STUDIO DELLA CGIA DI MESTRE: ECCO QUANTO COSTA AI CITTADINI E ALLE NOSTRE IMPRESE LA BUROCRAZIA
L’AQUILA – La burocrazia rappresenta un vero e proprio nemico invisibile che pesa ingiustamente sul sistema delle nostre Pmi, drenando almeno 80 miliardi di euro allāanno[1]. Ć un fardello insopportabile che āschiacciaā soprattutto le microimprese, costrette a destreggiarsi tra moduli da compilare, documenti da produrre, timbri da apporre e file interminabili agli sportelli pubblici solo per ottenere una semplice informazione. Questi disagi tratteggiano quotidianamente la vita di tantissimi imprenditori e a denunciarli ci ha pensato lāUfficio studi della CGIA. Nonostante qualche timido passo in avanti fatto negli ultimi anni, la complessitĆ delle norme e, spesso, lāimpossibilitĆ pratica di applicarle rappresentano un ādrammaā insopportabile. Senza contare che i tempi medi per il rilascio di permessi e autorizzazioni da parte della nostra Pubblica Amministrazione (PA) restano tra i più elevati dāEuropa; uno score da non andare particolarmente fieri e riconducibile, in particolare, a un livello di digitalizzazione dei servizi pubblici ancora troppo basso. Di conseguenza, a pagare il conto sono le aziende: che sottraggono tempo prezioso e risorse economiche fondamentali alla loro attivitĆ produttiva. Sia chiaro: fare di tutta lāerba un fascio ĆØ sempre sbagliato. Nessuno, men che meno la CGIA, può disconoscere che anche la nostra PA presenta delle punte di eccellenza che ci sono invidiate in tutto il mondo; pensiamo alla sanitĆ , alla ricerca, allāuniversitĆ e alla sicurezza. Purtroppo, la macchina dello Stato nel suo complesso funziona mediamente con difficoltĆ , soprattutto in molte regioni del Mezzogiorno, dove lāinefficienza costituisce un tratto caratteristico di queste realtĆ pubbliche. Non solo. A preoccupare cittadini e imprese sono i tempi di risposta e i costi della burocrazia che sono diventati una patologia non più sopportabile. Avremmo bisogno di un servizio pubblico efficiente ed economicamente vantaggioso, invece, ci ritroviamo con una macchina pubblica āscassataā che fatica a tenere il passo con i cambiamenti epocali in atto.
Eā previsto un taglio di 30.700 norme
Sappiamo tutti che soluzioni miracolistiche non ce ne sono, tuttavia la semplificazione del quadro normativo sembra essere una delle operazioni più auspicabili da perseguire per alleggerire il peso della burocrazia normativa. E finalmente qualche segnale importante sta giungendo dallāazione politica della maggioranza. Allāinizio dello scorso mese di aprile ĆØ stato approvato un disegno di legge del governo che prevede lāabrogazione di oltre 30.700 norme emanate tra il 1861 e il 1946. Una volta approvata definitivamente, questa misura ridurrĆ del 28 per cento lo stock delle norme vigenti. Speriamo che i tempi di approvazione siano ragionevolmente brevi.
- In Ue siamo tra i peggiori
Anche dal confronto con gli altri Paesi, emerge che la nostra PA sconta dei differenziali di inefficienza molto preoccupanti. Secondo una recente indagine condotta dalla Banca Europea degli Investimenti (BEI), il 90 per cento delle imprese italiane ha dichiarato di avere del personale impiegato per adempiere agli obblighi normativi. Tra i paesi big dellāUnione, nessun altro ha registrato un risultato peggiore. Se in Francia il dato si ĆØ attestato allā87 per cento, in Germania ĆØ sceso allā 84 e in Spagna allā 82. La media UE, invece, si ĆØ stabilizzata allā86 per cento (vedi Graf. 1). Tuttavia, la cosa più preoccupante che emerge da questa indagine ĆØ riconducibile al fatto che in Italia il 24 per cento degli imprenditori intervistati ha dichiarato che impiegano oltre il 10 per cento del proprio personale per espletare tutte le formalitĆ richieste dalla legge, dato che scende al 14 per cento sia in Francia sia in Spagna e allā11 per cento in Germania. La media UE, invece, ĆØ pari al 17 per cento.
- Situazione drammatica tra gli Enti locali del Sud
Secondo la periodica indagine condotta nel 2024 dallāUniversitĆ di Gƶteborg sulla qualitĆ istituzionale[2] delle Pubbliche Amministrazioni presenti nelle 210 regioni dellāUnione Europea, i risultati delle realtĆ territoriali italiane sono state molto modeste. La CGIA segnala che la prima regione dāItalia ĆØ il Friuli Venezia Giulia che si colloca al 63 posto a livello europeo. Seguono la provincia Autonoma di Trento (81°), la Liguria (95°) e la Provincia Autonoma di Bolzano (96°). Male le regioni del Sud: Puglia al 195° posto, Calabria al 197°, il Molise al 207° e la Sicilia al 208° si collocano proprio in coda alla classifica generale (vedi Tab. 1 e Graf. 2). In UE, infine, la regione più efficiente ĆØ la finlandese Ć land; maglia nera, invece, ĆØ la realtĆ bulgara di Severozapaden



