ATTIVITÀ DI RISTORAZIONE FINISCE SUL LASTRICO DOPO IL SISMA DEL 2009, IL TRIBUNALE STRALCIA UN DEBITO DI 700 MILA EURO

Grazie all’intervento di Legge3.it, il tribunale di Sulmona ha stralciato 700 mila euro di debito a una coppia di imprenditori finita sul lastrico dopo il terremoto del 2009.

Tutto incominciò la notte del 6 aprile del 2009, quando il terribile terremoto che colpì L’Aquila e i territori circostanti rase al suolo gran parte delle città coinvolte, distruggendo molte vite. Le vittime furono centinaia, migliaia i feriti, oltre 65 mila gli sfollati. Una tragedia umana, ma anche economica. Tra le attività colpite anche quella di una coppia di coniugi, che da tempo lavoravano con successo e soddisfazione nel settore della ristorazione, e che con quella provvedevano al mantenimento della loro famiglia. Da quel giorno gli incassi sono scesi fino al punto di non riuscire più a sostenere le spese dell’attività commerciale.

La moglie aveva anche una seconda attività come procacciatrice d’affari nel settore della telefonia, ma la crisi del post sisma colpì anche quella, rendendo le entrate insufficienti e portando l’azienda a pagare in ritardo i contributi e ad essere impossibilitata ad affrontare le spese. Da lì in poi inizia la discesa nell’inferno del sovraindebitamento, fatto di cartelle esattoriali, prestiti ed interessi. Per la coppia provvedere alle necessità famigliari e al benessere del loro figlio diventa sempre più difficile. Oggi lui ha un lavoro stagionale per 7 mesi l’anno, mentre lei è assunta a tempo indeterminato, ma con uno stipendio basso. Il monte dei debiti continua a salire, fino a raggiungere i 700 mila euro, troppi per poter essere restituiti. Decidono allora di rivolgersi a Legge3.it per farsi aiutare. Il giudice, dopo aver esaminato le carte e accertato che non vi fosse alcuna intenzione di frodare i creditori e quali fossero le reali cause dell’indebitamento, ha disposto che fossero ammissibili per accedere alla procedura di stralcio del debito, secondo quanto previsto dalla Legge numero 3 del 2012 e dal successivo codice della crisi.

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