Dalla regione

FANO ADRIANO, CON IL SUO PREMIO A DON GIUSEPPE ZILLI, APRE UNO SQUARCIO DI SERENO TRA LE NUBI DELL’ABBANDONO DELLE AREE INTERNE D’ABRUZZO DA PARTE DELLA POLITICA

L’AQUILA – Fano Adriano è il simbolo di quelle aree interne d’Abruzzo che si specchiano su Corno Grande. Maestoso e rude, il massiccio che custodisce lo scandire della vita quotidiana della gente di montagna. Tra boschi e pietre che raccontano di greggi e di emigrazione. Meno di 300 abitanti, Fano, è il borgo natale di un grande del giornalismo, don Giuseppe Zilli, direttore di Famiglia Cristiana dal 1954 al 1980. Un prete, don Zilli, che cercava Dio negli occhi e nelle rughe del volto degli uomini. Direttore di quella testata dal nome evocativo, Famiglia Cristiana, che portò a raggiungere vette di livello nazionale in quanto a tiratura, lettori e contenuti. Da quattro anni a quest’uomo di Cristo, vocato anche alla stampa, il suo paese dedica un premio prestigiosissimo per giornalisti che si sono distinti per la qualità della loro attività professionale. Il premio nasce da una visionaria intuizione del sindaco di Fano Luigi Servi, e dalla capacità di capire le cose importanti del presidente storico dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo, Stefano Pallotta, oggi consigliere nazionale dell’Ordine. Una telefonata. E’ bastata una telefonata tra i due per dare inizio ad un’avventura culturale di grande prestigio nazionale. Quest’anno tra i premiati due dei giornalisti più importanti nel panorama dell’informazione italiana: Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera, e Corrado Augias, intellettuale a tutto tondo e “grande vecchio” della divulgazione analitica dei fatti. Premiati anche Letizia Palmisano, scrittrice e divulgatrice Tv; Roberto Chinzari, informatore politico parlamentare e Isabella Piro, di Radio Vaticana. A guidare la giuria Lucio Caracciolo, direttore della rivista di geopolitica “Limes”. Con lui i giurati Sandro Galantini (direttore del premio), Marina Marinucci (presidentessa dell’Ordine dei giornalisti D’Abruzzo), Stefano Pallotta, Mario Morcellini e Stefano Stimamiglio. Il messaggio del premio Zilli è, oltre ad un potente richiamo alla deontologia professionale di chi fa informazione, una voce di riscatto per le aree interne d’Abruzzo. Un modo intelligente per porre l’attenzione sullo spopolamento e l’abbandono di quei luoghi che hanno fatto la storia della nostra regione. La via della lana, gli eremi con i suoi santi, le produzioni di nicchia e l’aver dato i natali a personalità come don Giuseppe Zilli. Il sogno del sindaco Luigi Servi sta prendendo forma negli anni. Far tornare le aree interne volani di sviluppo e di qualità della vita. Quel che manca sono gli investimenti pubblici, la presenza di servizi e le opportunità di lavoro. Cose, queste, che la programmazione politico-amministrativa dovrebbe prendere in considerazione seriamente, vista la invivibilità delle grandi e medie città. Le aree interne come presidio e salvaguardia dei territori, quindi; come offerta di una vita meno nevrotica e a misura d’uomo. Ma senza investimenti veri e programmazioni mirate, la retorica dei convegni resterà fine a se stessa.

Giosafat Capulli 

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