MARIANNA SCOCCIA E LA LESA MAESTÀ

di Luigi Liberatore – Il vice presidente del Consiglio regionale, Marianna Scoccia, assieme a due consiglieri della Lega, ha sottoscritto un inequivocabile documento di condanna nei confronti del presidente della Giunta, Marco Marsilio, e dell’assessore alla sanità, Nicoletta Verì, per aver rinnovato di un anno l’incarico al direttore generale della Asl L’Aquila-Avezzano-Sulmona. La Scoccia e i due rappresentanti della Lega non hanno minacciato nulla, perché contano come il due a briscola sia singolarmente che in associazione nei confronti dell’esecutivo, ma hanno sottolineato in quel bel documento la circostanza che la nomina sia avvenuta senza consultazioni e soprattutto per aver appreso dalla stampa il provvedimento. Io non ci trovo nulla di eclatante in ciò che è avvenuto, mi meraviglia il fatto che i tre consiglieri si siano meravigliati in quanto la tecnica del blitzkrieg è un metodo ampiamente impiegato dalla destra, e loro non escono mica dall’ordine dei “Carmelitani scalzi”. Secondo me c’è qualcosa di più sottile in quel documento, a parte il sentore che Marianna Scoccia stia per migrare di nuovo. Io penso che attorno alla poltrona di direttore generale della Asl si erano probabilmente precostituiti interessi prima delle elezioni, nel senso di preaccordi che escludevano una ipotesi di conferma all’attuale e che girassero altri nomi di manager. Il colpo di mano, sempre secondo il mio modesto parere, serve a diradare le nebbie che ancora si addensano sulla questione-nomina, per cui la conferma è una pausa di riflessione che serve all’esecutivo, e solo all’esecutivo intendiamoci, mica ai seppur buoni gregari. Torniamo al fatto che il vice presidente del Consiglio abbia sottoscritto il documento sotto il simbolo della Lega e non anche come esponente della lista di provenienza, “Noi moderati”. Anche questo aspetto non ci coglie impreparati perché Marianna Scoccia ci ha abituati maluccio, nel senso che ci ha obbligati a seguirla prima nell’UDC, poi ad ipotizzare flirt con la sinistra, per poi scegliere “Noi moderati”, per cui se passa alla Lega possiamo dire che nihil sub sole novi. Il vice presidente del Consiglio è abile, sa navigare in questo mare della politica che quasi quasi ti impone le virate repentine e anche grazie alla sua dolce metà, possiede un patrimonio elettorale che trascina come una guarnigione in ogni sua esperienza politica. Però non deve pensare che Marsilio e la Verì abbiano commesso un reato di lesa maestà nei suoi riguardi. Ecco, questo ci meraviglierebbe davvero.  

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