LA FIMMG CONTRO IL PASSAGGIO A DIPENDENZA DEI MEDICI DI FAMIGLIA
Da qualche settimana si parla del possibile passaggio a dipendenza dei medici di famiglia, che comporterebbe un orario di 38 ore la settimana, e lāespletamento del servizio presso le future Case di ComunitĆ . I medici di famiglia, ed in particolare il sindacato più rappresentativo, la FIMMG (Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale), si stanno opponendo strenuamente a tale riforma, dichiarandola non in linea con gli interessi di salute del cittadino. Abbiamo intervistato in proposito il dott. Vito Albano, segretario provinciale FIMMG dellāAquila.
Dott. Albano, perchĆ© siete cosƬ contrari a diventare dipendenti? Avete paura dellāorario di 38 ore settimanali,ritenete che guadagnerete di meno, o ci sono altri motivi?
Non ĆØ un problema di orario, anzi. Oggi il medico di famiglia (MMG) lavora circa 10 ore al giorno, per circa 50 ore la settimana, quindi verremmo a ridurre lāorario; contrariamente a ciò che dice la Gabanelli, che quantifica il nostro orario in 15 ore la settimana. Le 15 ore sono soltanto lāorario minimo, che non vieta di farne di più; chiariamo invece che il lavoro del MMG non si esaurisce nelle ore di ambulatorio, ma consiste nellāeffettuazioni di visite domiciliari su richiesta, di visite domiciliari programmate ai pazienti in Assistenza Domiciliare (ADI), della gestione burocratica dei pazienti in ADI, e dellāevasione delle numerose richieste di ricette e/o impegnative inviate tramite telefono, messagistica, e posta elettronica, che assorbono un discreto numero di ore. Per quanto riguarda il trattamento economico, verremmo sicuramente a migliorare la posizione. Come convenzionati paghiamo tutta la gestione del nostro lavoro (personale, utenze, affitto, obblighi di legge), senza avere ferie, malattia, tredicesima e TFR; come dipendenti avremmo tutti questi presidi, nessun problema di oneri e spese di gestione, ed anche un orario ridotto rispetto allāattuale. Non sono questi i motivi della nostra opposizione.
E allora, se la dipendenza sarebbe conveniente, perchƩ siete cosƬ contrari?
PerchĆ© si perderebbe definitivamente la figura del MMG cosƬ come oggi concepita, e non verrebbe sostituita dal medico dipendente. Mi spiego: le peculiaritĆ della medicina di famiglia sono: la fiduciarietĆ (il cittadino sceglie il suo medico, che lo segue per anni, alcune volte per tutta la vita, che conosce la sua storia clinica e quella della sua famiglia, con cui si instaura un rapporto di reciproca fiducia) la continuitĆ assistenziale (il cittadino trova sempre il suo medico che segue nel tempo la sua patologia) la domiciliaritĆ (unica figura sanitaria che la soddisfa), e la diffusione capillare di studi sul territorio. La dipendenza comporterebbe il trovare il medico solo nella Casa di ComunitĆ (CdM) e non più nel proprio immediato territorio, il trovare ogni volta un medico diverso, secondo la turnazione decisa dal Direttore della CdM, la scomparsa delle visite domiciliari e della capillaritĆ di presenza che abbiamo oggi. Per il cittadino significherebbe lunghe file nella CdM, e la perdita del proprio medico di riferimento, contattabile in ogni momento, durante tutto lāarco della giornata.
Inoltre, soprattutto nelle zone rurali o disagiate, in cui abbiamo piccoli agglomerati urbani, a scarsa densitĆ abitativa, ĆØ necessario che il medico possa organizzare autonomamente il proprio lavoro, in modo flessibile, adattandolo alle esigenze della popolazione ed alla realtĆ geografica del territorio.
Ma la vostra contrarietĆ nasconde forse una contrarietĆ allāistallazione delle Case di ComunitĆ ?
