DI PIERO E LA CENA DELLE BEFFE

di Luigi Liberatore“Non vendicarsi avvelena l’animo quanto vendicarsi, se non di più. E’ lecito non vendicarsi?”. Parto da una delle più acute riflessioni del filosofo romeno, Emil Cioran, per avvicinarmi alla conviviale serale tenuta dal sindaco di Sulmona, Gianfranco Di Piero, con i suoi più fidati collaboratori e la destra “storica” di Sulmona, rappresentata   in primis dall’avvocato Vittorio Masci. La foto che li immortala definisce già di per sé la vicenda che ha scatenato rabbuffi sia a destra che a sinistra: nessuno a capotavola per una regìa, secondo me, che solo il sindaco poteva ideare. Quella cena, secondo il mio umile parere, non doveva e non poteva scuotere nessun assetto di potere, sconvolgere una situazione politica che al momento appare sufficiente al primo cittadino di portare a termine il mandato; è intrisa semmai, in ipotesi, di un qualche disegno di là da venire, non politico ma pratico, i cui sviluppi non sono l’assillo del sindaco. Lui è al di sopra di ogni interesse di questo tipo perchè a testarlo è il suo smunto curriculum politico, tuttavia avverte la necessità, oltre a scollinare col suo mandato, di vendicarsi con gli ex amici, e con tutto quel mondo che in qualche misura lo riteneva docile e mansueto, poi inadatto al ruolo. Perché portare a tavola i Fratelli d’Italia e animare un ambiente ormai rassegnato e sollevare le rinascenti ambizioni di Forza Italia? Per lasciare un segno, dico io. Una scudisciata che lo solleva da tanti bocconi amari. Pensateci bene. Lui non ha voglia né forza di ripresentarsi a sindaco di Sulmona, come volge al tramonto ormai l’esistenza politica dei suoi commensali, sicchè la cena è il sigillo di Gianfranco Di Piero, un atto che, stando almeno alle impennate politiche registrate in una sonnacchiosa Sulmona, gli deve aver fatto tirare un grande sospiro di sollievo. Come di liberazione. E a proposito della cena, io non penso che siano stati serviti piatti caldi o la tanto enfatizzata frittura di paranza.Dozzinale per una mente raffinata, penso più ai “crudi”.Seppure presente nel menù, la frittura, per gli assenti e per i destinatari del messaggio, doveva risolversi comunque inun piatto freddo: quello della vendetta e delle beffe allo stesso tempo.

One thought on “DI PIERO E LA CENA DELLE BEFFE

  • Sarebbe troppo per voi giornalisti da digerire.
    Un’apertura e collaborazione politica non è niente di particolare ma anzi sembra l’unica maniera per aiutare una situazione sociale orribile.

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    Risposta

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