma occorre dare atto che comincia a definirsi uno stile e un fare inquietante: Assessori che “urlano” sui social in modo improprio, privi di sostanza e di contenuti; mancanza di risposte e di chiarimenti formali se non istituzionali; un lavoro della Giunta ancora non evidente nei fatti.

Che dire: ‘panta rei’, tutto scorre. Nel passato Sulmona e i sulmonesi si sono sentiti abbandonati ripetutamente. Dante,  dopo l’ultimo decennio, non avrebbe incertezze a deporre all’inferno insieme ai tre sommi traditori, Bruto, Cassio e Giuda Iscariota anche la ‘Politica’ nostrana. Questa volta speriamo di sbagliarci. 

  • Foto di apertura: 

         Giano Bifronte, figura della mitologia romana, rappresentata con due volti, uno che guarda avanti e l’altro indietro.

2 commenti riguardo “SULMONA SOTTO LA LENTE

  • Non è una brutta poesia, ma sempre poesia e sogni.
    Ormai l’avvelenamento dell’ambiente e dei suoi cittadini è in atto da anni, certificato ma ignorato.
    L’illegale discarica Cogesa, modello di stupidità politica e amministrativa da anni, continua ad uccidere lentamente di cancri vari i cittadini di Sulmona e la valle Peligna.
    Niente più funziona istituzionalmente e legalmente ma non ci resta che contare su il primo cittadino, quando capirà cosa sta’ succedendo appena fuori il centro e con assessori totalmente impreparati o responsabilizzati.

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  • SalviamoSulmona

    Rifacciamo Sulmona grande, rincorriamo quella stessa grandezza che Sulmona raggiunse quando, in epoca rinascimentale, Federico secondo la elevò a sede del Giustizierato d’Abruzzo rendendola di fatto e a ragione il capoluogo della regione.
    Pensiamo tutti in grande per una città che lo merita!

    Risposta

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