I CITTADINI INVITANO LA SNAM AD UN CONFRONTO PUBBLICO                                                                                                              

I Comitati cittadini per l’ambiente hanno inviato una lettera alla direzione della Snam, a San Donato Milanese, con la quale invitano formalmente la multinazionale del gas ad un confronto pubblico sulla centrale di compressione e il metanodotto Linea Adriatica. Nella lettera gli ambientalisti si augurano che la Snam raccolga l’invito e che l’incontro possa tenersi a Sulmona nei prossimi giorni. Ad avviso dei Comitati la Snam dovrebbe spiegare alla cittadinanza:

Perché insiste nella realizzazione dei due impianti quando è acclarato che l’impiego dei combustibili fossili, tra cui il metano, è la causa principale del cambiamento climatico, i cui effetti disastrosi (eventi meteo estremi, alluvioni, siccità ecc.) sono sempre più frequenti ed evidenti non solo nel mondo ma anche in Italia.

Perché insiste nel voler costruire a tutti i costi opere la cui inutilità è ormai certa. I consumi di metano nel nostro Paese sono scesi nel 2023 ai minimi storici, appena 61,5 miliardi di metri cubi. Nei primi quattro mesi del 2024 sono ulteriormente diminuiti e, secondo tutte le previsioni, continueranno a scendere sia in Italia che in Europa.

Perché insiste nel portare avanti un progetto del tutto obsoleto, concepito 20 anni fa e la cui Valutazione di Impatto Ambientale è abbondantemente scaduta. La VIA, infatti, risale al 2011 mentre il Consiglio di Stato ha stabilito che per tutti i progetti vale la scadenza di cinque anni.

Perché, in aperto contrasto con il principio di precauzione, insiste nel voler realizzare impianti pericolosi come la centrale e il metanodotto in aree molto fragili sia sotto il profilo sismico che quello idrogeologico, come dimostrano i terremoti verificatisi lungo l’Appennino e l’alluvione in Emilia-Romagna.

Perché insiste nella realizzazione del progetto pur sapendo che esso provocherà danni enormi all’ambiente naturale dell’Appennino. L’area della centrale è un corridoio faunistico dell’Orso bruno marsicano, tutelato dall’Europa, e l’interramento del metanodotto richiederà l’abbattimento di due milioni di alberi.

Perché non intende rinunciare alla costruzione della centrale in un contesto molto vulnerabile come quello della Valle Peligna, dove le emissioni nocive dell’impianto sicuramente peggioreranno la qualità dell’aria e quindi la salute dei cittadini, la cui condizione di rischio è stata certificata dall’Istituto Superiore di Sanità.

Perché intende comunque costruire la sua inutile centrale a Case Pente, definita dalla Soprintendenza regionale “un complesso archeologico tra più importanti e inediti dell’area peligna”, cancellando in questo modo irreparabilmente una necropoli e altre notevoli testimonianze storiche dell’antico popolo dei Peligni.

Perché non intende fare marcia indietro, pur nella evidente consapevolezza che la centrale e il metanodotto non porteranno alcun beneficio occupazionale mentre produrranno un ulteriore impoverimento del territorio, attraverso la perdita di valore delle proprietà e un sicuro danno all’agricoltura e al turismo.

Perché intende sperperare due miliardi e cinquecento milioni di euro per due impianti che non servono assolutamente a nulla, se non ad incrementare i profitti della Snam, e i cui costi ricadranno per 50 anni sui cittadini italiani attraverso un immotivato aumento della bolletta energetica.

Perché continua ad avere un atteggiamento sprezzante ed irrispettoso dei diritti dei cittadini, trattando i territori come se fossero suoi feudi e gli abitanti come se fossero dei sudditi. Ciò in totale antitesi con l’immagine che la Snam cerca di accreditare presso l’opinione pubblica quale impresa sempre pronta al dialogo e al confronto.

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