CONSORZIO DI BONIFICA, I SOCI PRONTI A UN’AZIONE DI RESPONSABILITÀ: “BASTA SPRECHI, ORA SERVONO RISPOSTE CONCRETE”
Verso l’assemblea dei soci: si valuta un’azione di responsabilità
«Nei prossimi giorni terremo un’assemblea per definire le proposte che andremo ad avanzare e se le nostre sacrosante richieste non verranno accolte ci troveremo costretti ad avviare un’azione di responsabilità nei confronti degli attuali amministratori del consorzio». Così Alfonso D’Alfonso, socio del Consorzio di bonifica Aterno Sagittario, dopo l’audizione in commissione Vigilanza del Consiglio regionale d’Abruzzo, incentrata sulle criticità del sistema di irrigazione e sulla gestione del consorzio. Un confronto che ha messo a nudo una situazione definita “insostenibile”, sia sotto il profilo tecnico che economico.
Una gestione inefficiente dell’irrigazione
D’Alfonso ha illustrato ai commissari regionali le principali problematiche dell’attuale sistema, definito inadeguato e dispendioso. Il cuore del problema risiede in un sistema basato sul riempimento di quattro vasche di accumulo collocate a un dislivello elevato rispetto alle stazioni di pompaggio. Per riempirle sono necessarie dalle 20 alle 60 ore di lavoro continuo delle pompe, ma una volta colme garantiscono l’irrigazione per sole quattro ore al giorno. «È un sistema che non ha alcun senso – ha affermato D’Alfonso – e che potrebbe essere risolto con il ritorno al pompaggio diretto agli idranti, la soppressione di due stazioni di rilancio e la rimozione delle vasche».
Sprechi e consumi energetici insostenibili
La denuncia si estende anche al tema energetico. Il sistema attuale richiede tre ore e mezzo di irrigazione giornaliera che, spesso, non bastano a coprire le necessità dei consorziati, costringendo a estensioni del servizio su più giorni. Un aggravio non solo per i costi, ma anche per il consumo energetico. A ciò si aggiungono perdite ingenti: due delle quattro vasche di accumulo perdono da anni circa il 50% dell’acqua immessa. Un’anomalia confermata dallo stesso presidente del Consorzio, Maurizio Monaco, che ha riconosciuto la necessità di ricostruirle ex novo.
Le conseguenze economiche per gli agricoltori
L’aspetto economico rappresenta un ulteriore nodo critico. Secondo D’Alfonso, il ruolo fisso di 200 euro a ettaro imposto annualmente agli agricoltori sta provocando un deprezzamento dei terreni, aprendo la strada a speculatori che stanno acquisendo fondi agricoli a scapito dei veri imprenditori agricoli. Anche su questo tema, il presidente Monaco si è detto d’accordo, così come sulla necessità che sia la Regione Abruzzo a stanziare fondi per l’ammodernamento della rete consortile. Tuttavia, D’Alfonso ha evidenziato come lo stesso Monaco non abbia mai avanzato richieste ufficiali in tal senso, nonostante la Regione nomini tre componenti del consiglio di amministrazione e il revisore dei conti, oltre ad avere il controllo sui bilanci.
Una presidenza passiva, secondo i soci
Quando il presidente della Commissione Vigilanza Sandro Mariani ha chiesto al presidente Monaco quali provvedimenti abbia adottato per ridurre sprechi e inefficienze, la risposta è stata che il suo compito è quello di ripartire i costi tra i consorziati, secondo il piano di riparto. Una replica che D’Alfonso ha definito «deludente», sostenendo che il presidente abbia una visione limitata e passiva del proprio ruolo. «Alla luce delle sue competenze, maturate come funzionario del consorzio prima di essere trasferito a quello Centro Abruzzo con sede a Chieti – ha osservato – ci si aspettava ben altro che un semplice esecutore di conteggi».
Inizia la mobilitazione dei consorziati
L’audizione in consiglio regionale, definita da D’Alfonso “surreale”, ha però lasciato uno spiraglio aperto: il presidente della Commissione di Vigilanza ha assicurato una futura seduta interamente dedicata al tema. In vista di questo nuovo appuntamento istituzionale, i soci si stanno organizzando per dare voce a una protesta che va ben oltre il malcontento. «Da oggi inizia una fase di mobilitazione dei consorziati – ha annunciato D’Alfonso – che terminerà solo con il superamento delle criticità del servizio, i cui costi sono stati finora sopportati dalle famiglie degli agricoltori».
Tutela del futuro agricolo e del consorzio
L’obiettivo dei soci è chiaro: non solo ottenere una riforma della gestione del servizio, ma salvaguardare il futuro stesso dell’agricoltura locale e del Consorzio di bonifica. «È necessario porre fine allo stato di continuo assorbimento di risorse economiche – ha concluso D’Alfonso – che vengono sottratte direttamente dalle tasche degli agricoltori. Le nostre aziende non possono più reggere il peso di una struttura inefficiente e incapace di garantire un servizio fondamentale come l’irrigazione. È tempo di cambiare rotta, con decisione e responsabilità».



