PROIETTILI E MINACCE AI POLIZIOTTI: BERNARDI, NON VEDO L’ORA CHE INIZI IL PROCESSO PER RACCONTARE QUELLO CHE SO

“Non vedo l’ora che inizi il processo per raccontare tutto quello che so”, Lo afferma Luciano Bernardi, ex comandante della sottosezione della polizia stradale di Pratola Peligna in pensione, che lo scorso 16 aprile ha ricevuto per posta una busta gialla con un proiettile calibro 9×19 da guerra, uno di quelli in uso esclusivo alle forze di polizia.

“Mi stavo lavando le mani quando hanno suonato alla porta”, racconta Bernardi. “Era la postina che mi ha consegnato una busta gialla senza francobollo e senza timbro. Ho ritirato la busta, l’ho aperta e dentro c’era il proiettile con un foglietto con la frase “Questo basta”, scritta con il normografo. All’inizio non volevo fare nulla, anche in passato avevo ricevuto minacce e avevo lasciato perdere. Poi quando Attilio Di Loreto mi ha detto che anche lui aveva ricevuto una busta con un proiettile, con le stesse modalità, a quel punto abbiamo deciso di denunciare tutto”.

Luciano Bernardi con la divisa quando era in servizio

La Procura, per l’ultimo episodio intimidatorio, ha messo sotto indagine gli 11 poliziotti della Stradale, finiti al centro dell’inchiesta sui “sonnellini di pattuglia”:

Paolo Di Loreto, Alessio Imperatore, Gianni Ranieri, Angelo Tarola, Alfonso Bartoli, il sindaco di Rocca Pia, Pasquale Beraraducci, Beniamino Del Rosso, Luca Madonna, Franco Perna, Dino Petrella e Vincenzo Fiorentino.

Tutti già accusati a vario titolo di truffa e falso ai danni dello Stato, furto, peculato, omissione d’atti d’ufficio, omissione di soccorso e interruzione di pubblico e ora indagati per l’atto intimidatorio a Bernardi e Di Loreto. “L’episodio della busta non mi ha intimorito”, prosegue Bernardi, “il mio carattere è sempre lo stesso anche se sto in pensione e non vedo l’ora che inizi il processo per raccontare tutto quello che combinavano i colleghi quando erano in servizio. Colleghi che per gli avvocati che li difendono sono tutti brava gente. Quello che è stato riportato sui giornali è solo una minima parte di tutto quello che hanno fatto. Ripeto, non vedo l’ora che inizi il processo per ribadire, passo per passo, tutto quello che siamo riusciti a scoprire e documentare durante l’inchiesta”. servizio. Bernardi e Di Loreto, dal 2019 al 2022, hanno condotto le indagini tramite intercettazioni telefoniche e ambientali, gps e telecamere. Secondo il procuratore capo Luciano D’Angelo, e i sostituti procuratori ri Stefano Iafolla ed Edoardo Mariotti, il gesto intimidatorio posto in essere rappresenta «una grave minaccia» per la futura deposizione nel processo di Bernardi e Di Loreto. Poco prima di Pasqua la Procura aveva confermato le accuse per 11 dei 19 poliziotti indagati, con l’avviso di chiusura delle indagini preliminari.

Per questo i magistrati hanno ordinato al commissariato di Sulmona e alla polizia stradale dell’Aquila di cercare, nelle abitazioni, negli uffici e nei veicoli degli undici poliziotti, indizi e prove potenzialmente legate ai proiettili, alle buste gialle e il normografo utilizzato. Tutte le perquisizioni hanno dato esito negativo, ma le indagini proseguono. Nei prossimi giorni potrebbe essere disposta una perizia balistica sul proiettile. Gli inquirenti inoltre stanno cercando eventuali impronte digitali e il Dna sulla busta. Da chiarire il “mistero” della consegna. La postina, che ha riferito di essersi limitata a effettuare la distribuzione della posta in base alle zone di competenza, è stata già sentita dalle forze dell’ordine. Intanto, nelle ultime ore si è appreso che anche uno dei poliziotti indagati, nelle scorse settimane, aveva ricevuto lettere minatorie per posta. Le minacce quindi non sono arrivate solo per chi ha indagato. Una storia intricata che promette ulteriori colpi di scena.