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IL FUTURO INCERTO DI STELLANTIS METTE A RISCHIO ANCHE LA MARELLI DI SULMONA: I SINDACATI LANCIANO L’ALLARME

Il futuro dello stabilimento Stellantis di Atessa torna a far tremare l’intero comparto automotive abruzzese, con ricadute dirette anche sull’impianto Marelli di Sulmona. A lanciare un nuovo allarme sono le sigle sindacali FIM, FIOM, UILM territoriali e la RSU dello stabilimento peligno, alla luce delle dichiarazioni rese nei giorni scorsi da Jean-Philippe Imparato, responsabile Europa di Stellantis. Parole pesanti come macigni: “Ogni punto che non faccio mi costa 50 milioni. Il rischio massimo che ho è di 2 miliardi e mezzo fra 2-3 anni. Questo lo pago una volta, la seconda volta chiudo Atessa”.

Un messaggio chiarissimo, che scuote anche Sulmona, il cui stabilimento Marelli è strettamente legato — in una sorta di simbiosi industriale — a quello teatino. Una sinergia che, se dovesse venire meno, rischierebbe di trascinare a fondo anche l’impianto ovidiano.

A sottolinearlo sono i rappresentanti sindacali che, da mesi, denunciano criticità crescenti per Marelli Sulmona, aggravate dalle scelte strategiche di Stellantis. Un grido d’allarme già emerso con forza durante il tavolo tenutosi il 19 giugno 2025 presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), prima ancora che le parole di Imparato rendessero il quadro ancor più fosco.

Oggi la situazione è ancora più delicata: Marelli Holding ha avviato una procedura di ristrutturazione del debito (Chapter 11) nello stato del Delaware, mentre l’unico cliente dello stabilimento di Sulmona – l’ex Sevel di Atessa – vede il suo futuro appeso a un filo. Le conseguenze si stanno già facendo sentire: è imminente la scadenza degli ammortizzatori sociali e si profila la necessità di attivare quelli in deroga, in assenza di interventi urgenti da parte del Governo italiano e della Commissione europea.

In questo scenario, resta irrisolta anche una richiesta fondamentale avanzata più volte dai sindacati e dall’assessora regionale Tiziana Magnacca: riportare nello stabilimento di Sulmona le produzioni attualmente esternalizzate, come dischi, fusi, mozzi e bracci in ghisa, destinati alla ex Sevel e che Marelli continua ad acquistare da fornitori esterni. Una scelta, questa, che penalizza ulteriormente lo stabilimento abruzzese, riducendone capacità produttiva e prospettive occupazionali.

“La vertenza Marelli di Sulmona – ribadiscono i sindacati – si inserisce in quella, ben più ampia e ormai drammatica, dell’intero comparto automotive italiano. È tempo che diventi una priorità nazionale e che Palazzo Chigi assuma un ruolo diretto nella gestione della crisi”.

Il rischio concreto è che il tracollo di Atessa trascini con sé anche Sulmona, generando un effetto domino devastante sull’occupazione e sull’intero tessuto industriale dell’Abruzzo interno.

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