TELEFONI IN CARCERE, CONDANNA A 9 MESI PER UN DETENUTO. MA IL FENOMENO CONTINUA A DILAGARE
Nove mesi di reclusione: è questa la pena inflitta dal giudice del Tribunale di Sulmona, Concetta Buccini, a Raffaele Tasseri, per il reato di accesso indebito di dispositivi di comunicazione da parte di soggetti detenuti. Tasseri, nel 2023, era recluso nel carcere di massima sicurezza di via Lamaccio, dove fu sorpreso dalla polizia penitenziaria in possesso di un telefono cellulare durante un controllo a tappeto. Il processo, celebrato con rito abbreviato, si è concluso nei giorni scorsi con la condanna.
Il caso di Tasseri non è isolato, ma rappresenta solo la punta dell’iceberg di un fenomeno che nel carcere sulmonese ha raggiunto dimensioni preoccupanti. Nel solo 2023, sono stati sequestrati ben 110 dispositivi mobili tra le mura della struttura. E anche il 2024 non sembra mostrare segnali di miglioramento: da gennaio ad oggi, altri 40 telefoni sono stati rinvenuti durante le ispezioni degli agenti della polizia penitenziaria.
Di fronte a un problema così dilagante, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) ha annunciato una misura drastica: entro la fine dell’anno, l’intero carcere di Sulmona sarà sottoposto a schermatura per impedire qualsiasi comunicazione in entrata e in uscita tramite dispositivi non autorizzati. Le operazioni preliminari per l’installazione delle schermature sono già in corso.
L’obiettivo è chiaro: debellare il “mercato parallelo” dei telefoni cellulari dietro le sbarre, un’attività che oltre a violare le regole penitenziarie, rischia di compromettere la sicurezza interna e i percorsi rieducativi dei detenuti. Le forze dell’ordine, intanto, continuano i controlli serrati, ma la sensazione è che solo l’adozione di tecnologie efficaci potrà arginare un fenomeno ormai fuori controllo.



