CICLISTA AGGREDITO A CAMPO DI GIOVE, PARLA IL RIVALE: ECCO COME SONO ANDATI I FATTI

“È stato lui a venirmi addosso con la bicicletta rischiando di travolgermi insieme a mio figlio che in quel momento era al mio fianco”. Arriva a stretto giro la replica del 53enne di Popoli accusato di aver aggredito e mandato all’ospedale un ciclista, al termine della gara di MTB che si è svolta domenica scorsa a Campo di Giove. “Io non ho aggredito nessuno, ma ho pensato solo a proteggere mio figlio. Vicino a noi, c’erano tante persone che possono testimoniare come sono realmente andati i fatti”. Secondo il racconto fatto dal ciclista rimasto ferito prima in ospedale e poi ai carabinieri, sarebbe stato prima insultato dal 53enne e alla richiesta di spiegazioni sarebbe stato scaraventato a terra con la bicicletta e colpito in faccia con un calcio che gli ha procurato un trauma cranico e facciale tanto da essere trasportato in ambulanza all’ospedale di Sulmona e poi dimesso con una prognosi di 20 giorni.

Domenica mattina mi ero recato in compagnia di mio figlio a Campo di Giove per assistere alla gara di MTb in programma quel giorno”, racconta. “Eravamo fermi dietro la segnaletica in prossimità di una curva ad una 30 di metri dall’arrivo. Con mio figlio affianco, ero al telefono con mio fratello ed ecco che passa il personaggio. Lui mi guarda ed io lo guardo, sempre parlando al telefono, poi va via. Proprio in quel momento stava arrivando il primo ciclista, ho chiuso la telefonata per seguire la corsa; contemporaneamente, con la coda dell’ occhio, dalla mia destra vedo arrivare dalla mia destra il tizio a bordo della sua bicicletta a tutta velocità. Sono stato investito violentemente dalla bici e lui, a testa bassa, indossando il casco,  ha cercato di colpirmi nel petto. L’istinto è stato di mettere le braccia avanti per riparami e nello stesso tempo proteggere mio figlio che era al mio fianco. Lui ha perso l’equilibrio e nel cadere a terra è andato a sbattere contro il mio piede. Ecco come sono andati i fatti, altro che aggressione. Simili comportamenti non rientrano nell’educazione che ho ricevuto dalla mia famiglia”, sottolinea il 53enne di Popoli. Da quanto si è appreso quello di domenica scorsa sarebbe stato l’ultimo  di una lunga serie di episodi, strettamente legati alla sfera familiare del 53enne. Fatti che lo hanno portato a separarsi dalla moglie ormai da tre anni e nei quali rientrerebbe anche il ciclista rimasto ferito. “È solo un provocatore”, aggiunge l’uomo. “L’ultima l’ha fatta l’altra settimana quando si è presentato in chiesa mentre mio figlio stava facendo la Prima comunione. In quel momento poteva succedere il finimondo ma, proprio perché comportamenti aggressivi non rientrano nei miei canoni ho lasciato perdere. A questo punto chiedo solo di essere lasciato in pace”.

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