Assolutamente no, non cāĆØ nessuna opposizione alla Case di ComunitĆ . Lo dimostra il fatto che il nostro nuovo Accordo Collettivo Nazionale (ACN), ossia lāequivalente dei contratti del personale dipendente, entrato in vigore ad aprile 2024, giĆ prevede un sistema per cui i medici di famiglia devono lavorare un certo numero di ore settimanali secondo indicazioni dellāASL (presso CdC, Ospedali di ComunitĆ , vaccinazioni a domicilio per i non ambulabili, ed altre attivitĆ , secondo le esigente territoriali); ovviamente il numero di ore a disposizione ĆØ proporzionale al numero di scelte del medico: dalle 6 ore settimanali del MMG massimalista, alle 38 ore per il medico con meno di 400 iscritti. Ciò dimostra non solo la volontĆ a collaborare nelle CdC o nellāOspedale di ComunitĆ , ma anche che ci siamo posti il problema e abbiamo dato una soluzione normativa allāinterno del nostro ACN: la dipendenza non ĆØ necessaria.
āAllo stato attuale, anche se lāargomento ĆØ stato oggetto di un incontro al vertice della maggioranza di governo, non esiste ancora una proposta ufficiale che spieghi i termini con cui si ha intenzione di procedere per il passaggio alla dipendenza; esiste invece una proposta di legge preparata da Forza Italia, che mantiene lāattivitĆ convenzionata, stabilendo con precisione le ore che ogni MMG deve mettere settimanalmente a disposizione per lāattivitĆ nelle CdC: qual ĆØ il suo parere?
āĆ verissimo, sono alcune settimane che si parla dellāargomento, ma ancora non cāĆØ stato un documento ufficiale con una proposta. Lāunico atto concreto che cāĆØ stato finora, ĆØ proprio questo incontro al vertice della maggioranza di governo, che si ĆØ concluso in modo ancora molto dubitativo: la stampa ha riportato che la stessa presidente Meloni nutre dubbi sia per la possibile impopolaritĆ della misura fra gli italiani, sia sulla copertura economica, stimata in circa 5 miliardi di euro.
La proposta di FI ĆØ indubbiamente più in linea con le nostre posizioni, in linea con lāACN, anche se difficilmente realizzabile causa i rapporti numerici fra ore da dedicare agli assistiti e ore da impiegare nelle CdC contemplati. Per esempio, un massimalista come me, dovrebbe dedicare 24 ore settimanali agli assistiti e 18 in CdC. Tenendo presente che espleto 20 ore settimanali di ambulatorio sulla carta, nella realtĆ almeno 25, io dovrei annullare tutte le attivitĆ extra ambulatoriali di cui ho giĆ parlato per andare in CdC; lascerei in grossa difficoltĆ i miei assistiti.
āPerchĆ© la riforma porterebbe un aumento di spesa, addirittura 5 miliardi?
PerchĆ© la dipendenza costa di più. Oggi noi prendiamo una cifra di circa 75/85 ⬠ad assistito per anno; la variabilitĆ ĆØ dovuta ai vari assetti regionali. Con questa cifra la ASL si assicura tutta la nostra attivitĆ , compresi i costi di strutture, utenze, strumentazione e personale, e lāintero onere gestionale. Inoltre, poichĆ© il nostro non ĆØ un lavoro dipendente, non ci vengono riconosciute ferie o malattia, e non viene accantonato un TFR. Con la dipendenza tutte queste indennitĆ dovranno essere contemplate, e in più ci sarĆ lāonere di metterci a disposizione strutture e personale, assumendone gli oneri organizzativi. La spesa lieviterĆ notevolmente.
Cosa sperate per il futuro?
Innanzitutto, speriamo che lāipotesi dipendenza non si verifichi, e che il nostro rapporto di lavoro resti come ĆØ; inoltre speriamo che si possa avere un incontro ufficiale con il governo, per spigare chiaramente le nostre ragioni e perplessitĆ , che non sono dovute allāinteresse individuale del lavoratore medico, ma a preoccupazioni più importanti e più generali che riguardano lāinteresse di salute del cittadino e lāassistenza nelle aree più disagiate: giĆ oggi ci sono difficoltĆ a coprirle, con la dipendenza le cose peggiorerebbero.
Siamo disponibili al dialogo e alla trattativa, come già dimostrato più volte in passato ma anche pronti a combattere e scendere in campo se fosse necessario. Ci auguriamo di no.



Ma si và benissimo la dipendenza. Dicono molti MMG che lavorano di più di 38 ore ma perché rinunciare a ferie, permessi e un TFR che dopo 40 anni di servizio è una cifra. srvizuoservizuimmaginate che cifra. Basta fare solo i burocrati.