FAMIGLIE SFRATTATE DA VIA ALDO MORO: VIA AI TRASLOCHI DAGLI ALBERGHI ALLE NUOVE CASE, MA RESTANO POLEMICHE E OMBRE
Dopo oltre tre mesi di sistemazione temporanea in albergo, si avvia finalmente alla conclusione l’odissea delle cinque famiglie sgomberate lo scorso aprile dalla palazzina di via Aldo Moro, dichiarata “fragile e pericolosa”. Nella giornata di oggi, sono cominciati i traslochi dall’hotel Manhattan verso gli alloggi individuati dal Comune in collaborazione con Ater, segnando la fine di un lungo periodo di incertezza e disagio per gli ex inquilini.
L’assegnazione formale degli alloggi è avvenuta nei giorni scorsi. Due famiglie si trasferiranno in via XXV Aprile, nei civici 12/A e 20, in appartamenti di 42 e 45 metri quadrati. Le altre tre si sistemeranno nei nuovi appartamenti situati in Largo Sulpicia 1 e via Orazio, all’interno del Centro Polifunzionale – Contratto di Quartiere I, al terzo piano del fabbricato PEEP, negli interni 56, 61 e 62.
Il trasferimento dei mobili e degli effetti personali, già avviato dopo l’approvazione del piano di sicurezza, è ripreso stamattina. Domani, 16 luglio, scade ufficialmente la convenzione con l’albergo che ha ospitato le famiglie dal giorno dello sgombero, l’11 aprile, a seguito di un’ordinanza del commissariato prefettizio basata su due perizie tecniche discordanti.
Nel frattempo, il Comune ha dovuto prolungare la permanenza forzata in hotel dei nuclei sfrattati – una misura giustificata con la necessità di “evitare ulteriori disagi e spostamenti a persone particolarmente fragili”. Il costo della sistemazione in camera singola a pensione completa è stato di 104 euro al giorno a persona, per un totale di 3.640 euro nel solo periodo dal 9 luglio ad oggi. Complessivamente, la convenzione con l’hotel è costata alle casse pubbliche 5.445 euro al mese, anche se il Comune ha annunciato che le spese saranno rimborsate da Ater.
Ma non mancano le polemiche. “Viene da chiedersi perché i traslochi non siano stati effettuati subito, se davvero l’immobile era pericoloso. Si sarebbero potuti risparmiare soldi pubblici”, accusa l’avvocato Mauro Sciullo, legale dei residenti, che ha già presentato una denuncia in Procura e una diffida in Comune.
Sciullo contesta inoltre la reale necessità dello sgombero, sottolineando la contraddizione tra due perizie tecniche: una, risalente al 2024, che indica l’urgenza di evacuare diverse proprietà Ater nella provincia dell’Aquila, tra cui quella di via Aldo Moro; l’altra, redatta a luglio, suggerisce che gli interventi di ristrutturazione sull’edificio sarebbero eseguibili senza il bisogno di trasferire gli inquilini.
In attesa che la magistratura faccia chiarezza, resta l’amarezza per una vicenda che ha costretto cinque famiglie a vivere per 95 giorni in stanze d’albergo, lontane dai propri beni e dalle abitudini quotidiane, e che ha acceso un nuovo faro sulla gestione delle emergenze abitative e sull’utilizzo delle risorse pubbliche.
Il capitolo traslochi si chiude, ma il caso è tutt’altro che archiviato.



