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TELEFONINI IN CARCERE, CONTINUA LO “SPACCIO” DI DISPOSITIVI A SULMONA: SEQUESTRATI ALTRI QUATTRO SMARTPHONE NEL NUOVO PADIGLIONE

Non si arresta il fenomeno dello “spaccio” di telefoni cellulari nel carcere di massima sicurezza di Sulmona, dove continuano i sequestri da parte della polizia penitenziaria. L’ultimo episodio risale a poche ore fa: durante un blitz effettuato all’interno del nuovo padiglione della struttura, gli agenti hanno rinvenuto quattro smartphone completi di caricabatterie, nascosti nelle celle di detenzione.

I dispositivi sono stati immediatamente sequestrati dai baschi blu, che hanno trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica di Sulmona. I quattro detenuti, ritenuti responsabili del possesso illecito dei dispositivi, sono stati denunciati per accesso a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti, reato previsto e punito dal codice penale.

Il ritrovamento segue di pochi giorni un’altra operazione, durante la quale erano stati scoperti otto telefoni e 15 schede telefoniche, dimostrando come il fenomeno sia tutt’altro che isolato. Ora, preoccupante novità, anche il nuovo padiglione – inaugurato per migliorare la gestione e la sicurezza della struttura – risulta coinvolto nel traffico illecito di cellulari.

Le indagini puntano a chiarire le modalità di ingresso dei dispositivi all’interno della struttura. Secondo gli investigatori, è probabile che l’introduzione avvenga tramite droni, una pratica sempre più diffusa nei penitenziari italiani. Non a caso, lo scorso anno i Carabinieri fermarono due cittadini napoletani, sospettati di aver tentato di far volare un drone nei pressi del carcere.

Dall’inizio del 2025, sono già 30 i telefoni sequestrati all’interno del penitenziario di Sulmona. Una cifra significativa, anche se ancora lontana dai 110 dispositivi rinvenuti nel 2024, che avevano fatto suonare un forte campanello d’allarme per la sicurezza dell’istituto.

A fronte del problema, il Ministero della Giustizia ha finalmente dato il via libera all’installazione di sistemi di schermatura dei segnali: si tratta di dispositivi in grado di bloccare le comunicazioni telefoniche e dati all’interno del perimetro carcerario. L’intervento è previsto entro la fine dell’anno, e dovrebbe rappresentare un punto di svolta per la gestione di uno dei penitenziari più delicati del Paese.

Il carcere di Sulmona ospita detenuti ad alta pericolosità, molti dei quali sottoposti a regime di alta sicurezza (AS) o 41-bis. In questo contesto, il possesso di uno smartphone non rappresenta solo una violazione amministrativa, ma un rischio concreto per la sicurezza pubblica, poiché permette contatti con l’esterno, gestione di traffici illeciti o comunicazioni con organizzazioni criminali.

Il sindacato della polizia penitenziaria ha più volte denunciato la carenza di personale e la necessità di strumenti tecnologici adeguati per contrastare il fenomeno. Gli agenti, nonostante le difficoltà, continuano a garantire un’azione di controllo e repressione costante, dimostrando grande professionalità e senso del dovere.

L’attenzione resta alta. Le prossime settimane saranno decisive per verificare se le misure annunciate dal Ministero porteranno finalmente a un’inversione di tendenza in una vicenda che, ormai, ha assunto dimensioni sistemiche.

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